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Mittal, indaga anche Taranto, scontro M5S e Pd su scudo. In agitazione aziende indotto e autotrasporto

Previsto nuovo incontro tra premier Conte, ministro Patuanelli e l'azienda

Ilva

Anche la Procura di Taranto, dopo quella di Milano, ha aperto un fascicolo sull'ex Ilva, dopo l’esposto dei commissari. L’ipotesi
di reato è «distruzione di mezzi di produzione» e «fatti e comportamenti lesivi dell’economia nazionale» addebitabili ad
ArcelorMittal. Intanto sale il pressing dei sindacati sul governo perché non si punti solo sulle vie legali. Il Pd torna ad aprire sullo scudo penale se l’azienda rispetterà il contratto. Ma Di Maio esclude piani B che siano «una via d’uscita» per Mittal.

AGITAZIONE PER AUTOTRASPORTATORI E AZIENDE INDOTTO - Gli autotrasportatori tarantini non escludono di bloccare le portinerie d’ingresso ed uscita merci dello stabilimento siderurgico se ArcelorMittal non salderà a breve le fatture di trasporti effettuati da agosto a oggi. Lo si apprende da fonti sindacali. Le imprese hanno già proclamato lo stato di agitazione della categoria, mettendo in mora l’azienda. Oggi è in programma una riunione delle aziende di autotrasporto per fare il punto della situazione e pensare alle iniziative da intraprendere.

Se domani ArcelorMittal non salderà le fatture alle ditte dell’indotto-appalto o non ci saranno garanzie in tal senso, le stesse imprese potrebbero ritirare gli operai dai cantieri. E’ quanto paventano i sindacati dopo aver appreso da alcuni imprenditori della volontà di «mettere in liberà i dipendenti» a causa del mancato pagamento delle fatture da parte della multinazionale franco-indiana che vuole lasciare Taranto. Le imprese hanno maturato un credito complessivo intorno ai 60 milioni. Confindustria Taranto ha convocato per martedì prossimo le organizzazioni sindacali per affrontare la questione della vertenza indotto-ArcelorMittal. Domani alle 11, invece, nello stabilimento ex Ilva si svolgerà il consiglio di fabbrica dei sindacati metalmeccanici allargato ai delegati delle imprese dell’indotto, per decidere eventuali iniziative di mobilitazione.

DI MAIO: MITTAL SI RISIEDA AL TAVOLO - «Tutte le scelte che verranno fatte su Ilva derivano dal fatto che Mittal si risieda al tavolo. Qui stiamo parlando di una multinazionale che se ne va. Noi speriamo ci possa essere un incontro a Palazzo Chigi». È la posizione del capo politico del movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio, intervenuto a un incontro con gli attivisti di Acerra (Napoli), in merito alla vertenza dell’ex Ilva. Quanto all’ ipotesi di un ingresso di Cdp nell’azienda con l’intervento dello Stato Di Maio ha glissato: «Vedremo»

LUNEDì CONSIGLIO FABBRICA - Le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) dei sindacati metalmeccanici hanno convocato per lunedì mattina, alle ore 11, il consiglio di fabbrica dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto, allargato ai delegati sindacali delle imprese dell’indotto, per fare il punto della situazione dopo la conferma del disimpegno della multinazionale franco-indiana. I sindacati decideranno eventuali iniziative di mobilitazione considerando anche il fatto che ArcelorMittal ha comunicato il cronopogramma di sospensione degli impianti, con la fermata degli altiforni, delle cokerie e dell’agglomerazione entro il 15 gennaio 2020. La multinazionale ha scritto nella lettera inviata al governo e agli organi tecnici che andrà via il 4 dicembre, in concomitanza con la scadenza della procedura di retrocessione dei rami d’azienda e la restituzione degli impianti e dei lavoratori all’amministrazione straordinaria.

Si terrà lunedì anche un mini vertice in Procura a Milano in vista del deposito dell’atto di intervento della stessa Procura nella causa civile che vede protagonisti da un lato ArcelorMittal e dall’altro l’ex Ilva con i suoi commissari, con i primi che chiedono il recesso del contratto di affitto dello stabilimento con base a Taranto e i secondi che, con il ricorso cautelare d’urgenza presentato ieri, cercano di fermare l’addio e di preservare la continuità produttiva e aziendale per evitare danni irreparabili.
Dopodomani infatti, da quanto è stato riferito, il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, responsabile del dipartimento che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione e di diritto penale dell’economia, si incontrerà con i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici per decidere in via definitiva i contenuti e la modalità della loro costituzione nel procedimento civile e per valutare le prime mosse da compiere nell’inchiesta penale, tenendo conto che il ricorso d’urgenza presentato ieri, sotto alcuni aspetti, indica una serie di elementi significativi su cui indagare.

