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In Puglia e Basilicata

Un posto al cuore

Ci innamoriamo se lasciamo i social

L’amore nato ai tempi del Covid 19 nella storia di Anna e Marco

Sapere troppo di tutti e dare in pasto la propria vita agli altri o controllare quella degli altri: l’amore è l’opposto del controllo

02 Luglio 2022

Lisa Ginzburg

Quando ci innamoriamo? In quali particolari momenti, frangenti, a partire da quali condizioni interiori? Certo, giocano molto la fortuna degli incontri, le possibilità propizie che la vita ci mette o non ci mette di fronte, le persone giuste, le situazioni adatte, i giochi del destino, le trappole e gli incantamenti della sorte... certo, conta moltissimo tutto questo, ma noi, quando è che ci innamoriamo? Accade per una strana convergenza di concause; e ora, all’inizio di questa estate arroventata, quando le prime vacanze incominciano, e ricordi di antichi amori si disegnano nella mente di chi è più maturo, o speranze di innamoramento prendono a pulsare in chi è più giovane, entrambi corroborati da meravigliosi tramonti sul mare, nuotate, musiche e aperitivi, ecco si può ascoltare quanto dentro si sè si è pronti.

Disposti a innamorarsi, o invece no. Perchè per dirla con Shakespeare, essere pronti è tutto. E per prima cosa ci si innamora perché si è pronti, non per altro. In virtù di una condizione di apertura e disponibilità. Di un mescolarsi di tensione e rilassatezza, di centratura su sè stessi e profonda curiosità e disponibilità verso il prossimo. A proporzione di un amalgamarsi di solidità e vulnerabilità.

Già, la vulnerabilità: quanto è importante per innamorarsi. Qualcosa deve sentirsi dolcemente smarrito e disorientato perché l’amore arrivi. Deve stagliarsi indeterminato e vago, privo di intenzione e di determinazione. Si innamora chi non vuole arrivare da nessuna parte, chi non ha specifici propositi nè progetti: chi ha lasciato gli ormeggi dell’autocontrollo e del controllo, mollato la presa da un affannoso seguire la realtà. Difficile impresa: intorno a noi tutto e’ controllo, tutto si incastra in un paradigma di continuo monitoraggio. Nel controllo viviamo, e soffochiamo.

Se si è sui social, per esempio, e su quelli si passa (è giocoforza vada a finire così) una parte sempre troppo cospicua della giornata, di fatto si impiega il tempo controllando le vite altrui nel mentre si dà in pasto la propria al mondo. Basta seguire le «storie» di Facebook o di Instagram per sapere chi è in vacanza e dove, chi è in ufficio o sul terrazzo di casa, dal veterinario o in metropolitana, in campagna o a Manhattan, tutti lì a scattare foto con il cellulare, perennemente esaltati, offuscati dalla presunzione che quelle immagini a getto continuo interesseranno il mondo.

Controlliamo le vite degli altri, così come seguiamo compulsivamente le notizie sulle homepage dei quotidiani, qui anche dominati dalla medesima illusione - che monitorare di continuo la realtà ci aiuti a sopportarne il peso, che quegli aggiornamenti flash gravissimi e ansiogeni alla realtà corrispondano. Per non parlare del controllo esercitato dalla comunicazione, quel «messaggiarsi» continuo che si risolve di fatto in un costante reciproco localizzarsi, seguirsi a distanza individuandosi nello spazio.

E allora, tra tanto ininterrotto monitorare e controllare il mondo e l’altrui vivere, dove va a porsi l’innamoramento che del controllo è l’opposto? uno stato che presuppone al contrario sospensione, incertezza, il riempirsi dolcemente i pensieri con ipotesi e domande circa il mistero dell’altro, della sua vita sconosciuta nel suo magnetico, misterioso scorrere.

Ci si innamora perché ci si può permettere di sentirsi sospesi e un po’ sognanti. Pronti a dare e a ricevere, a mescolarsi e ad aprirsi. Ma ci si innamora, anche, perché il controllo come dimensione onnipresente e come stile di vita smette di funzionare per noi, e avvertiamo, improvvisa e prepotente, la voglia di schiuderci alla sorpresa, al non detto, al non saputo, al non monitorato. Essere pronti è tutto Shakespeare fa dire ad Amleto. Pronti a innamorarsi: che è il contrario dello stare in piedi rigidi come sentinelle a sorvegliare tutto quel che capita a noi e a chiunque conosciamo, o conosciamo solo virtualmente . Pronti ad arrenderci, invece. A mollare la presa e arrenderci. Allora e solo allora il dio alato dell’innamoramento potrà accorgersi di noi e venire a farci la sua visita magica, dirompente, sconvolgente, rivoluzionaria.

Perché diciamolo, e prima ancora pensiamolo. In questi tempi di reciproco controllo maniacale, compulsivo e ossessivo, nevrotico e nevrotizzante, innamorarsi è di sicuro il gesto più rivoluzionario che possiamo compiere. La risposta più libera e vitale da opporre a tutto quanto, controllandoci, ci rende sentinelle atrofizzate nello sterile sforzo di continuamente monitorare e sorvegliare: senza sentire, senza ascoltarsi, senza amare.

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