Martedì 15 Ottobre 2019 | 23:02

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L'intervento

Migranti: giù baracche di Borgo Mezzanone, pietre contro agenti

Prevista la demolizione di una quarantina di manufatti, tra case a luci rosse, ristoranti, abitazioni in tufo e un gommista

Quasi tre mesi dopo le ultime operazioni di abbattimento, tornano le ruspe al 'ghetto' di Borgo Mezzanone, agglomerato abusivo sorto accanto al Cara (Centro richiedenti asilo), a pochi chilometri da Foggia.
Poliziotti, carabinieri, finanzieri e militari dell’Esercito Italiano - secondo quanto trapela - saranno al lavoro per l'intera giornata in cui è prevista la demolizione di una quarantina di manufatti, tra case a luci rosse, ristoranti, abitazioni in tufo e un gommista.
Quello di oggi è il quarto di una serie di interventi programmati dalla Procura di Foggia e dalla Prefettura, con l'obiettivo di un progressivo smantellamento dell’insediamento abusivo. Nelle prime due azioni, il 20 febbraio e il 26 marzo, erano state abbattute 21 baracche ad uso commerciale, altre case a luci rosse, una discoteca e anche un parrucchiere. Poi le ruspe sono tornate il 17 aprile, per demolirne altre 19, 17 delle quali destinate ad abitazioni in cui vivevano 56 migranti, perlopiù africani; due manufatti erano comunicanti, utilizzati come case di prostituzione.

(foto Maizzi)

Nel decreto di sequestro preventivo firmato dal Gip del Tribunale di Foggia, Manuele Castellabate su richiesta dei pm Paola de Martino e Giuseppina Gravina, viene evidenziato che il ghetto «è occupato non solo da stranieri irregolari, dediti alla consumazione di attività di natura delinquenziale, ma anche da soggetti regolari che in assenza di alternative sono stati costretti ad occupare i manufatti abusivi. Di più - prosegue - in assenza di una occupazione lavorativa molti di loro sono state vittime di una delle ultime forme di schiavitù, ossia l’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nel periodo comprensivo tra i mesi di aprile e settembre, in cui si concentra maggiormente l’attività agricola del Tavoliere».
Nel decreto si fa esplicito riferimento al «ruolo di intermediario, assunto da alcuni stranieri, verso gli imprenditori agricoli, provvedendo personalmente a procacciare manodopera direttamente nel ghetto e percependo somme del tutto sproporzionate anche per il trasporto, peraltro in condizioni pericolose». 

BARACCHE ADIBITE A BAGNO NON ABBATTUTE - Durante l’abbattimento di 35 manufatti abusivi al 'ghettò di Borgo Mezzanone nel foggiano, una ventina di migranti ha protestato quando le ruspe hanno tentato di demolire una baracca adibita a bagno. A quel punto - fanno sapere le forze di polizia - è stata informata la Procura di Foggia che, per motivi igienici, ha disposto che quella baracca non venisse più abbattuta.

«Manufatti abusivi, pericolanti, eretti accanto a latrine in assenza delle minime condizioni igieniche e di sicurezza in ordine alla mancanza di una rete fognaria e alla presenza di allacci abusivi per l’erogazione di energia elettrica, nonché al riscontrato commercio di bombole di gas». Ecco come viene definito nel decreto di sequestro preventivo il 'ghetto' di Borgo Mezzanone. I magistrati foggiani evidenziano reali condizioni di pericolo per chi vi abita. Sono due i migranti morti per incendi avvenuti nei mesi scorsi, l’ultimo il 26 aprile, un ragazzo gambiano di 26 anni intrappolato dalle fiamme nella sua baracca. Altri due i roghi più gravi, il 30 ottobre scorso e l’1 novembre, quando morì un giovane gambiano che riportò ustioni sull'80% del corpo.
Una rete di associazioni della provincia di Foggia nata nel marzo 2019 è contraria alle «azioni di sgombero di sgombero senza alternative razionali, condivise e consolidate: aggravano la condizione delle persone esponendole ulteriormente a situazioni di marginalità» e «precarietà», scrive la rete in una nota: lo sgombero «non argina lo sfruttamento dei lavoratori nei campi, né offre soluzioni concrete per l’accoglienza dignitosa dei lavoratori stagionali e per il diritto all’abitare», servono "ristrutturazione di alloggi pubblici», «recupero e autorecupero di immobili abbandonati», azioni per «favorire gli affitti e il cohousing» e il contrasto dell’intera filiera agricola illegale. 

Lancio di pietre e proteste a Borgo Mezzanone, Foggia, al termine delle operazioni di abbattimento di alcune baracche abusive. Lo fanno sapere fonti del Viminale. "Alcuni immigrati non volevano abbandonare la zona - spiegano le fonti - se la sono presa con le forze dell’ordine, che hanno risposto con i lacrimogeni. Le operazioni di demolizione sono state comunque completate e la situazione è tornata tranquilla».

RETE PROVINCIALE ASSOCIAZIONI FOGGIA: NOI CONTRARI - La rete delle associazioni della provincia di Foggia, istituitasi nel Marzo 2019, esprime in una nota preoccupazione e contrarietà alle azioni di sgombero intraprese a Borgo Mezzanone. «Riteniamo che azioni di sgombero senza alternative razionali, condivise e consolidate, aggravino la condizione delle persone esponendole ulteriormente a situazioni di marginalità sociale, discriminazione, sfruttamento e precarietà. Queste azioni non incidono in alcun modo sulla presenza dei ghetti ed anzi, rafforzano la catena dello sfruttamento e acuiscono le fragilità di cui questo territorio già strutturalmente soffre.

Queste azioni di forza, rappresentano solo una soluzione fittizia che non argina lo sfruttamento dei lavoratori nei campi, né offre soluzioni concrete per l’accoglienza dignitosa dei lavoratori stagionali e per il diritto all’abitare della popolazione stanziale.
Da diversi decenni, sul territorio della provincia di Foggia vivono, ormai stabilmente, alcune migliaia di uomini e donne, principalmente negli insediamenti informali diffusi in tutta la provincia. Le soluzioni finora attuate dalle istituzioni, sono risultate del tutto inefficaci perché estemporanee, rispondenti ad una logica meramente emergenziale e prive di qualunque soluzione alternativa di lungo termine. Per tali ragioni ci opponiamo ad operazioni che agiscono semplicemente sulla rimozione degli aspetti più visibili dello sfruttamento agricolo, senza agire sulle cause che attengono l’intero sistema produttivo e non risolvono la problematica abitativa. [...] Manifestiamo la nostra ferma opposizione ad azioni di sgombero che non tengano assolutamente conto dei diritti delle persone e dei lavoratori e non agiscano sulle cause del fenomeno. Le azioni da intraprendere non sono sgomberi o trasferimenti delle persone come fossero merce, senza alcuna considerazione delle situazioni di vulnerabilità, ma il contrasto al sistema di sfruttamento sul quale si regge l’intera filiera del lavoro agricolo e non solo. Di questo siamo fortemente convinti: le azioni di forza senza alternative reali, amplificano lo
stato di sfruttamento»

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