Domenica 20 Gennaio 2019 | 04:28

LETTERE ALLA GAZZETTA

Dubbi e domande sulla trattativa per il Bari

A dirla adesso è come sparare sulla croce rossa, ma lo avevo detto in varie circostanze, anche attraverso la ospitalità della «Gazzetta». Dagli entusiasmi (fuori luogo) per l’acquisto del Bari Calcio all'asta per 4,8 milioni (maggio 2014), senza sganciare soldi ma utilizzando finanziamenti di risorse future, quali il cosiddetto «paracadute» della Lega (oltre 3 milioni) ed i contratti a divenire con gli sponsor. Prudenza avrebbe suggerito che l’asta dovesse andare deserta, per poter poi ripescare il marchio partendo dalla serie C, a costo zero! Ed è proprio quella la liquidità mancata, che negli ultimi due anni ha capitalizzato perdite su perdite (che ora sfiorano i 5 milioni), senza parlare dei tanti pezzi buoni della squadra ceduti ad altre compagini, per limitarne il deficit. Il comune sospetto è che i finanziatori del Bari si siano affacciati alla società biancorossa puntando sulla chance della promozione in serie A (ma con quali giocatori?) perché, come noto, il paracadute previsto per la serie maggiore supera i 30 milioni di euro! E in questo contesto, mi spiace aggiungerlo, mi ha infastidito leggere sui giornali che il presidente della società percepiva uno stipendio di 30mila euro mensili! E i segnali di un annunciato disastro, tanto per aggiungere un altro carico, erano già ben chiari da tempo. Sin dalla sua conferenza stampa, il magnate Noordin - alla domanda di un giornalista - non non volle precisare nulla né sul suo patrimonio, né sulle disponibilità che avrebbe investito sul Bari. La risposta laconica pervenne dalla sua portavoce italiana: «Noordin è impegnato in molte società e in molti settori, vi basterà sapere che egli è advisor della Finmeccanica». Un consulente, dunque. Due più due fa tre.

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