BariLa febbre del sabato sera, per i «giovani d’onore» della camorra barese è una specie di duello rusticano a pistolettate per difendere «il buon nome della famiglia». L’abitudine delle nuove leve di andare armati in discoteca con il tempo si è quasi normalizzato. Dancing e night club sono diventati dei «fight club», delle arene dove la paranza delle famiglie di camorra si affronta per dimostrare a tutti, pubblicamente, chi comanda, chi è più forte. le immagini delle «sfide al coltello» e della dolce vita tamarra e mafiosa vengono poi postate sui social. La Direzione distrettuale antimafia fino al gennaio del 2025 aveva documentato undici «sparatine» e «sfide al coltello» nelle quali la peggio gioventù barese, le Generazione Z (1997-2012) e Y, quella dei Millennials (1981-1996) delle famiglie di mafia Capriati, Strisciuglio Palermiti, Parisi, si sarebbero «amminchiate» nelle notti della mala movida sulle piste da ballo per marcare il territorio, mostrare i muscoli, sfidare i rivali di sempre e «vedere l’effetto che fa».
All’elenco delle «notti brave» della picciotteria va ora aggiunta «l’ammazzatina» del 42enne Filippo Scavo, detto «Uecchione», uomo di fiducia di Domenico Strisciuglio, che alle 4 di domenica mattina, nella discoteca Divine Club di Bisceglie è stramazzato al suolo dopo essere stato raggiunto alla base del collo da un proiettile calibro 7,65, partito dalla pistola di un rivale che quasi certamente la vittima conosceva bene, uno dei nemici giurati con i quali, quasi certamente, era già venuto alle mani e che gli avevano promesso di «fargli la pelle».
Nel fascicolo della Dda coordinato dalla pm Bruna Manganelli, che guida il lavoro di indagine dei carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Trani e delle Tenenza di Bisceglie, si ipotizza che «Uecchione» sia stato colpito mentre dava le spalle al suo assassino, che quasi certamente conosceva. Ecco come sono andate le cose. Poco prima delle 4 tra la pista da ballo e i tavoli si accende un diverbio tra due gruppi composti da giovani di paranza, gli Strisciuglio di Carbonara da una parte, i Capriati di Bari Vecchia dall’altra. In due escono dal locale (uno degli addetti alla sicurezza ha dichiarato di essere stato minacciato nel momento in cui aveva provato ad avvicinarsi ad un individuo intento ad uscire da una porta di emergenza) e dopo pochi minuti rientrano dallo stesso varco con le pistole infilate nella cintola dei pantaloni.
Il crepitio dei colpi (almeno quattro) esplosi tra la folla copre i decibel della musica. Nella sala ci sono circa 600 persone, una parte assiste attonita alla scena e scoppia l’inferno. Filippo Scavo resta per terra agonizzate. Nelle tasche ha rotoli di contanti ma niente pistola. Muore all’arrivo in ospedale. Nelle prossime ore l’autopsia.
I carabinieri del Nucleo operativo di Trani acquisiscono le immagini delle telecamere di videosorveglianza del locale. Una parte del Divina Club viene posta sotto sequestro. Dall’archivio delle forze di polizia saltano fuori i precedenti di Scavo: quattro anni, 2 mesi e 29 giorni scontati nel carcere di Melfi per il processo Eclissi del 2006. Una seconda condanna definitiva a 7 anni e 4 mesi, per il blitz Agorà. Il 29 marzo 2024, nel pub Demetra al quartiere Picone, «Uecchione» affronta a muso duro Christian Capriati, figlio di Raffaele «Lello» Capriati. Poche ore dopo a Carbonara, zona Strisciuglio, due ragazzi che avevano partecipato a quel diverbio vengono gambizzati. Tempo due giorni e l’1 aprile, la sera di Pasquetta, Raffaele Capriati viene ucciso a Torre a Mare mentre si trovava in auto con l’amante.
Il nome di Scavo compare anche negli atti collegati all’inchiesta sull’omicidio di Antonella Lopez, la 19enne uccisa nella discoteca «Bahia» di Molfetta nel settembre 2024. Era tornato libero relativamente da poco, dopo aver trascorso anche un periodo sotto sorveglianza speciale della durata di 24 mesi con obbligo di residenza a Bari.
È l’ultima vittima di quei «duelli» tra le nuove leve delle famiglie mafiose che secondo la Dda «appaiono oggi sempre più connessi all’affermazione violenta della supremazia tra gruppi rivali che si traduce in scontri violenti in luoghi pubblici come discoteche e locali di intrattenimento». Il fenomeno non preoccupa «solo» investigatori e inquirenti antimafia, ma anche gli esponenti della «vecchia» generazione criminale, consapevoli «della banalizzazione delle nuove leve della violenza».
















