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INFODEMIA

Pericolosa anche l’epidemia di notizie fasulle

Pericolosa anche l’epidemia di notizie fasulle

Una parola apparsa nel 2003 e tornata di moda con l’epidemia da Coronavirus. Indica la trasformazione di una notizia imperfetta in una verità assoluta solo perché un gran numero di persone la ritengono tale

20 Aprile 2022

Michele Partipilo

Classe Media

Michele Partipilo

Viviamo nella società dell'informazione e la nostra vita è dominata dai media. Ma dei tanti problemi che generano raramente se ne parla. In questo blog proviamo a farlo.

L’epidemia da Coronavirus ha avuto e ha un impatto dirompente sul mondo dell’informazione. Dal febbraio 2020 il Covid detta l’agenda informativa e politica globale. In Italia il tema pandemia è presente nelle aperture di tutti i giornali, i telegiornali e le home page di ogni sito che si occupi di informazione; condiziona e determina i palinsesti dei principali canali televisivi e radiofonici. Ora si suppone che potremo tornare alla «normalità», cioè a non parlare più di Covid. È probabile che per i prossimi mesi – grazie alla bella stagione – sia così.

Ma sono in molti a temere una nuova ondata del virus. In questi due anni la ridondanza di dati, ricerche e notizie ha fatto rispolverare un termine proposto nel 2003 da David Rothkopf in un articolo comparso sulla Washington Post e molto apprezzato nel mondo anglosassone, ma che aveva avuto poca fortuna in Italia: infodemia. Infodemic in inglese è composto dalla fusione delle parole information ed epidemic. Secondo il dizionario Treccani indica la «circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili».

L’infodemia è figlia soprattutto di Internet e della sua logica comunicativa: totalizzante, polarizzante e partecipativa. Tre caratteristiche che sono al tempo stesso i pregi e i difetti della Rete. L’infodemia parte da una notizia imperfetta per trasformarla in breve in una verità assoluta grazie proprio al contatto diretto, alla partecipazione degli internauti. Non è importante che un fatto sia accaduto, è importante che un considerevole numero di persone lo attesti come reale. Un esempio eclatante degli effetti perversi dell’infodemia si è verificato con il caso del vaccino AstraZeneca. Senza alcuna prova scientifica, i governi europei hanno bloccato per alcuni giorni l’utilizzo del farmaco sulla scorta di presunti casi di trombosi che avrebbero colpito e ucciso alcuni soggetti vaccinati. La semplice sequenza temporale è diventata nesso causale prima ed evidenza scientifica poi. A distanza di mesi, la correlazione fra i rari incidenti e vaccinazioni è ancora scientificamente da spiegare.

Ma il virus dell’infodemia nel giro di qualche ora aveva già contagiato le menti di chi doveva prendere delle decisioni. Allora la domanda è: ma in un mondo digitale e post-Covid in cui scienza, politica e media sono e saranno sempre più intrecciate, come evitare le infodemie?

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