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La Procura di Taranto, guidata da Carlo Maria Capristo, ha aperto un fascicolo d’indagine contro ignoti (modello 44) dopo l’esposto denuncia presentato oggi dai commissari dell’Ilva per «fatti e comportamenti inerenti al rapporto contrattuale con ArcelorMittal, lesivi dell’economia nazionale». Si tratterebbe dei reati commessi a danno dell’economia nazionale. La Procura ritiene di essere competente «perché - si apprende - eventuali reati sono stati commessi a Taranto». Nei prossimi giorni programmerà l’audizione di alcuni testimoni che saranno ascoltati o dai pm a cui saranno
delegate le indagini o dalla polizia giudiziaria. I reati che saranno ipotizzati sono quelli «attinenti - a quanto viene  riferito da fonti giudiziarie - il danno provocato all’economia nazionale», probabilmente lo stesso articolo 499 del Codice Penale ipotizzato dai commissari Ilva nell’esposto.

SI INDAGA PER DISTRUZIONE MEZZI PRODUZIONE - Il fascicolo d’indagine avviato dal procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, a carico di ignoti ipotizza la violazione dell’art.499 del Codice penale: 'Distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali ovvero di mezzi di produzionè. Si tratta dello stesso reato avanzato dai commissari Ilva nell’esposto presentato oggi in Procura a Taranto dopo il disimpegno di
ArcelorMittal. Il fascicolo è al momento assegnato al procuratore Capristo e al procuratore aggiunto Carbone.

L’articolo punisce con la reclusione da 3 a 12 anni e con una multa non inferiore circa 2.065 euro «chiunque, distruggendo materie prime o prodotti agricoli o industriali, ovvero mezzi di produzione, cagiona un grave nocumento alla produzione nazionale, o fa venir meno in misura notevole merci di comune o largo consumo».
Per sostenere tale ipotesi - ora al vaglio della Procura - i commissari ritengono che la decisione di ArcelorMittal di adottare un cronoprogramma per lo spegnimento degli impianti degli siderurgico possa danneggiare gli stessi. Ilva in As sottolinea, inoltre, che lo stabilimento di Taranto è strategico dal punto di vista nazionale.

LUNEDì CONSIGLIO FABBRICA - Le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) dei sindacati metalmeccanici hanno convocato per lunedì mattina, alle ore 11, il consiglio di fabbrica dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto, allargato ai delegati sindacali delle imprese dell’indotto, per fare il punto della situazione dopo la conferma del disimpegno della multinazionale franco-indiana. I sindacati decideranno eventuali iniziative di mobilitazione considerando anche il fatto che ArcelorMittal ha comunicato il cronopogramma di sospensione degli impianti, con la fermata degli altiforni, delle cokerie e dell’agglomerazione entro il 15 gennaio 2020. La multinazionale ha scritto nella lettera inviata al governo e agli organi tecnici che andrà via il 4 dicembre, in concomitanza con la scadenza della procedura di retrocessione dei rami d’azienda e la restituzione degli impianti e dei lavoratori all’amministrazione straordinaria.

Si terrà lunedì anche un mini vertice in Procura a Milano in vista del deposito dell’atto di intervento della stessa Procura nella causa civile che vede protagonisti da un lato ArcelorMittal e dall’altro l’ex Ilva con i suoi commissari, con i primi che chiedono il recesso del contratto di affitto dello stabilimento con base a Taranto e i secondi che, con il ricorso cautelare d’urgenza presentato ieri, cercano di fermare l’addio e di preservare la continuità produttiva e aziendale per evitare danni irreparabili.
Dopodomani infatti, da quanto è stato riferito, il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, responsabile del dipartimento che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione e di diritto penale dell’economia, si incontrerà con i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici per decidere in via definitiva i contenuti e la modalità della loro costituzione nel procedimento civile e per valutare le prime mosse da compiere nell’inchiesta penale, tenendo conto che il ricorso d’urgenza presentato ieri, sotto alcuni aspetti, indica una serie di elementi significativi su cui indagare.

