Sabato 20 Ottobre 2018 | 12:14

Castelli e torri: difesa e bellezza. Da Dentice di Frasso alle Mura angioine

Castelli e torri: difesa e bellezza

Castello di Brindisi

Le fortificazioni brindisine raccontano la paura lungo le coste, da San Vito dei Normanni, a Carovigno a Ostuni

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Il territorio brindisino conserva una serie di fortificazioni di tipo castellare che, benché meno note rispetto ai manieri che costellano il territorio pugliese da Bari verso settentrione, offrono caratteristiche molto interessanti che bene sottolineano l’importanza politica e territoriale raggiunta nel medioevo e in età successiva dai feudatari locali. Il sistema difensivo costituito dai castelli dell’immediato entroterra si aggiunge a un altro che disposto lungo la linea di costa con torri di avvistamento presenti già in età medievale ma che dalla metà del XVI secolo, a seguito della presa di Otranto da parte dei saraceni (1480), venne potenziato per precise disposizioni prima di Carlo V, poi del vicerè don Pedro di Toledo nel 1532, quindi di don Pedro Parafan de Ribera, duca di Alcalà, anch’egli vicerè, che nel 1536 ordinò la costruzione di poderose strutture che ancora oggi fanno bella mostra di sé lungo le coste dell’Italia meridionale, da Napoli fino all’Abruzzo.

I collegamenti tra queste torri di vedetta, che non avevano compiti difensivi ma solo di avvistamento, e i castelli più interni tramite cavalieri permetteva poi la pronta diffusione di notizie su eventuali assalti nemici. In un percorso ideale che ci permetta di mettere a fuoco il compito assolto da queste fortificazioni è possibile focalizzare l’attenzione su un nucleo ristretto di costruzioni nell’area attorno alla città di Brindisi, anch’essa con ben due importanti testimonianze: il Castello svevo, sulla sponda del seno di levante del porto, voluto da Federico II nel 1227, una piazzaforte a pianta quadrangolare con torri poi rafforzata in epoca angioina, e il Castello aragonese (Castel Rosso per la tonalità del materiale costruttivo, un carparo rossastro), all’estremità dell’isola di Sant’Andrea, voluto da Alfonso I d’Aragona nel 1445 sul posto di un monastero benedettino risalente all’XI secolo, dedicato appunto all’apostolo, ma abbandonato nel tempo.

Una sorpresa è il castello Dentice di Frasso di San Vito dei Normanni, di proprietà privata, che già dall’esterno indica una remota antichità; fondato da Boemondo d’Altavilla verso la fine dell’XI secolo, conserva ancora la torre di epoca normanna con pareti verticali senza rinforzi alla base, merli e caditoie per la difesa degli abitanti dell’insediamento, i quali erano tenuti a prestare la loro opera per le riparazioni del Castello di Brindisi. A questo piccolo esempio di architettura castellare di epoca medievale, poi ampiamente rimaneggiato nel XV secolo, possiamo aggiungere l’altro interessante esempio di Carovigno, oggi di proprietà comunale, facilmente visitabile e che ospita in alcuni locali a piano terra la Biblioteca comunale; anche questo è appartenuto in epoche recenti alla famiglia Dentice di Frasso, come ben indicano i diversi stemmi distribuiti in zone diverse e in alcuni mosaici pavimentali. Decorativi anche i nodi di Salomone scolpiti in alcune zone, sotto forma di maglie circolari collegate tra loro o di segni di “infinito” (∞), simbolo pagano e cristiano allo stesso tempo, utilizzato per indicare una unione positiva o negativa a seconda del contesto o ancora una unione tra elementi polarmente diversi. La struttura castellare è a impianto triangolare con torri ai vertici, tra queste la torre a pianta quadrata sul lato sud è la più antica, di età medievale, mentre il resto della costruzione dovrebbe risalire al periodo tra la fine del XIV secolo e gli inizi del successivo, secondo la testimonianza riveniente da due inventari, uno del principe Raimondello del Balzo Orsini, principe di Taranto (1396), e l’altro di Maria d’Enghien, contessa di Lecce (1440), nel secondo dei quali si fa una breve descrizione del maniero, sottolineando che una delle torri era rivolta verso Ostuni. Lungo tutta la cortina muraria in alto corre una merlatura in cui si aprono saettiere, arricchita da diverse caditoie; la costruzione risultava integrata nel sistema murario urbano.

L’ingresso al castello avviene tramite un portale che immette in un ampio cortile ove due scalinate permettono l’accesso al piano superiore; qui una serie di sale voltate ospitano numerosi cartelloni che ripropongono in maniera scientifica, su solide basi di ricerca, la storia di Carovigno e del suo territorio fin dalle sue origini più antiche; si tratta di una lettura molto interessante, peccato però che di tutto ciò non esistano dépliants che il visitatore possa portare con sé al temine della visita per ricordare quanto visto. Un elemento architettonico particolare è costituito dall’arioso e ampio loggiato al piano superiore risalente agli inizi del XX secolo che permette una veduta d’insieme dell’abitato e del circondario.

L’ultima tappa di questo piccolo tour del territorio a nord di Brindisi si conclude a Ostuni, la bella città bianca, di origine messapica, cinta di mura di età angioina poi rafforzate in epoca aragonese con la costruzione di diverse torri circolari. Sulla sommità della collina da cui emerge prepotentemente la sagoma della Cattedrale, dedicata a Maria Assunta, con una elegante facciata arricchita da soluzioni di area veneta come gli archi inflessi a coronamento della facciata e quelli semilunati ai lati; lungo la sommità della costruzione corre un coronamento di archetti trilobi su mensole scolpite mentre tre rosoni, di cui il centrale più ampio e con ventiquattro raggi, alleggeriscono tutto l’insieme. Anche Ostuni, aveva il suo castello, eretto nel 1198 da Goffredo conte di Lecce e demolito nel 1559; di questo rimangono solo poche tracce inglobate in un edificio lungo via Castello, a pochi metri dalla Cattedrale. Nei pressi di questa sorge l’interessante Museo di Civiltà preclassiche della Murgia meridionale in cui è conservato uno scheletro femminile con i resti nel grembo del feto, ritrovato nelle indagini archeologiche condotte nella vicina area archeologica di Santa Maria d’Agnano.

Legate a questi insediamenti castellari interni sono le torri di vedetta che si trovano in loro corrispondenza sul mare: Torre Guaceto, al centro di una Riserva Naturale gestita dal WWF, la Torre o meglio castello di Villanova, costruito nell’area su cui nel XII secolo insisteva un abitato chiamato Petrolla, fondato da re Tancredi, poi divenuto in età angioina una fortificazione più ampia, posto nei pressi di una statio (ad Speluncas) della Via Traiana di epoca romana, Torre Santa Sabina, che si erge solitaria in una bella cala.

Questa piccola area, visitabile in un momento di pausa nel corso delle imminenti vacanze, non è caratterizzata solo da castelli o da torri costiere ma anche da insediamenti rupestri di cui rimangono oggi visibili sul terreno piccoli edifici religiosi scavati in roccia, alcuni dei quali conservano ancora resti di cicli pittorici di epoca medievale di grande interesse; a San Vito dei Normanni le grotte di San Biagio e di San Giovanni, a Ostuni quella di San Biagio in Rialbo.

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