La notte di sangue al «Divine Club» di Bisceglie non è un episodio isolato, ma l’ennesimo segnale di una pressione criminale che torna a farsi sentire con violenza. La morte di Filippo Scavo, ritenuto vicino al clan Strisciuglio, riapre una ferita che il settore dell’intrattenimento non riesce più a rimarginare. E mentre i riflettori si accendono sulle discoteche, gli imprenditori pagano un prezzo altissimo.
Nicola Pertuso, presidente Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) di Confcommercio e Silb (Sindacato italiano locali da ballo) non usa giri di parole: «Senza collaborazione con le forze dell’ordine, non abbiamo scampo».
Presidente Pertuso, qual è l’impatto immediato di quanto accaduto?
«La prima cosa da dire è la nostra solidarietà ai colleghi. In questi giorni stanno subendo non solo un danno d’immagine, ma anche un danno economico. E questo nonostante siano stati sul “pezzo” con tante iniziative che abbiamo messo in campo nell’ultimo anno».
Che tipo di strumenti avete costruito per contrastare questi fenomeni?
«Sono stati fatti accordi nelle due prefetture Bari e Bat, protocolli di intesa sulle discoteche che prevedono una collaborazione stretta fatta da informative, anche anonime, alle forze dell’ordine per spiegare quello che succede all’interno dei locali o in prossimità dei locali. Informazioni su gente che si avvicina, che crea problemi, che tenta estorsioni, tutto ciò che riguarda la criminalità organizzata»
Dopo l’omicidio di Antonella Lopez (la 19enne uccisa per errore la sera tra 21 e 22 settembre 2024 all’interno della discoteca Bahia di Molfetta), la rete si è rafforzata?
«La lotta alla criminalità nell’ultimo anno e mezzo è stata ancora più fitta, con una serie di incontri con Questure e Comando provinciale dei carabinieri per mettere in rete gli imprenditori con i vertici delle forze dell’ordine. Abbiamo dato contatti telefonici diretti affinché durante il giorno si potessero allertare le forze dell’ordine su cose successe la notte prima o che si temeva potessero succedere nei giorni a seguire».
Eppure, nonostante tutto, la violenza è tornata. Perché?
«Nelle ultime settimane, in particolare nell’ultima, sia a Trani che al “Divine”, ci sono stati gruppi di baresi venuti nel Nord barese con l’intento di creare problemi di ordine pubblico o per dare enfasi alla loro attività criminale. Se su Bari ognuno si trattiene nel proprio quartiere, venendo in altre zone, quando incontrano clan diversi può succedere quello che è successo sabato al Divine».
Cosa può fare un imprenditore quando arrivano gruppi organizzati?
«È chiaro che hanno il dovere di comporre subito il 112 e avvisare le forze dell’ordine, ma non è sufficiente una pattuglia. Serve avere molti più uomini o addirittura predisporre un servizio preventivo: poliziotti che chiedono documenti, fermano, perquisiscono persone e auto. Perché questi ragazzi hanno l’abitudine di lasciare o nelle macchine o portare con sé pistole che sono facili da trovare».
Lei parla di prevenzione come unico strumento.
«Purtroppo non si riesce a creare un argine a questi gruppi, che sono storicamente gli stessi. Le solite famiglie note, con figli e nipoti che fanno la stessa attività. I più pericolosi sono gli adolescenti giovanissimi, incoscienti, che con le armi possono fare atti di incoscienza sparando».
Che ruolo deve avere l’associazione?
«Dobbiamo continuare a convincere gli imprenditori a essere collaborativi con le forze dell’ordine. Avere una piccola informazione anche una settimana prima, sapere quali eventi possono attirare certe persone. Sappiamo che nel Nord barese vengono in primavera, poi d’estate vanno verso Monopoli, Castellaneta Marina, poi nel Salento. Monitorare questi spostamenti è un altro strumento per ridurre la pericolosità».
Molti temono l’articolo 100 del Tulps. Cosa risponde?
«La circolare del Ministero dell’Interno dice che chi collabora ha meno possibilità di riceverlo. L’articolo 100 consente al questore, in caso di risse o sparatorie, di chiudere temporaneamente un’attività. Ma la chiusura significa danno economico, d’immagine, oltre al danno la beffa. Abbiamo però questori molto preparati e disponibili. La collaborazione è viva e siamo sicuri che questa strada, pur con imprevisti, porterà risultati».
















