Martedì 21 Aprile 2026 | 13:45

«Vuoi il permesso per la Rsa? Devo oliare i dirigenti». L'ex assessore regionale millantò, ma non è punibile

«Vuoi il permesso per la Rsa? Devo oliare i dirigenti». L'ex assessore regionale millantò, ma non è punibile

«Vuoi il permesso per la Rsa? Devo oliare i dirigenti». L'ex assessore regionale millantò, ma non è punibile

 
massimiliano scagliarini

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massimiliano scagliarini

«Vuoi il permesso per la Rsa? Devo oliare i dirigenti». L'indagine (archiviata) sull'ex assessore regionale Russo

Archiviata a Lecce l'indagine su Russo e l'imprenditore Marco Punzi, che avevano coinvolto (a loro insaputa) tre manager del Dipartimento salute

Martedì 21 Aprile 2026, 12:01

12:02

Una commissione da 200mila euro, di cui 50mila per «oliare il sistema» e ottenere il rilascio da parte della Regione dell’autorizzazione per aprire una Rsa. Una storia a metà tra la stangata di Paul Newman e la vendita della Fontana di Trevi di Totò, finita in un fascicolo giudiziario della Procura di Lecce che ne ha chiesto e ottenuto l’archiviazione dal gip Marcello Rizzo. Una vicenda molto fumosa che, per rimanere in ambito cinematografico, potrebbe alla fine assomigliare al delitto perfetto di Hitchcock, visto che qualcuno ha pagato ma chi è accusato di aver incassato – un ex assessore regionale – ormai non è punibile.

La storia risale al maggio 2021 e comincia un anno dopo quando un imprenditore di Mesagne, Marco Punzi, si presenta alla Finanza per raccontare la sua frustrazione. Nel tentativo di essere autorizzato ad aprire una residenza per anziani nel Tarantino, l’uomo si sarebbe rivolto all’ex assessore regionale Enzo Russo 73 anni, di Nardò, che gli avrebbe promesso il suo interessamento in qualità di mediatore chiedendo un compenso da 200mila euro di cui 50mila da destinare a tangenti. Di questi 20mila euro sarebbero stati l’«anticipo» da consegnare a tre dirigenti del Dipartimento Salute.

Sulla base di questo racconto il pm Alessandro Prontera ha aperto una indagine per induzione indebita a carico di Russo, dell’imprenditore e dei tre dirigenti. Ma dalle intercettazioni avviate sul cellulare dell’ex assessore all’Agricoltura ai tempi della giunta Vendola non sono emersi contatti con i tre dipendenti della Regione. L’unico elemento è una registrazione, fatta dallo stesso Punzi, in cui «in maniera vaga e in alcuni tratti persino contraddittoria», si parla della «destinazione di somme di denaro a dirigenti e funzionari regionali», rispetto a cui però «Russo adottava un contegno evasivo, incerto, tutt’altro che confermativo».

I soldi, però, Punzi dice di averli dati, tra febbraio e marzo 2021, consegnando circa 20mila euro in una stazione di servizio a Copertino o lungo la superstrada Lecce-Brindisi «quando peraltro, a detta dello stesso Punzi, a fine marzo 2021 gli veniva rilasciata una parziale autorizzazione». Subito dopo l’imprenditore avrebbe consegnato a Russo all’interno di un capannone di Mesagne un assegno in bianco da 30-35mila euro «a garanzia di futuri pagamenti in contanti e con l’accordo di vederselo restituito».

Nel settembre 2024 gli uffici della Regione hanno rigettato la richiesta della Italcoen di Punzi per autorizzare una Rsa a Taranto, la stessa che pure le marzo 2021 aveva ottenuto i pareri positivi di compatibilità da parte della Asl di Taranto attraverso le procedure semplificate previste nel periodo Covid. Dopo le verifiche sui documenti, insomma, era emerso che la società «anche in violazione dei più basilari principi civilistici avrebbe venduto/ceduto l’azienda prima ancora del suo avvio per poi continuare ad allegare ed inoltrare documentazione alla Regione comprovando ed attestando il possesso dei requisiti per il rilascio dell’atto autorizzativo che in realtà erano inesistenti».

Insomma quei 200mila euro non sarebbero comunque potuti servire allo scopo. E dunque, messa così, scrive il pm nella richiesta di archiviazione, al massimo si potrebbe ipotizzare una truffa di Russo ai danni di Punzi, la cui denuncia però è arrivata fuori tempo massimo. In tempi passati invece si sarebbe parlato di millantato credito. Ma le modifiche alla norma introdotte dal decreto Nordio nel 2024 hanno ristretto questa ipotesi al caso in cui vengono sfruttate «relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio», che Russo (passato dalla Cisl al Pd, entrato in giunta nel 2005, sostituito nel 2009, poi isolato dai Dem e quindi approdato in Alleanza per l’Italia prima di sparire dalle scene della politica) evidentemente non aveva. Insomma (e in termini generali): grazie alla riforma Nordio basta dire «ci penso io», incassare e non muovere un dito.

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