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Cos'è il packaging?

A scuola di cucina

Asya Argentieri

Asya Argentieri

Asya Argentieri è una studentessa al secondo anno della Triennale di Scienze Gastronomiche a Pollenzo. L'obiettivo che si prefigge questo blog è quello di far conoscere ogni aspetto del cibo e trasferire la passione della buona cucina non solo a coloro che ne conoscono il lato gustativo. Il cibo infatti, è molto di più di quello che viene rappresentato a tavola e che spesso non viene raccontato. La passione di Asya che per ragioni di studio ora gira il mondo allo scopo di conoscere le diverse culture e i metodi applicati alla cucina «deriva - racconta - anche dal luogo in cui sono nata: la Puglia». «Una regione in cui - aggiunge - nel passato il cibo assumeva particolari significati e che oggi abbiamo perso di vista».

Cos'è il packaging?

Oggi parliamo di packaging, o meglio conosciuto come confezione, degli alimenti e di come esso si stia evolvendo nel mondo. Il packaging, “è un oggetto la cui diffusione si esprime in tutta la sua evidenza: ogni anno, ognuno di noi entra in contatto con almeno 8000 imballaggi. È un mezzo potente, più di quanto spesso si consideri. È un oggetto trasversale, un vero e proprio oggetto di massa, che si dà per essere usato da tutti; è emblema del nostro modello di consumo, di un consumo che deve vederci sempre più responsabili. È “esca”, attraverso la propria capacità seduttiva, che ci attrae nella rete degli acquisti e che ci lusinga. Al tempo stesso, è strumento necessario senza il quale non potremmo disporre di prodotti essenziali: alimenti delicati, farmaci salvavita, prodotti fragili. È mezzo indispensabile per far circolare in sicurezza nel tempo e nello spazio i prodotti che consumiamo, per garantire derrate, per sopperire a bisogni, per trasferire le informazioni riferite al prodotto, alle sue modalità d’uso, ai suoi benefici e ai suoi vincoli, per offrire servizi che ne accompagnino il consumo.” Queste le parole della carta etica del packaging, un documento nato per accompagnare il packaging verso un futuro più sostenibile.

 Fatta questa piccola premessa, cerchiamo di capire perché si sta iniziando a parlare della confezione così tanto e soprattutto perché ora ha un valore maggiore rispetto al passato. Uno dei tanti motivi certamente è la ricerca di un packaging sostenibile, in modo da essere smaltito senza danneggiare ulteriormente la salute della terra. Inoltre, la confezione è importante per la shelf life del prodotto, ossia per la sua data di scadenza e per la scadenza in generale, e perciò deve essere sufficientemente lunga da permettere che il prodotto abbia un adeguato periodo di proposizione alla vendita e, successivamente, un adeguato periodo che ne consenta la fruizione. Affinché si raggiunga questo obiettivo, una tra le varie soluzioni che sono emerse è l’aggiunta di un ulteriore confezione all’alimento, così da assicurare una lunga shelf life.

 Ciò che iniziamo a domandarci adesso è: aggiungere alla confezione un’altra confezione per allungare la shelf life del prodotto, è da considerarsi un cambiamento sostenibile? Alcuni sostengono che l’impatto ambientale dell’alimento non consumato e quindi gettato via, è molto più grande dell’impatto ambientale del packaging, e secondo una ricerca scientifica, è 4 volte maggiore del suo packaging. Altri sostengono che, invece, l’impatto ambientale del packaging aggiuntivo non è comunque sostenibile, e perciò intervengono i “requisiti essenziali” previsti dalla legge. Essi sono i requisiti necessari per poter creare un corretto packaging, e sono divisi in:

Prevenzione alla fonte

Il sistema di packaging di un determinato prodotto deve essere il più leggero e il meno voluminoso possibile;

 

Riutilizzo

È riutilizzabile il packaging che svolge più volte le sue funzioni;

 

Recupero

Riciclo del materiale, recupero energetico, compostaggio.

Questi requisiti ci permettono di capire che per legge un packaging deve essere sostenibile, ma non solo questo. Concludiamo oggi con una nota piena di speranza, poiché nella giungla del packaging inizia a intravedersi uno spiraglio di luce meno plastificata, e più “naturale”.

 

 

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