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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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intitolazione

Bari, i giardinetti
del teatro Margherita
alla gallerista Bonomo

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E dunque la città comincia a femminilizzare la sua toponomastica. Mentre si discute se intitolare alla regina Bona Sforza il nuovo ponte dell’Asse Nord Sud, arriva il via libera della Prefettura per l’intitolazione alla nota gallerista Marilena Bonomo, scomparsa nel 2014, dei giardini di piazza IV Novembre sul lungomare Di Crollalanza.
L’autorizzazione della Prefettura, datata 28 ottobre, è stata accolta con entusiasmo dall'amministrazione comunale e dal Primo Municipio, che avevano richiesto e caldeggiato l'intitolazione.
Marilena Bonomo era nata nel 1927. Laureata in Filosofia, colta e raffinata, dopo la bellissima esperienza maturata nei musei d’America, riuscì a fare di Bari uno degli anelli dei circuiti internazionali dell’arte contemporanea. La mitica galleria in via Nicolò Dell’Arca aprì ì battenti nel dicembre del 1971 con una prima, rumorosossima iniziativa, la mostra di lavori di Barry, Bochner, Boetti, Buren, Darboven, Dibbets, Fabro, Huebler, LeWitt, Paolini, Ryman e Weiner. Negli anni successivi Marilena Bonomo ha portato a Bari gli stand delle gallerie di Leo Castelli, Ileana Sonnabend, Marian Goodman, Yvon Lambert, Gian Enzo Sperone, Franco Toselli, Lucio Amelio, Guido Le Noci. Collezionisti prestigiosi e artisti quali David Tremlett, Mimmo Paladino, Richard Nonas, Richard Tuttle, Jannis Kounellis fanno scalo in via Nicolò Dell’Arca portando il respiro del mondo nella piccola, grande capitale del Sud. Ma Bari non aveva ancora il ruolo preponderante di oggi, ed ecco allora quel simpatico ritornello divenuto a suo modo iconico: «…but, where is Bari?», ma dov’è Bari ripetevano a Marilena i grandi nomi dell’arte internazionale quando accettavano di esporre nella sua galleria. Alla fine «…but, where is Bari?» divenne il nome della monografia sulla storia della galleria Bonomo, pubblicata nel 2007. Ecco, insomma, l’importanza di un pezzo di città che porti il nome di un’ambasciatrice della città. «C'è stato un tempo in cui giovani artisti concettuali o della transavanguardia giungevano a Bari, grazie al lavoro e alla passione di Marilena Bonomo, chiedendosi dove fosse questo estremo lembo di terra meridionale - spiega a proposito l’assessore comunale alle Culture, Silvio Maselli - Oggi tributiamo alla sua memoria un bellissimo giardino proprio dinanzi a quel Teatro Margherita che, sotto la guida di uno dei suoi tanti seguaci e allievi, Massimo Torrigiani, dedicheremo alle arti contemporanee. Perché la Bari che amiamo non dimentica i suoi figli migliori. Tanto piú Marilena Bonomo - aggiunge Maselliu - che ha contribuito fortemente alla sprovincializzazione della città, connettendola con il gusto e l'arte internazionale, per lunghi meravigliosi anni».
Marilena Bonomo riuscì a portare l’arte e la bellezza anche fuori dalla sua galleria, promuovendo mostre di grandi artisti nella Sala Murat e al Castello Svevo, fino a Spoleto, dove aveva la sua seconda casa.
La galleria in via Nicolò Dell’Arca, com’è noto, ha chiuso i battenti qualche tempo prima della morte di Marilena la cui eredità morale vive attraversi le figlie Alessandra e Valentina, galleriste a Roma.
(red. cro.)

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