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LETTERE ALLA GAZZETTA

Il segreto della parola «insieme» per promuovere il bene comune

In questi giorni di lutto e di dolore per i disastrosi eventi sismici che hanno raso al suolo Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto e altri borghi è stato apprezzabile il diffuso movimento di solidarietà che è partito da ogni parte d’Italia. Segno che questo paese è capace di mobilitarsi con gli apparati specializzati della Protezione Civile, della Croce Rossa, delle Forze dell’ordine, delle Organizzazioni di volontariato e dei tanti liberi cittadini che si sono attivati con urgente immediatezza per portare soccorso ai sopravvissuti, per estrarre dalle macerie quanti erano ancora vivi, per recuperare corpi esanimi; mentre si sono preoccupati di predisporre tende, viveri, medicinali, cure mediche e assistenza umana.
Per più giorni gli organi di informazione hanno offerto al mondo immagini raccapriccianti dei Paesi devastati mentre si sono moltiplicati gli interventi di vulcanologi, fisici, geologi e urbanisti che hanno dato il loro contributo di proposte per scongiurare ulteriori disastri e per ricostruire i Paesi distrutti suggerendo interventi «sistemici» e metodologie di sostegno per le diecine di Centri storici di cui va fiera l’Italia. Tutti con una raccomandazione ampiamente condivisa dal cittadino di buon senso: che vi siano ovunque trasparenza, correttezza, celerità e snellezza. Con l’auspicio che la magistratura accerti quanto prima le responsabilità di costruttori e tecnici che hanno male operato nella realizzazione di nuovi edifici pubblici o nel restauro di beni monumentali.
Ammirevole è stata anche la mobilitazione della Chiesa con il Papa in prima linea, i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose che si sono attivati per offrire la loro opera, alcuni proprio dalle prime ore. Tra i primi è arrivato sui luoghi del sisma il Vescovo di Ascoli Piceno mons. D’Ercole che si è mescolato ai tanti per scavare tra le macerie e per rimanere accanto ai sopravvissuti onde offrire conforto e sostegno. Ad Ascoli, il giorno dei funerali per le vittime questo Vescovo di trincea ha pronunciato una toccante omelia in cui, alla presenza delle famiglie, delle massime autorità dello Stato e delle Organizzazioni di soccorso, ha più volte ripetuto una parola d’ordine che è risuonata come un monito per tutti: «Insieme». Insieme per sottolineare l’efficacia degli interventi predisposti con meticolosità sistemica dai soccorritori. Insieme per indicare un metodo di lavoro che l’Italia in crisi deve seguire per ritornare a crescere. Basta con i litigi, i distinguo, le faide, le divisioni, gli arrivismi, gli imbrogli, le corruzioni. Occorre saper guardare al bene comune superando gli storici steccati che hanno condizionato la vita pubblica italiana ed hanno impedito la realizzazione di riforme strutturali e lungimiranti.
Come l’Italia si è ritrovata unita in questo momento di emergenza, altrettanto unita dovrà ritrovarsi nella gestione della cosa pubblica non facendo leva su uomini incapaci, aggrappati ai soli interessi di bottega; ma valorizzando le energie migliori di cui dispone, dotate delle competenze necessarie, motivate, tratte dalle Università, dalla Ricerca, dall’Imprenditoria, dell’Associazionismo civile impegnato per avviare un programma di ricostruzione a partire dalle zone terremotate per estenderlo all’intero Paese secondo lo stesso metodo. Pertanto rimane sempre valido l’appello di mons. D’Ercole ad operare «Insieme» quasi a volere riecheggiare una indicazione data circa trent’anni fa dai Vescovi italiani (Cei) nel famoso documento «Chiesa Italiana e Mezzogiorno, sviluppo nella solidarietà»: «Questo Paese non crescerà se non insieme». Ed è ciò che oggi insistentemente chiede il cittadino italiano di buon senso.

Michele Giorgio, Bitonto (Bari)

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