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Al Comune

Non è d'accordo con scelte Ilva, consigliere Taranto lascia M5S

Massimo Battista, eletto nel 2017, ex operaio dello stabilimento, si è reso indipendente

Ilva

Il consigliere comunale di Taranto Massimo Battista, operaio dell’Ilva, eletto nelle amministrative del giugno 2017, ha lasciato il Movimento Cinque Stelle e si è dichiarato indipendente non avendo condiviso le scelte del movimento sul caso Ilva. «Il M5S - ha affermato nel corso di una conferenza stampa Battista, già portavoce del comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti - ha tradito l’elettorato di Taranto perché ha sempre parlato di chiusura dello stabilimento e di riconversione economica. In che modo? Smantellando quegli impianti obsoleti, bonificandoli e decontaminandoli con la forza lavoro che opera all’interno di quella fabbrica. Ho rassegnato le dimissioni dal Movimento e mi rendo indipendente, libero di questa città per rispetto di quelle 1014 persone che hanno riposto fiducia in me. Il movimento ha fallito».

Battista ha precisato di aver avuto due incontro con Di Maio: "uno il 12 giugno, quando fui convocato per l’indomani al Mise e spiegai le ragioni per le quali la fabbrica va chiusa e in che maniera va chiusa, poi il 30 luglio, quando ci fu la tromba d’aria che invase la città e il rione Tamburi creando una nube infernale di polveri. Il movimento per me non esiste più perché ormai non è più 'uno vale unò, ma le decisioni vengono prese dall’alto senza tener conto della base. Il vicepremier - aggiunge l’operaio del Siderurgico - aveva promesso che sarebbe venuto a Taranto per visitare lo stabilimento e mi aveva chiesto anche quanto tempo poteva stare all’interno della fabbrica per vedere con i suoi occhi come funziona il ciclo produttivo, ma questo non è avvenuto». Secondo Battista, «la cosa più grave accaduta negli ultimi giorni è che nessuno del M5S a Taranto è stato messo al corrente della firma di quell'accordo sindacale. Basti pensare che l’incontro era previsto al Mise alle ore 14 del 6 settembre e Di Maio, con sindacati, Mittal e amministrazione straordinaria, si è incontrato il giorno prima ed è stato lui l’artefice della chiusura dell’accordo». Battista contesta anche le modalità del referendum sull'accordo. «Da ex sindacalista - ha sostenuto - posso dire che una volta si prendeva un’ipotesi di accordo senza firme e si andava in mezzo ai lavoratori per spiegare i dettagli e poi procedere alla votazione. Ora c'è un banchetto con una cartella in cui si chiede al lavoratori di esprimere la propria preferenza e non si chiede tesserino, nè carta d’identità. Uno potrebbe votare anche più volte. E poi l'accordo è chiuso. E’ già tutto scritto».

Quanto ai livelli occupazionali, l’ex rappresentante del M5S fa rilevare che dall’accordo emerge che «passeranno a Mittal 8200 lavoratori dell’Ilva di Taranto più altri 300 delle società Taranto Energia e Taranto Marittima. Significa che 2200 esuberi saranno ancora una volta per la città di Taranto. In questo accordo ha vinto la Lega nord e hanno vinto parlamentari e consiglieri comunali del M5S di Genova, che resta escluso dagli esuberi grazie al famoso accordo di programma del 2005 che, come tutti sappiamo, prevedeva il mantenimento di tutti i livelli occupazionali». Di Maio, «se vuole recuperare, visto che il suo movimento è maggioranza del paese, oggi stesso - ha detto Battista - deve fare il tredicesimo decreto, deve togliere l’immunità penale. Non succede in nessuna parte del mondo che il mio datore di lavoro possa uccidermi ed è immune penalmente. Io non entro nel merito di quello che dice l’Avvocatura, che è stata ben precisa. Ancora una volta ha prevalso l’occupazione rispetto all’ambiente e alla salute dei cittadini di Taranto. Ho sentito - ha concluso Battista - che il ponte di Genova sarà costruito con l’acciaio di Taranto. Non so quanti ponti nel mondo bisogna costruire sui morti di Taranto».

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