Giovedì 21 Marzo 2019 | 06:18

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No a un’autonomia selvaggia

Nelle condizioni di difficoltà attuali e in un quadro europeo ancora più confuso, l’Italia non ha bisogno di dividersi ancora di più e tanto meno di scatenare l’egoismo dei territori

Regione puglia

BARI - Puglia Regione autonoma: la richiesta di Michele Emiliano è giusta, più poteri al governo locale per garantire una spinta allo sviluppo dei territori, ma occorre guardarsi dagli egoismi settentrionali. Qualche giorno fa, la Giunta pugliese ha approvato una “proposta di iniziativa per la determinazione di forme e condizioni di autonomia”, attraverso il confronto con lo Stato, previsto dalla riforma del titolo V della Costituzione. Con altre dodici Regioni a statuto ordinario, la Puglia chiede che gli Enti

Territoriali possano partecipare in maniera più incisiva alle decisioni che riguardano il proprio tessuto socioeconomico e i diritti costituzionalmente garantiti: salute, salubrità dell'ambiente, tutela del paesaggio. Non si tratta solo di una condizione particolare di autonomia, ha spiegato il presidente Emiliano, ma “di lavorare perché interventi impattanti sul territorio possano essere discussi e approvati anche dalle comunità locali, con forme graduate di partecipazione ai processi decisionali”.È una prospettiva attuale e condivisibile, se si considera quanta capacità di iniziativa abbia dimostrato la Puglia in questi anni e quanti “lacci, lacciuoli” e autentici stop abbiano opposto Governi e Ministeri a questo dinamismo.Una Regione come la nostra, che si è avviata verso uno sviluppo autonomo, con scelte inequivocabili che puntavano e continuano a puntare sulla difesa dell’ambiente e sulla valorizzazione delle risorse naturali, ha raggiunto risultati significativi in meno di un decennio.

Basta vedere la crescita nel settore dell'energia pulita e il poderoso sviluppo del turismo, sostenuto dalla capacità di realizzare infrastrutture importanti, con lo sviluppo della portualità e l’ammodernamento e potenziamento degli aeroporti di Bari e Brindisi, sempre più aperti anche ai voli internazionali.Eppure, una regione con tanta spinta ha incontrato non pochi ostacoli nella difesa del suo brand (sole, mare, spiagge, prodotti della terra, enogastronomia). Roma non ha arginato l’offensiva delle multinazionali del petrolio contro l’Adriatico e lo Ionio. Erano e sono quotidiane le incomprensioni coi Governi nazionali per l'approdo - e non la realizzazione - della TAP a Melendugno.

È uno schiaffo farla “atterrare” a San Foca, nel cuore del Salento, in una delle più belle spiagge del Mediterraneo, invece di prendere in considerazione lo spostamento di qualche chilometro in su o in giù, rispetto a quella localizzazione.La xylella rimane una sfida all’ultimo ulivo secolare – anche con Bruxelles – e l'Ilva è vicenda irrisolta anche col nuovo governo gialloverde. Non si sa se voglia dialogare o non dialogare con Regione e territori, mantenere o non mantenere lo stabilimento, privilegiare il lavoro o sconfiggere i veleni che minacciano la salute dei cittadini.È evidente che la Puglia sarebbe legittimata a chiedere autonomia, all’insegna soprattutto di una maggiore responsabilizzazione nelle scelte strategiche che la interessano e con il coinvolgimento degli Enti Locali, perché come si fa a dire al sindaco al sindaco delle Tremiti che un provvedimento riguardante un intervento sul suo territorio non debba coinvolgerlo? E come si fa a negare che il permesso di cercare sacche di scadente petrolio nelle acque antistanti le Diomedee possa tradire le vocazioni dell’intera comunità, che sulle potenzialità turistiche e ambientali ha investito i propri risparmi, ha messo su imprese fiorenti, ha creato occasioni di sviluppo economico ed occupazionale.Una riscrittura degli equilibri istituzionali Stato-Regioni avrebbe un effetto pacificatore anche sul contenzioso, destinato a cadere con il coinvolgimento delle Istituzioni locali nelle scelte, ponendo fine agli stucchevoli ricorsi ai TAR e alle varie Magistrature, finora promossi quotidianamente dal Governo nazionale contro le Regioni e viceversa.

E questo può favorire una maggiore coesione del Paese.È chiaro che tutto va realizzato in modo armonico, come dice per primo Emiliano, per evitare uno stravolgimento del dettato costituzionale. Non servono fughe in avanti, il processo d’incentivazione dell’autonomia regionale va “scritto” in una legge-quadro nazionale, sottoposta alla necessaria, indispensabile, irrinunciabile, attenta e severa valutazione del presidente della Repubblica, che resta il garante dell'unità del Paese e dell’uguaglianza dei diritti dei cittadini sull'intero territorio nazionale.Niente personalismi, quindi.

No a un’autonomia selvaggia. Nelle condizioni di difficoltà attuali e in un quadro europeo ancora più confuso, l’Italia non ha bisogno di dividersi ancora di più e tanto meno di scatenare l’egoismo dei territori: alimenta solo altri egoismi, che alla fine corrodono l'albero della Nazione, come lo chiamavano i costituzionalisti francesi. Libertè, fraternitè, egalitè, autonomìe régionale.
onofrio introna

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