Le due giornate di mobilitazione davanti all'ex Ilva a Taranto giungono al termine: i sindacati hanno annunciato lo stop allo sciopero in una nota. "Queste 48 ore hanno rappresentato il primo vero momento di conflitto diretto nei confronti del governo, accusato dai sindacati di aver scelto, attraverso la presentazione del cosiddetto piano corto, di avviare la chiusura degli stabilimenti dell’ex Ilva".
Le organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb giudicano “inaccettabile” il silenzio dell’esecutivo, che – denunciano – continua a mostrarsi indifferente di fronte alla sofferenza di migliaia di lavoratori scesi in sciopero.
Allo stesso tempo, i sindacati riconoscono che le iniziative di protesta hanno creato inevitabili disagi in una città già segnata da anni di mancanza di risposte da parte dei vari governi che si sono succeduti. “Siamo consapevoli – spiegano – che non è certo la maggioranza della città ad essere contro i lavoratori”.
Per queste ragioni le sigle sindacali hanno deciso di sospendere momentaneamente lo sciopero a partire dalle ore 7.00 del 4 dicembre, rimettendo al Consiglio di fabbrica, convocato in forma permanente, la definizione delle prossime iniziative di lotta.
La mobilitazione, assicurano, non si fermerà: i sindacati continueranno a esercitare pressione finché non arriverà la convocazione di un tavolo unico a Palazzo Chigi, con l’obiettivo di ottenere il ritiro del piano di chiusura.
IL RESOCONTO DELLA GIORNATA
Davanti ai cancelli dell’ex Ilva di Taranto i lavoratori restano in presidio, al freddo e sotto la pioggia, mentre la vertenza entra nel suo punto più caldo. È una mobilitazione a oltranza: i blocchi proseguono nel capoluogo ionico, mentre a Genova si entra nel terzo giorno consecutivo di protesta. I sindacati parlano di una 'crisi senza freni', chiedono un solo tavolo, a Palazzo Chigi, e il ritiro immediato del piano a «ciclo corto», definito un percorso mascherato verso la chiusura dello stabilimento entro marzo.
A Taranto i delegati e gli operai hanno occupato le aree interne ed esterne del siderurgico, bloccando anche le statali 100 e 106 e l’area imprese. Una forma di resistenza che assume i contorni di una veglia collettiva. C'è chi stringe una bandiera, chi batte le mani per scaldarsi, chi fissa il buio oltre le recinzioni. Fuochi e falò improvvisati hanno sfidato il gelo della notte; i presidi sono stati mantenuti anche nel pomeriggio, nonostante la pioggia battente. In caso di ulteriore peggioramento delle condizioni meteo, i sindacati valuteranno come proseguire le azioni di protesta. A Genova, intanto, è stato proclamato per domani lo sciopero per l’intero turno, con il concentramento dei lavoratori alle 9 ai Giardini Melis di Cornigliano.
La distanza con il governo resta, anche se il ministro delle Imprese Adolfo Urso, rispondendo al question time, ha ribadito che «non c'è nessun piano di chiusura. Anzi, esattamente il contrario. I commissari hanno avviato un programma di manutenzione straordinaria per consegnare al futuro acquirente entro marzo impianti funzionanti e sicuri con almeno 4 milioni di capacità produttiva». Un intervento - ha spiegato - necessario a fronte dello «stato di totale abbandono e decadimento» in cui versavano gli impianti, tanto da annunciare un’azione risarcitoria da circa 5 miliardi contro ArcelorMittal. "A Genova come a Novi Ligure la produzione continuerà», ha affermato, assicurando che «a Genova nessuno andrà in cassa integrazione» e che a Novi «tutti resteranno al lavoro». Poi ha aggiunto che «il futuro dell’ex Ilva non può essere l'amministrazione straordinaria» e che «la gara internazionale è in atto, i negoziati sono difficili perché l’obiettivo è sfidante».
Ma la versione del governo non placa la rabbia dei lavoratori. Fiom, Fim, Uilm e Usb confermano che non ci sarà alcuna smobilitazione: il piano commissariale resta per loro un «piano di chiusura» di un sito strategico nazionale. Il Consiglio di fabbrica annuncia una nuova escalation di iniziative, fino all’apertura di un tavolo unico con il governo e al ritiro del progetto.
A dare voce all’allarme sociale è il delegato Uilm Davide Nettis: «Come mai - si chiede - la comunità non comprende che lasciare a casa così tante persone è come fare una strage? Se chiude questo stabilimento sarà la morte di questa città». Il governo, esorta il segretario generale Fiom, Michele De Palma, "convochi il tavolo a Palazzo Chigi. E’ necessaria invece la costituzione di una società partecipata pubblica che garantisca la decarbonizzazione e la continuità produttiva di tutti gli impianti italiani». Per Ferdinando Uliano (Fim Cisl), «il piano a ciclo corto assomiglia più a un piano a vita corta e non può essere preso in considerazione».
A rischio non ci sono solo gli operai diretti, ma anche il mondo degli appalti. «Siamo il fronte più esposto e vulnerabile», denunciano Filcams, Fisascat, Uiltrasporti e Uiltucs, parlando di «catastrofe sociale» se il governo resterà sordo. La risposta, avvertono, sarà «ferma e unitaria». Nel frattempo, a Taranto e a Genova cancelli e strade restano il confine visibile di un’attesa che non conosce tregua.
SOLIDARIETÀ DA APPALTO ENI
I lavoratori dell’appalto metalmeccanico Eni, insieme alle Rsu Fim, Fiom e Uilm di Taranto, annunciano 8 ore di sciopero per domani, giovedì 4 dicembre, in solidarietà con i lavoratori ex Ilva attualmente in mobilitazione a Taranto, Genova e Novi Ligure.
«Esprimiamo nuovamente la piena solidarietà ai lavoratori ex Ilva - scrivono - e riteniamo inaccettabile il comportamento del governo, ritirato in un silenzio assordante nonostante le iniziative di sciopero». Nella nota, i lavoratori rivendicano il legame con il territorio e con la crisi in atto: «Ci sentiamo parte integrante della crisi e del territorio di Taranto e ci posizioniamo convintamente al fianco dei lavoratori ex Ilva e di tutti quelli dell’indotto».
Secondo le Rsu, «Taranto non merita di essere trattata con indifferenza», perché la questione ex Ilva riguarda la città "sia dal punto di vista economico che sociale». Da qui l'annuncio della protesta: «Il tempo delle attese è finito e non siamo più disposti a rimanere invisibili»
















