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Terminata la manifestazione

Ilva, i lavoratori scioperano
tremila in corteo a Taranto

Assembramento nei pressi del ponte di pietra Sant'Egidio, poi è partito un corteo proseguito, attraverso via Garibaldi, corso Due Mari e Lungomare, fino alla prefettura, per il sit in programmato

Ilva,  iniziato lo sciopero in mattinata corteo a Taranto

foto Todaro

TARANTO - E’ terminata a Taranto la manifestazione dei lavoratori dell’Ilva e dell’indotto promossa dai sindacati per chiedere garanzie su livelli occupazionali e ambientalizzazione alla luce della scadenza del termine per le manifestazioni di interesse per la cessione del Siderurgico. Le organizzazioni sindacali hanno consegnato al prefetto un documento con le rivendicazioni che si conclude con la richiesta di un incontro urgente al presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Cgil, Cisl e Uil con le categorie dei metalmeccanici, Usb e Flmu «evidenziano la forte preoccupazione dei lavoratori dipendenti dell’Ilva di Taranto e di tutti coloro che operano presso le aziende dell’indotto in riferimento alla mancanza di certezze sul futuro dello stabilimento. Nello specifico, rilevano le insidie che si celano nel bando di vendita che, "senza alcuna oggettiva garanzia, sia per le modalità produttive (piano industriale), che per il rispetto dei vincoli posti dalla normativa specifica (piano ambientale), rimette alla ipotetica nuova compagine societaria il compito di ridefinire il primo e di rimodulare il secondo. Sottolineano, poi, come la crisi persistente di liquidità ha di fatto rallentato gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti aggravando ulteriormente la condizioni all’interno dello stabilimento».

Assolutamente «ignorata - aggiungono - risulta tutta la problematica legata al mantenimento dei livelli occupazionali dei lavoratori del bacino industriale, già pesantemente toccati dal ripetuto ed ininterrotto ricorso ai contratti di solidarietà e dalle altre misure di welfare state». Si ritiene, dunque, «non più rinviabile l’avvio di una fase di confronto stabile e durevole con il Governo al fine di valutare con puntualità gli interventi da effettuare con carattere di immediatezza».

Lo sciopero di quattro ore è iniziato alle 9 con l'astensione dal lavoro dei lavoratori del primo turno degli stabilimenti Ilva di Taranto, Novi Ligure, Racconigi e Marghera indetto da Fim, Fiom, Uilm, Usb e Flmu in concomitanza della scadenza relativa alle manifestazioni di interesse per l’affitto/vendita del Siderurgico. I lavoratori del secondo turno sciopereranno dalle 19 alle 23. A Taranto dopo l’assembramento nei pressi del ponte di pietra Sant'Egidio, è partito un corteo proseguito, attraverso via Garibaldi, corso Due Mari e Lungomare, fino alla prefettura, per il sit in programmato. Sono circa tremila i lavoratori che hanno manifestato. 

Dopo le assemblee davanti allo stabilimento, i lavoratori hanno timbrato nei reparti e sono usciti con gli indumenti di lavoro. Poi si sono radunati all’ingresso delle portinerie A-D-Tubificio-Imprese-Varco Ima Porto Mercantile per salire sui bus messi a loro disposizione per raggiungere il ponte di pietra, nella città vecchia di Taranto. Da qui è partito il corteo che ha raggiunto la prefettura. Sono presenti i gonfaloni dei comuni di Taranto, Monteparano, Pulsano, San Marzano di san Giuseppe, Crispiano e della Provincia di Taranto.

«Il bando di vendita - hanno sottolineato i sindacati - non rende certezza sul futuro dello stabilimento e della città in generale. I lavoratori chiedono risposte certe sulla strategicità dello stabilimento Ilva di Taranto e della città». Con la manifestazione, hanno aggiunto, «intendiamo rendere noto al prefetto di Taranto la grave situazione di preoccupazione in cui versano i lavoratori dell’Ilva e del suo indotto-appalto. Noi tutti intendiamo ricevere garanzie sull'ambientalizzazione del sito produttivo e del territorio e intendiamo rimarcare l'importanza della tutela di ogni singolo posto di lavoro».

Sono coinvolti anche gli operai dell’appalto e dell’indotto. Alla mobilitazione aderiscono anche le associazioni ed è presente, come annunciato, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Le condizioni del tempo non sono delle migliori: c'è un forte vento e piove. "I lavoratori - viene sottolineato nel documento che annuncia la manifestazione - ritengono fondamentale ottenere garanzie sull'ambientalizzazione del sito produttivo Ilva e la bonifica del territorio di Taranto» e «ritengono indispensabile porre delle migliorie sulle strutture sanitarie. Chiedono altresì la tutela degli attuali livelli occupazionali dell’intero tessuto industriale tarantino».

«C'è una straordinaria adesione allo sciopero». E’ quanto sostiene Francesco Brigati, delegato della Fiom Cgil di Taranto nello stabilimento Ilva di Taranto. «Oggi - spiega invece Piero Vernile (Rsu Uilm) - non si sciopera solo per la salvaguardia del posto di lavoro, ma soprattutto per la salvaguardia della salute. Vogliamo bonifiche e ambientalizzazione e intendiamo far vedere, dopo le proteste di Genova, che solo uniti possiamo difendere i nostri diritti. Lo facciamo per il futuro delle nostre famiglie e di tutte le famiglie.

Presente anche una delegazione di Confindustria. «Siamo con i lavoratori - ha sottolineato il presidente Vincenzo Cesareo - per condividere la preoccupazione per il futuro della nostra comunità. Siamo qui perchè non vediamo chiarezza, abbiamo visto un bando di cessione abbastanza frettoloso che apre mille interrogativi circa gli esiti. Auspichiamo che una ipotetica cordata si formi intorno a un imprenditore dell’acciaio magari italiano». Se questo «non dovesse accadere non disdegniamo una cordata con un investitore straniero».

Rosario Rappa, responsabile Siderurgia della Fiom nazionale ed ex segretario generale di Taranto, ha detto invece che «le offerte di Marcegaglia e Cassa Depositi e prestiti erano scontate ed erano state in qualche modo preannunciate dal ministro Guidi. Bisogna aspettare la conclusione del bando, ma il punto vero sarà il piano industriale, se si mantiene l'integrità del gruppo con gli occupati in tutto il territorio nazionale».

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