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LETTERE ALLA GAZZETTA

L’inflazione delle liste civiche crea confusione in politica

Scorrendo le pagine della «Gazzetta» e leggendo i risultati delle votazioni comunali ci si imbatte in un elenco sterminato di candidati raggruppati in liste civiche contrassegnate da strani motti che lasciano immaginare quale disorientamento abbia provato un elettore che sia andato a votare. Intanto non ci si deve meravigliare se abbia rinunciato. Se invece l’ha fatto, avrà certamente provato smarrimento e avuto difficoltà a scegliere fra tante liste. Il suo smarrimento può essere assimilabile a quello che proverebbe un acquirente quando dovesse capitare in un supermercato dove la merce sia esposta in forma talmente confusa da impedirgli di scegliere con agilità. La reazione immediata sarebbe la rinuncia agli acquisti e il proposito di non ritornare più in quel supermercato. E il supermercato fallisce.
La stessa cosa può succedere ad una democrazia nella quale la leggibilità del quadro politico continua ad essere complicato da una esposizione disordinata di partiti e di gruppi in competizione. La scelta diventa difficile per i cittadini e la rinuncia alla partecipazione al voto da parte loro diventa anche scontata. Così la democrazia si indebolisce e va in crisi. Purtroppo bisogna ammettere che la confusa esposizione della politica odierna è dovuta allo svuotamento culturale dei partiti ed all’annebbiamento degli ideali che per lungo tempo hanno aggregato tanti cittadini entusiasmandoli e coinvolgendoli nei progetti e nei programmi ai vari livelli. Oggi, occorre rispolverare quegli ideali che hanno contribuito a fare grande l’Italia. La storia del nostro Paese racconta di tre ideali che hanno fatto la resistenza, ispirato la Costituzione e dato linfa alla nascente democrazia: si tratta dell’ideale social-comunista, cattolico democratico e liberale repubblicano. Per parecchi anni questi ideali hanno continuato ad ispirare un esiguo numero di partiti che hanno reso leggibile la politica e sollecitato una grande maggioranza di cittadini a partecipare attivamente e ad essere determinanti con le loro scelte.
Purtroppo negli anni Novanta queste formazioni sono entrate in crisi per via delle deplorevoli degenerazioni sfociate negli episodi di corruzione che ancora oggi infangano il Paese.
La conseguenza è stata che si è precipitati sempre più verso una frantumazione del quadro che ha visto proliferare una pluralità di formazioni politiche assimilabili per la maggior parte a veri e propri centri di potere legati più alle persone che agli ideali. Ne è seguita una confusione che ha prodotto il disorientamento e la disaffezione che vediamo.
Occorre allora ritornare alle radici per rivitalizzare il sistema politico. Questo ritorno deve propiziare la costruzione di poche aggregazioni politiche e semplificare il quadro in modo da renderlo chiaramente leggibile evidenziando gli ideali che ne sono a fondamento ed i programmi realmente possibili; fidarsi di uomini e donne credibili, adeguatamente preparati, responsabili e capaci; coinvolgere anche i giovani motivandoli, formandoli e rendendoli idonei a garantire un ricambio che eviti il legame cronico alla poltrona.
Conclusione. La democrazia cresce se si nutre di ideali e si sostanzia di certezze; muore se naviga nella instabilità e affoga nella confusione. L’Italia ha bisogno di un bipolarismo perfetto, distinto tra conservatori e riformisti, e di una urgente semplificazione e velocizzazione degli atti legislativi ed amministrativi. Le riforme istituzionali e la nuova legge elettorale viaggiano in questa direzione. La scelta spetta ora ai cittadini.

Michele Giorgio, Bitonto (Bari)

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