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Fiera, il segno + e i biglietti a 16 cent

L'Ente esulta per gli ingressi ma la Gdf scopre espositori in combutta coni bagarini

Veritopoli

Nicola PEPE

Nicola PEPE

La verità, ogni giorno, diventa un bene sempre più prezioso. Talmente prezioso, che a qualcuno fa comodo tenerlo custodito. E così, chi ha il diritto di sapere, è costretto ad accontentarsi di mezze verità

Fiera, il segno + e i biglietti a 16 cent

BARI - Fino a qualche anno fa eravamo abituati a dati milionari sugli afflussi in Fiera: veri o no, si trattava di dati che avevano una fonte ufficiale. Negli ultimi anni, sarà stato per la crisi o perchè da un paio di anni gli accessi (gratuito o no) passano dai tornelli che leggono i codice dei biglietti, i numeri sono un po' diversi. 

L'81esima edizione si è chiusa con un risultato giudicato positivo («non ha deluso le aspettative» recita una nota ufficiale) con un + 8%: 268.107 visitatori certificati contro i 249.562 dell’anno scorso. Solo nella giornata di domenica sono entrati in Fiera 65.007 visitatori, a fronte dei 52.734 del 2016. Il costo del biglietto, ricordiamo, era di 3 euro, un prezzo accessibile: e nonostante ciò erano previste riduzioni (la metà) per chi arrivava in bici o per quelle aziende che ne facevano una certa richiesta.

Tuttavia, la Fiera sembra essere stata una occasione anche per i bagarini: un fenomeno che sembrava dimenticato proprio dopo la scelta - ormai datata - di ridurre il costo del biglietto. Eppure proprio quest'anno la Finanza ci consegna un quadro che lascia spazi a pochi dubbi: 94 persone sono state verbalizzate e ben 258 biglietti sono stati sequestrati nel corso di alcuni servizi del Comando provinciale della Fiamme gialle.

Quel che desta stupore è il canale di approvvigionamento dei biglietti scoperto dalla Finanza: insospettabile espositori che, per arrotondare i loro guadagni, non esitavano a commercializzare biglietti invito destinati ai loro clienti, e pagati appena 16 centesimi, a un costo di circa 1 euro e 20, comunque al di sotto del prezzo ordinario e di quello ridotto. Insomma, anzichè distribuire a titolo di omaggio le cartoline invito a loro consegnate per le specifiche finalità commerciali, hanno tentato di ottenere un ulteriore guadagno vendendo illecitamente tali inviti agli stessi bagarini/venditori abusivi.

Tale notizia suggerisce due riflessioni: la prima, di netto disprezzo per tale mercimonio che svilisce il ruolo di un ente e di un territorio offrendo ai nuovi partners della Fiera di Bologna un biglietto da visita poco edificante; la seconda, di invito a una maggiore prudenza da parte di chi snocciola i numeri che probabilmente raccontano qualcosa di «diverso». Anche perchè, al di là dei dati (fino a prova contraria incontestabili), di certo in Fiera non c'è stato quell'afflusso a cui eravamo abituati nelle stagioni passate quando bisognava sgomitare anche per passeggiare nel viale principale. Ma questo fa parte della mission del management dell'Ente che aucpichiamo possa davvero risollevare le sorti della storica Fiera del Levante.

Nicola Pepe

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