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Martedì 20 Febbraio 2018 | 14:56

Nuova inchiesta

Enel Brindisi, 11 indagati
per la cenere ai cementifici

Secondo la Dda di Lecce le scorie sarebbero state trattate illecitamente per risparmiare

Enel Brindisi, 11 indagatiper la cenere ai cementifici

FRANCESCO OLIVA

LECCE - Residui di ceneri di carbone stoccati in 37 cementifici sparsi su tutto il territorio nazionale provenienti dalla Centrale Enel di Brindisi. La nuova offensiva della Procura di Lecce nell’inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti si concretizza con un sequestro probatorio disposto dai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia Alessio Coccioli e dal collega Lanfranco Marazia. Sono undici gli indagati. Rispondono tutti di gestione di rifiuti non autorizzata e traffico illecito di rifiuti. Il decreto di sequestro è stato notificato ai vari legali rappresentanti della società e ai responsabili dell’Unità di Business di Brindisi che si sono succeduti nelle cariche da giugno del 2010 fino a settembre del 2016. Nel decreto i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Taranto tracciano anche una mappatura di tutti i cementifici che hanno accolto i residui di ceneri nei propri impianti derivanti dall’abbattimento dei fumi di combustione non solo del carbone ma anche grazie alla miscelazione con i residui di altri combustibili.

Tonnellate su tonnellate: quasi 94mila. I sequestri hanno coinvolto tutte e sei le province con sconfinamenti fuori regione: in Basilicata, in Veneto e in Abruzzo: la Betoncifaldi di Cerignola; la Betoimpianti spa, di Acquaviva delle Fonti; la Caivano calcestruzzi, a Tito (in provincia di Potenza); le sedi della Calcestruzzi spa con sedi ad Acquaviva, Bari, Bisceglie, Fasano, Francavilla Fontana, Lecce, Manduria, Matera, Ostuni, San Giorgio Jonico, Taranto, Triggiano; la Ciccarese Calcestruzzi, di Copertino; la Colacem, di Galatina; la Conglobix, di Foggia; il Consorzio Cetma, di Brindisi; Fratelli Coricciti, a Martano; la Inerti Sangro srl, di Atessa, in Abruzzo; la Italcementi, di Matera; la Italiana Calcetruzzi, di Mesagne; la Palmitessa Supercalcetruzzi, di Mesagne; la Pinto srl, di Aliano (in provincia di Matera); la salice Calcestruzzi, di Foggia; la Specal, di Deliceto; la Unicalcestruzzi, con sedi a Barletta, Cerignola, Foggia, Manfredonia, San Giovanni Rotondo, San Severo e Trani.

Sotto inchiesta è finita anche la Produzione. L’azienda avrebbe ottenuto un abbattimento dei costi di smaltimento delle scorie di produzione per circa 520mila euro pari alla spesa che il gestore avrebbe dovuto sostenere per lo smaltimento in impianti autorizzati norma di legge. L’indagine rappresenta un secondo filone scaturito dall’inchiesta madre che aveva portato a fine settembre ad un primo sequestro esteso anche alla Cementir di Taranto. Gli approfondimenti della Finanza, sostenuti da una consulenza, hanno portato ai nuovi risvolti. Secondo gli accertamenti, gli indagati avrebbero miscelato rifiuti anche pericolosi per risparmiare sui costi di smaltimento delle scorie di produzione gestendo abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti derivanti dall’abbattimento dei fumi di combustione. Sotto la lente d’ingrandimento è finito poi il ciclo di evacuazione delle ceneri leggere. Non sarebbero stati adottati sistemi adeguati che consentissero la raccolta nelle distinte fasi di accensione, spegnimento in funzione dei combustibili impiegati. Gli illeciti sarebbero stati confermati dai numerosi sopralluoghi effettuati sia prima che dopo il sequestro della centrale di Cerano. Le infrastrutture in grado di separare gli scarti sarebbero risultate in disuso da lungo tempo come testimonierebbero i rilievi fotografici che documentano la presenza di componenti privi della manutenzione ordinaria funzionale al loro impiego.

Enel Produzione apprende da notizie di stampa che nell’ambito dell’indagine sulla presunta pericolosità delle ceneri della centrale Federico II di Brindisi-Cerano si sarebbe provveduto a un sequestro presso diversi cementifici italiani. Le ceneri prodotte dalla Centrale Federico II sono oggi gestite secondo le prescrizioni impartite dal Giudice per le Indagini Preliminari di Lecce. Tuttavia Enel Produzione ritiene, come già precisato in passato, che le ceneri della centrale non siano pericolose e siano perfettamente idonee all’uso industriale nel ciclo del cemento, così come avviene in tutti i Paesi del mondo. L’uso delle ceneri nel ciclo del cemento, anzi, è quello maggiormente compatibile con una corretta gestione ambientale e con i principi dell’economia circolare che impongono il riuso dei rifiuti quando non sia indispensabile il loro trattamento in discarica.

ENEL: PROCURA NON HA ANCORA SVOLTO ANALISI

«La Procura della Repubblica di Lecce che indaga sulla presunta pericolosità delle ceneri da circa due anni non ha ancora svolto analisi sulle stesse per verificarne l’effettiva pericolosità, oggi presunta sulla base della metodologia teorica adottata dal proprio perito»: lo precisa in una nota Enel sottolineando altresì che «tutte le analisi svolte da Enel Produzione e dagli Enti nazionali più accreditati confermano, invece, che queste ceneri non debbano essere considerate pericolose».

Enel Produzione «confermando la massima disponibilità a collaborare come fatto fino ad oggi, confida che l’incidente probatorio che inizierà davanti al Giudice per le Indagini Preliminari di Lecce il 2 febbraio prossimo potrà finalmente confermare, in sede processuale, tale non pericolosità a valle di analisi di laboratorio svolte secondo la normativa vigente e le corrette tecniche scientifiche».

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