«Sei un infame, mi hai avvelenato». È da questa frase, ripetuta più volte da Eros Rossi in preda alle allucinazioni, che secondo il racconto di Teodoro Cavaliere sarebbe esplosa la spirale di violenza culminata nell’omicidio avvenuto all’alba di sabato nella villetta di Torre Canne dove Rossi stava scontando i domiciliari. Cavaliere, 40 anni, brindisino, reo confesso, ha ricostruito per ore - davanti ai carabinieri del Nor della compagnia di Fasano, alla presenza del pm Sofia Putignani e dell’avvocato Chiara Capodieci - una notte iniziata come una festa per la ritrovata libertà e finita in tragedia.
Rossi, 41 anni, avrebbe terminato i domiciliari il giorno successivo, sabato 18 aprile. Venerdì sera era a Brindisi, in un bar con alcuni amici, dove aveva bevuto e assunto cocaina. Poi aveva contattato Cavaliere, amico d’infanzia uscito dal carcere l’8 aprile, con cui non si vedeva da anni. Si erano scritti su Instagram. Intorno alle 2.30, dopo aver già fatto uso di droga, Rossi sarebbe passato a prenderlo sotto casa per raggiungere un locale di Fasano. Ma, secondo Cavaliere, una volta in auto l’amico avrebbe deviato verso Torre Canne, dicendo di voler provare la cocaina che gli aveva portato «su un piatto caldo».
Arrivati nella villetta, Rossi avrebbe consumato entrambe le piste che aveva preparato per loro due. Poi, dopo aver assunto altra cocaina, avrebbe iniziato a sentirsi male, convinto che i carabinieri li avessero seguiti. «Quelli ci hanno seguiti, dobbiamo chiuderci dentro», avrebbe detto mentre sbarrava porte e finestre. Le paranoie sarebbero rapidamente sfociate in aggressività: Rossi avrebbe accusato Cavaliere di avergli dato «roba scadente», lo avrebbe insultato e colpito con un pugno. Ne sarebbe nata una colluttazione violenta. Cavaliere racconta che Rossi, in preda alle allucinazioni, avrebbe afferrato una spranga di ferro e lo avrebbe colpito alla testa facendolo svenire. Quando si è ripreso, l’amico avrebbe continuato a urlare che era stato avvelenato e avrebbe tentato di colpirlo con un pezzo di vetro.
A quel punto, secondo la versione del reo confesso, Cavaliere avrebbe afferrato un cacciavite trovato a terra e, temendo di essere ucciso, avrebbe colpito Rossi cinque o sei volte mentre lottavano a terra. «Ho pensato: o muore lui o muoio io», avrebbe detto ai militari. Poi sarebbe riuscito a fuggire da una finestra, l’unica via non barricata, e una volta in strada avrebbe chiamato i carabinieri raccontando tutto.
Teodoro Cavaliere è assistito dall’avvocato Chiara Capodieci. Oggi alle 12 sarà ascoltato dal gip Simone Orazio nel carcere di Brindisi per l’interrogatorio di garanzia, mentre i carabinieri proseguono gli accertamenti per ricostruire ogni fase della notte che ha portato alla morte di Eros Rossi.
















