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Aaa: antibiotico cercasi
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Le infezioni dilagano

Salute & Benessere

Nicola Simonetti

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Gli antibiotici non funzionano più o, a volte, soltanto quando e come possono, comunque non soddisfacentemente. “Se dovessimo continuare ad usarli a sproposito in campo umano, veterinario ed agrario, entro il 2050, avremo, nel mondo, 10mila morti in più, addebitabili – dice il prof. Vittorio A. Sironi (univ. Milano) - a malattie non più aggredibili dagli antibiotici perché questi sono diventati inattivi contro germi che si sono dotati di resistenza e quindi dilagano”.

Imputate specie le infezioni ospedaliere, causa di circa 7.000 decessi per anno.

“MA NO ANTIBIOTICI, NO MEDICINA MODERNA”.

C’eravamo illusi di aver vinto ed credevamo di aver cancellato le malattie infettive. Persino l’industria e la ricerca si erano fermate in questo campo. Invece i germi stanno rialzando il capo e fanno ammalare e morire.

La resistenza è da addebitare - dice il prof. Claudio Viscoli, presidente soc. it. Terapia Antinfettiva – all’uso indiscriminato degli antibiotici, li acquistiamo anche senza la prescritta ricetta medica, ci inventiamo dosi e giorni di loro uso.

Anche in veterinaria c’è maluso di antibiotici usati, per esempio, per fa crescere l’animale (è vietato).

In campo internazionale ONU, OMS e Governi hanno lanciato l’allarme ed il ministero della Salute italiano ha formulato linee guida “ma non ne ha finanziato il costo. È possibile, oggi, in laboratorio, individuare in poche ore il germe responsabile di un'infezione. Ma non tutti i laboratori di ospedali e di privati, sono attrezzati né in corsia c’è sempre lo specialista infettivologo.

“La disponibilità di una nuova classe di antibiotici il cui prototipo ceftazidima/avibactam (nomi non commerciali) riveste una fondamentale importanza – aggiunge Viscoli (univ. Genova) – di cui avevamo estrema necessità, perché attivo anche sulla famigerata Klebsiella resistente ai carbapenemici; è una prima soluzione a un grande bisogno insoddisfatto di antibiotici e, insieme ad altri antibiotici già arrivati o in arrivo. Ciò dimostra che la ricerca in questo campo non è morta. Avere disponibile questa nuova opzione terapeutica per le infezioni da batteri Gram-negativi resistenti, tanto attesa dai clinici, può cambiare lo scenario”.

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