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Il caso

Da un pezzo di pecorino alla diossina così nacque l’indagine sull'ex Ilva

L’esposto degli ambientalisti: «In allarme per un pastore malato di cancro»

Da un pezzo di pecorino alla diossina così nacque l’indagine sull'ex Ilva

TARANTO - Tutto è cominciato con un pezzo di pecorino, lavorato in una masseria a pochi passi dal Siderurgico. Siamo a febbraio 2008. Gli ambientalisti di Peacelink, gli stessi che da qualche anno chiedono di monitorare la pericolosa diossina, lo portano in un laboratorio specializzato e il pecorino risulta contaminato oltre i limiti di legge.
Il latte di quel formaggio proviene da pecore e capre che avevano brucato nei pascoli attorno all’Ilva. «Avevamo letto su un giornale che attorno allo stabilimento pascolava un gregge», ricorda oggi Alessandro Marescotti di Peacelink. «La cosa ci incuriosì. Ci mettemmo alla ricerca del pastore. Una nostra ecosentinella lo incontrò. Non stava bene. Quel pastore sarebbe morto di cancro dopo non molto». Dopo i primi risultati i cittadini di Taranto commissionano analisi di diossina su sangue, latte materno e matrici alimentari e così si scopre che a Taranto la diossina è entrata nel corpo umano e nella catena alimentare.

Dall’esposto di Peacelink la procura apre un’inchiesta per avvelenamento di sostanze alimentari. Intere aziende agricole sono costrette a chiudere, scatta il vincolo sanitario dell’Asl e i capi di bestiame vengono abbattuti perché contaminati da sostanze pericolose. Nello stesso anno, a novembre, sfilano per le strade circa 20mila persone chiedendo una legge anti-diossina. Nel frattempo l’Arpa indaga sugli sforamenti delle sostanze pericolose come il benzoapirene e la procura intercetta proprietari e dirigenti dell’Ilva. Si indaga sui rapporti con chi, a partire dallo Stato, dovrebbe controllare le emissioni del siderurgico e rilasciare le autorizzazioni. Si indaga sui rapporti, non sempre cristallini, con amministratori pubblici, politici, sindacalisti, giornalisti e perfino con la curia. Nel 2011 il Fondo Antidiossina di Fabio Matacchiera commissiona le analisi sulle cozze e anche lì viene trovata diossina. Si arriva così a un incidente probatorio, una anticipazione del processo in cui le parti si confrontano alla pari. Si chiude a febbraio 2012. Medici e chimici concludono che Ilva causa malattie e morte e che le sostanze emesse nell’aria, nei terreni e nel mare, sono le stesse che hanno inquinato l’ambiente e causato la morte dei capi di bestiame. I risultati delle perizie dell’incidente probatorio, va detto, saranno contestati dai consulenti della difesa con forza per tutto il processo.

A luglio del 2012 il giudice Todisco dispone il sequestro di tutti gli impianti dell’area a caldo e firma le ordinze di custodia cautelare per proprietari e dirigenti dello stabilimento che finiscono ai domiciliari. Inizia il momento più difficile per l’Ilva, anche se in realtà la fabbrica non si fermerà nemmeno un giorno nonostante il sequestro. I magistrati del pool guidato dal procuratore Franco Sebastio (l’aggiunto Pietro Argentino ed i sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani) hanno scoperto anche che in Ilva lavora un «governo ombra», dirigenti che rispondono direttamente alla famiglia Riva senza figurare nella pianta organica dell’azienda. Quattro chimici firmano una perizia di 550 pagine che conferma che l’Ilva diffonde notevoli quantità di fumi e polveri contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori e per la popolazione di Taranto e dei Comuni vicini come benzo(a)pirene, Ipa, diossine, Pcb e polveri di minerali. Diossina e Pcb trovati negli animali che pascolavano nei terreni vicini al siderurgico, secondo i periti hanno le stesse impronte digitali di quelle dello stabilimento (per la difesa invece provengono da altre fabbrice). I medici (l’oncologo Annibale Biggeri e gli epidemiologi Maria Triassi e Francesco Forastiere) concludono scrivendo che «l’esposizione continuata agli inquinanti emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di diversi apparati dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte». 

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