STAMATTINA LA DENUNCIA - E’ un «fate presto» corale, quello che giunge al governo da sindacati e imprenditori. Ora che lo spegnimento dell’ex Ilva di Taranto è una realtà scandita da un cronoprogramma, cresce la richiesta al governo di trovare una soluzione. Anche i magistrati tarantini, dopo un ricorso dei commissari, indagano su Arcelor Mittal. Ma tutti gli occhi sono puntati su Palazzo Chigi: a Giuseppe Conte è affidata la trattativa ai più alti livelli e un nuovo incontro del premier e del ministro Stefano Patuanelli con i Mittal dovrebbe esserci a inizio settimana. Sarà l’ultimo tentativo, prima di lavorare a un piano B. Ma a complicare l’estrema trattativa ci sono le divisioni della maggioranza sulle soluzioni da proporre. Il Pd, con Andrea Marcucci, invoca un decreto che ripristini lo scudo penale. Luigi Di Maio frena: «Lo scudo è solo un pretesto».
Il presidente del Consiglio, raccontano dal governo, lavora in queste ore attraverso ogni canale, anche diplomatico, per una soluzione che eviti lo spegnimento degli altiforni e la perdita di oltre diecimila posti di lavoro. Il ministro Stefano Patuanelli tiene i contatti con i commissari e con i dirigenti italiani dell’azienda. I Mittal potrebbero tornare a Palazzo Chigi a inizio settimana (ma manca ancora ogni ufficialità), poi mercoledì o giovedì il Consiglio dei ministri si riunirà con all’ordine del giorno proprio il dossier Taranto. Tra le armi di cui l’esecutivo dispone per trattare ci sarebbero ammortizzatori sociali per i lavoratori (ma di certo non i 5000 esuberi chiesti da Mittal), sconti sull'affitto degli impianti, defiscalizzazione delle bonifiche, una soluzione per l’Altoforno 2 su cui devono pronunciarsi i giudizi, una partecipazione di Cdp. E lo scudo penale su eventuali inchieste per danno ambientale.
Ma quando si tocca il tema arrivano le divisioni. Tanto che Michele Emiliano denuncia un allarme creato ad arte da Mittal per «mettere in crisi il governo». Di Maio è convinto che prima si debba «trascinare in tribunale» l’azienda e attendere il risultato del ricorso d’urgenza presentato dai commissari a Milano: lo scudo è solo un «pretesto», ininfluente, e di piani B per ora non si deve neanche parlare, sostiene. Dal Pd, invece, Nicola Zingaretti dà «ragione» agli operai quando chiedono al governo di «accelerare» il confronto con l’azienda. Non aspettare. «Non si accettano ricatti», dice Peppe Provenzano. Ma se l’azienda accetta di sedersi al tavolo e tratta per restare, dichiara Andrea Marcucci, l’esecutivo deve varare subito un decreto con uno scudo per tutte le aziende «in contesti di forte criticità ambientale, a partire dall’ex Ilva». Anche Iv, con Teresa Bellanova, invoca lo scudo. Ma il M5s spiega che ad ora non se ne parla e spera non si renda necessario, perché se è vero che Patuanelli e Conte sono pronti a spiegare ai gruppi pentastellati le ragioni per reintrodurre la tutela, al Senato rischierebbe di aprirsi una faglia con una pattuglia di pentastellati irremovibili (e decisivi per il governo).
Ma, mentre partono iniziative individuali come quella dell’ex ministro Carlo Calenda per «parlare con i Mittal», lo scudo lo invocano tanto i sindacati, con Annamaria Furlan della Cisl, quando Vincenzo Boccia per Confindustria ("Servono soluzioni, non prove muscolari"). «Resisteremo alla chiusura degli impianti», annuncia Francesco Brigati della Fiom: lunedì si terrò un consiglio di fabbrica, si pensa a uno «sciopero al contrario» per tenere accesi gli altoforni. «Sarebbe barbarie», osserva Maurizio Landini della Cgil, se l’azienda vincesse.
I commissari, intanto, a Taranto presentano una denuncia per "fatti e comportamenti lesivi dell’economia nazionale": i magistrati indagano per distruzione dei mezzi di produzione. E il ministro Patuanelli li ringrazia. Sul fronte legale il governo è pronto a usare ogni arma. Nell’attesa di capire se ci siano davvero i margini per un’estrema trattativa, prima di lavorare a un piano B con una «nazionalizzazione» transitoria e la ricerca di nuovi azionisti

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