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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Cinema

Bari, lampi di Storia in Polvere di Stelle

Versione originale e restaurata del film di Alberto Sordi, la proiezione all'interno dei Bif&st oggi pomeriggio alle 16, a ingresso libero

BiFest, oggi Polvere di Stelle, con Sordi e Monica Vitti, girato nel Petruzzelli

«Dove mi porti?» - «Ti porto a Bari, amore mio». Bari esordisce a pieno titolo tra le città del cinema in Polvere di stelle di Alberto Sordi (1973), che oggi pomeriggio alle 16 verrà proiettato a ingresso libero nel teatro Petruzzelli dove venne in parte girato. Il Bif&st presenta il film restaurato dalla Cineteca Nazionale, nel prototipo di 152 minuti che ripristina le scene tagliate nel corso del tempo (ne circolavano, se ben ricordiamo, versioni di 145 e 123 minuti).


Già nel 2012, in prossimità del quarantennale della pellicola, due associazioni culturali del capoluogo, «PugliArte» e «Veluvre», la riproposero citandola affettuosamente in una manifestazione multidisciplinare intitolata «A Bari, amore mio». Allora a introdurre la proiezione fu l’avvocato Manuel Virgintino, figlio del «nostro» indimenticato Pietro Virgintino, critico cinematografico della «Gazzetta», nonché documentarista con Lorenzo Fiore e interprete di una piccola parte nella commedia di Sordi. Mentre ieri l’amministratore delegato di Rai Cinema, Paolo Del Brocco, nella sua master class tenuta al Bif&st, ha confessato l’emozione di ritrovarsi nel Petruzzelli: «Nel 1972 avevo nove anni e passai una settimana in un palchetto per assistere alle riprese di Polvere di stelle. Sul set mio padre era truccatore e mio nonno una comparsa, travestito da ufficiale americano, seduto proprio in prima fila».


L’esercito americano a Bari... All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, lo stesso Sordi e Monica Vitti, ovvero il capocomico Mimmo Adami e la soubrette Dea Dani, con la loro scalcagnata compagnia di avanspettacolo, navigano su un barcone che nottetempo in Adriatico ha cambiato rotta. È diretto a Venezia, ma, per un colpo di mano contro i tedeschi a bordo, sta per approdare a Bari.
La maschera di Albertone, la più efficace «storia di un italiano», testimonia per la prima volta sullo schermo che la guerra, l’armistizio, la gioia e il trauma di quei giorni riguardarono anche la città del Petruzzelli e di un Albergo delle Nazioni degno del felliniano Grand Hotel. Del resto Mario Garbuglia, lo scenografo di Visconti, lo ridisegnò con una scalinata alla maniera hollywoodiana di Cedric Gibbons.


Il 9 settembre il re Vittorio Emanuele III e il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio si rifugiano a Brindisi, facendone la capitale del Regno del Sud. E Bari diventa la meta per sbandati, profughi, reduci dai lager, fuggitivi dal Centro-Nord ancora occupato dai nazisti. Non mancano scrittori e cineasti, il cui punto di riferimento è Radio Bari, la prima emittente libera italiana, mentre la «Gazzetta» non cessò mai le pubblicazioni, schierandosi dalla parte dell’Italia liberata. A bazzicare gli studi radiofonici in via Putignani 247 vi erano la scrittrice Alba de Cespedes, i registi Anton Giulio Maiano e Goffredo Alessandrini (ex marito di Anna Magnani), gli attori Arnoldo Foà e il barese Silvio Noto, Dino De Laurentiis e Ruggero Maccari che sarà tra gli sceneggiatori di Polvere di stelle.


Giunti nella Bari euforizzata dagli yankee, Mimmo, Dea e gli altri guitti s’inchinano commossi dinanzi al Petruzzelli («Ahò, il teatro più grande del mondo!»), in un plateale omaggio che sarà emulato dal presidente Michele Emiliano, a suggello della sua rielezione a sindaco di Bari nel 2009. Sul palco del politeama i protagonisti del film allestiscono un fastoso show per le truppe alleate, come ve ne furono all’epoca con nomi altisonanti in cartellone, da Marlene Dietrich a Bing Crosby. Ma infine Polvere di stelle riserva la cifra «malincomica» della commedia all’italiana al crepuscolo. I coniugi Adami-Dani tornano pateticamente a Roma, donde erano partiti, a raccontare le svanite glorie baresi nella Galleria Colonna, oggi intitolata a Sordi al pari dello slargo a fianco del Petruzzelli.


Di là dalla valenza cinematografica, che si avvale di Carlo Dapporto e Wanda Osiris nel ruolo di se stessi, il film si presta a un’interpretazione allegorica: Bari rifulge nel momento dell’emergenza, nel passaggio decisivo, nella stagione tormentata o eretica. Così avvenne in quei drammatici frangenti di guerra, grazie alla vivacità e all’orgoglio degli intellettuali antifascisti raccolti intorno alla casa editrice Laterza e al filosofo Benedetto Croce. Più tardi la città sarà sugli scudi in virtù della école barisienne degli studiosi marxisti che ruppero con l’ortodossia del Pci negli anni 1960-70. Ancora, va ricordato lo sbarco a Bari degli albanesi nel 1991, che rivelò all’Europa la realtà dell’esodo nella nascente globalizzazione (nello stesso ‘91 fu bruciato il Petruzzelli). E, più di recente, ci sarebbe la «Primavera pugliese» di Emiliano e Vendola.
In ogni caso, la parola «amore» accostata al nome di Bari nel film di Sordi risuonò come una piccola novità «sovversiva». Un amore da nutrire con i sentimenti di cui il letterato Mario Sansone accusava la mancanza: «Città senza ironia e senza malinconia». Un amore difficile e inappagato, che ancora oggi certe mattine si scopre a canticchiare con Albertone: «Ma ‘ndo vai, se la banana non ce l’hai?».

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