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In Puglia e Basilicata

VERSO LE ELEZIONI

Taranto, la soglia del 3 per cento e i voti per avere il seggio

Taranto, la soglia del 3 per cento e i voti per avere il seggio

Il Municipio di Taranto (foto Todaro)

È la percentuale da ottenere ma che si riduce per chi vince. Domani la consegna delle liste

13 Maggio 2022

Fabio Venere

TARANTO - C’è sempre un primum vivere. Nella vita, nello sport e soprattutto in politica. È quella soglia minima da superare per esistere e quindi per contare. Ma per contare è necessario contarsi. E, per quel che riguarda le elezioni amministrative, è la stessa legge che fissa l’asticella da superare per partecipare alla ripartizione dei seggi. Il fossato da oltrepassare, infatti, si estende sino al 3 per cento dei voti. È questa l’asticella da saltare, l’ostacolo da abbattere e il primum vivere a cui puntare. Poi, questo va subito ricordato, il seggio (e quindi il consigliere comunale) può scattare anche ad una lista che non vada oltre il 1,5 - 1,8 per cento delle preferenze, ma solo nel caso in cui questa faccia parte della coalizione vincente. Che, sempre in base al Testo unico sugli enti locali, in nome della governabilità ha diritto al 60 per cento dei posti nella massima assise cittadina al secondo piano di Palazzo di Città. Che, tradotto in termini assoluti, equivale a 19,1 seggi arrotondati poi a 20 così come ormai sancito da diverse sentenze della Cassazione. Venti seggi per chi vincerà le elezioni (più il sindaco espressione della coalizione) e i restanti 12 alle forze sconfitte alle elezioni che poi danno vita all’opposizione consiliare, o minoranza che dir si voglia.

Sin qui, il quadro generale. Ora, però, l’attenzione si sposta nuovamente sul fatidico 3 per cento, che è la soglia minima da raggiungere. E la «Gazzetta», con l’obiettivo di far comprendere meglio le possibili dinamiche elettorali, ha elaborato due simulazioni per tradurre quella percentuale in valori assoluti. Quanti voti, quindi, servono per arrivare al 3 per cento? Naturalmente, per rispondere a quest’interrogativo bisogna assolutamente considerare il numero dei votanti. E, quindi, si deve necessariamente risalire all’ultimo dato disponibile, che è quello delle Amministrative 2017. Alle elezioni comunali di cinque anni fa, infatti, votarono 98mila 720 elettori pari al 58,5 per cento (l’astensionismo raggiunse il 41,5 per cento). Ecco, partendo dall’affluenza registrata nel 2017, nel caso in cui venisse confermato quel risultato, il 3 per cento scatterebbe nel caso in cui una lista ottenesse 2mila 887 voti.

La seconda simulazione, invece, ipotizza un ulteriore calo del numero dei votanti. In particolare, nel caso in cui il 12 giugno la fascia del non voto crescesse e gli elettori (ad esempio) non fossero più di 85mila, in questa circostanza, quella soglia minima si raggiungerebbe con appena 2mila 550 preferenze. In questo contesto, inoltre, è opportuno ricordare che per quel che riguarda il candidato sindaco è la lista - o il raggruppamento di liste - che deve superare il 3 per cento e non il candidato. Per essere ancora più chiari, se anche l’aspirante sindaco ottenesse il 4 per cento ma la sua lista, o le sue liste, si fermassero al 2,8 il candidato non entrerebbe in Consiglio comunale. A proposito di chi corre per sedersi sulla poltrona più prestigiosa di Palazzo di Città, infine, bisogna ricordarsi che nel riparto dei seggi, i posti per i candidati sindaco vengono assegnati in prededuzione, ma sempre a patto che superino il 3 per cento e sempre poi, in seconda battuta, in base al quoziente elettorale registrato.

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