BOCCIA: GOVERNO RIMETTA LO SCUDO - «Sull'Ilva occorre una grande operazione di realismo e di buonsenso - ha detto il ministro per gli Affari Regionali Boccia -. Quindi invitare l’azienda a un tavolo di confronto per capire i veri fini, con l’auspicio che siano di continuare questa operazione di un investitore internazionale che è venuto in Italia, che deve bonificare quel sito e rendere quel sito uno dei più sostenibili d’Europa: lo scudo è una condizione necessaria ma non sufficiente. I tempi sono stretti».

M5S E PD DIVISI SU STRATEGIA - E’ un «fate presto» corale, quello che giunge al governo da sindacati e imprenditori. Ora che lo spegnimento dell’ex Ilva di Taranto è una realtà scandita da un cronoprogramma, cresce la richiesta al governo di trovare una soluzione. Anche i magistrati tarantini, dopo un ricorso dei commissari, indagano su Arcelor Mittal. Ma tutti gli occhi sono puntati su Palazzo Chigi: a Giuseppe Conte è affidata la trattativa ai più alti livelli e un nuovo incontro del premier e del ministro Stefano Patuanelli con i Mittal dovrebbe esserci a inizio settimana. Sarà l’ultimo tentativo, prima di lavorare a un piano B. Ma a complicare l’estrema trattativa ci sono le divisioni della maggioranza sulle soluzioni da proporre. Il Pd, con Andrea Marcucci, invoca un decreto che ripristini lo scudo penale. Luigi Di Maio frena: «Lo scudo è solo un pretesto».

Il presidente del Consiglio, raccontano dal governo, lavora in queste ore attraverso ogni canale, anche diplomatico, per una soluzione che eviti lo spegnimento degli altiforni e la perdita di oltre diecimila posti di lavoro. Il ministro Stefano Patuanelli tiene i contatti con i commissari e con i dirigenti italiani dell’azienda. I Mittal potrebbero tornare a Palazzo Chigi a inizio settimana (ma manca ancora ogni ufficialità), poi mercoledì o giovedì il Consiglio dei ministri si riunirà con all’ordine del giorno proprio il dossier Taranto. Tra le armi di cui l’esecutivo dispone per trattare ci sarebbero ammortizzatori sociali per i lavoratori (ma di certo non i 5000 esuberi chiesti da Mittal), sconti sull'affitto degli impianti, defiscalizzazione delle bonifiche, una soluzione per l’Altoforno 2 su cui devono pronunciarsi i giudizi, una partecipazione di Cdp. E lo scudo penale su eventuali inchieste per danno ambientale.

Ma quando si tocca il tema arrivano le divisioni. Tanto che Michele Emiliano denuncia un allarme creato ad arte da Mittal per «mettere in crisi il governo». Di Maio è convinto che prima si debba «trascinare in tribunale» l’azienda e attendere il risultato del ricorso d’urgenza presentato dai commissari a Milano: lo scudo è solo un «pretesto», ininfluente, e di piani B per ora non si deve neanche parlare, sostiene. Dal Pd, invece, Nicola Zingaretti dà «ragione» agli operai quando chiedono al governo di «accelerare» il confronto con l’azienda. Non aspettare. «Non si accettano ricatti», dice Peppe Provenzano. Ma se l’azienda accetta di sedersi al tavolo e tratta per restare, dichiara Andrea Marcucci, l’esecutivo deve varare subito un decreto con uno scudo per tutte le aziende «in contesti di forte criticità ambientale, a partire dall’ex Ilva». Anche Iv, con Teresa Bellanova, invoca lo scudo. Ma il M5s spiega che ad ora non se ne parla e spera non si renda necessario, perché se è vero che Patuanelli e Conte sono pronti a spiegare ai gruppi pentastellati le ragioni per reintrodurre la tutela, al Senato rischierebbe di aprirsi una faglia con una pattuglia di pentastellati irremovibili (e decisivi per il governo).

Ma, mentre partono iniziative individuali come quella dell’ex ministro Carlo Calenda per «parlare con i Mittal», lo scudo lo invocano tanto i sindacati, con Annamaria Furlan della Cisl, quando Vincenzo Boccia per Confindustria ("Servono soluzioni, non prove muscolari"). «Resisteremo alla chiusura degli impianti», annuncia Francesco Brigati della Fiom: lunedì si terrò un consiglio di fabbrica, si pensa a uno «sciopero al contrario» per tenere accesi gli altoforni. «Sarebbe barbarie», osserva Maurizio Landini della Cgil, se l’azienda vincesse.

I commissari, intanto, a Taranto presentano una denuncia per "fatti e comportamenti lesivi dell’economia nazionale": i magistrati indagano per distruzione dei mezzi di produzione. E il ministro Patuanelli li ringrazia. Sul fronte legale il governo è pronto a usare ogni arma. Nell’attesa di capire se ci siano davvero i margini per un’estrema trattativa, prima di lavorare a un piano B con una «nazionalizzazione» transitoria e la ricerca di nuovi azionisti.

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