Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 20:33

Lettere alla Gazzetta

Via Sparano, soluzioni contrarie alla normativa

Ho appreso con stupore - e anche costernazione - che, dopo le prolungate discussioni sulle controverse scelte architettoniche riguardanti il rifacimento di via Sparano, è ora emerso un problema che travalica l’aspetto della strada ma ne investe la funzionalità e la sicurezza. Infatti, solo adesso, venuto il momento di porre la nuova pavimentazione, abbiamo tutti scoperto che all’inizio della strada, venendo da piazza Moro e per la lunghezza dell’intero primo isolato, le quote a cui sono collocati gli accessi dei negozi sono diverse nei due lati. Per rimediare a questa sorpresa (ma gli isolati sono là, da oltre un secolo!) è stato estemporaneamente deciso di adattare il nuovo piano stradale ai due differenti livelli, realizzando dal lato più alto e con pendenza verso il centro strada un percorso lungo quanto l’isolato incriminato e largo alcuni metri.
La pendenza riportata è del 6,6 % circa e, alle critiche emerse, è stato replicato che: a) sull’architettonica della strada ciò è ininfluente; b) che si tratta dell’unico intervento possibile in quanto non si poteva rialzare la pavimentazione rispetto alla soglia di accesso dei locali, poiché sarebbero incorsi problemi di allagamento dei negozi e l'acqua, in caso di pioggia, sarebbe andata a finire all'interno(!); c) che tali aggiustamenti eseguiti in corso di realizzazione sono normali dopo aver avuto contezza dello stato dei luoghi; d) che una pendenza del 6,6 % è nettamente inferiore a quella massima dello 8% prescritta per garantire l’accessibilità ai disabili.
C’è innanzitutto da rilevare che la nozione della differenza della quota negozi nei due lati della strada non è mai emersa al momento della verifica dell’accessibilità ai disabili nel progetto della nuova via Sparano. Evidentemente, nello studio e nei relativi rilievi tecnici sullo stato dei luoghi, questo dato era sfuggito.
La soluzione scelta, che è oggi in corso d’opera, mi ha a dir poco spiazzato. Quella corretta si trova nelle prescrizioni del DM 236/89, punto 8.2.1 «Percorsi», ed è giustamente e puntualmente ripresa dalla bozza del «Programma eliminazione barriere architettoniche (Peba) lungo la viabilità della città di Bari», punto 8.8 «Percorsi pedonali esterni» redatta, nelle scorse settimane, dall’assessorato ai Lavori Pubblici del Comune. Dal lato alto della strada si dovrebbe realizzare un percorso in piano (o con pendenza trasversale massima dell’1%, e non dell’8% che vale solo per le rampe) di opportuna larghezza, cui segua una pendenza (max 12%) che raccordi i due differenti livelli della strada. È nozione ormai acquisita che un cammino longitudinale lungo, con pendenza trasversale superiore allo 1%, comporta uno sforzo notevole, manualmente impossibile, per mantenere in direzione qualsiasi vettore con ruote (carrozzine, carrelli, sedie a rotelle...) oltre ad essere pericoloso per l’equilibrio delle persone, ancorché senza limitazioni funzionali.
La soluzione oggi in via di realizzazione per l’assetto di via Sparano a livello del suo primo isolato, dunque, è contraria alle norme vigenti. Ritengo che questo richiamo debba essere valutato prima di procedere con lavori che successivamente potranno essere variati solo con costi e disagi molto alti. I progettisti ed i tecnici andrebbero richiamati circa la necessità di espletare le loro funzioni in maniera coerente con gli scopi perseguiti dall’assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Bari onde rendere universalmente accessibile non solo via Sparano, ma tutte le strade di Bari.
Tengo a scrivere e mi duole tantissimo che tutto ciò sia avvenuto dopo aver percorso la complessa e lunga strada che ha portato, pochi giorni fa, all’approvazione da parte della giunta comunale dell’accordo quadro triennale fondamentale per l’utilizzo dei fondi già assegnati dall’amministrazione comunale, necessari all’avvio dei Piani di eliminazione delle barriere architettoniche.

Marco Livrea, Bari

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