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Se Fido ha vomito e diarrea: attenzione al virus mortale

cane Tari

foto di repertorio

La gastroenterite emorragica, malattia infettiva diffusa tra i cuccioli

05 Aprile 2022

Nicola Decaro*

La parvovirosi del cane, conosciuta anche come gastroenterite emorragica, è sicuramente la malattia infettiva più temuta nel cane, perché, a differenza delle altre patologie di natura virale, non è tenuta perfettamente sotto controllo dai vaccini, che pure sono molto efficaci. E' una delle malattie più letali dei cani, specie se colpisce cuccioli al di sotto dei sei mesi di età. Il parvovirus replica nell’epitelio dell’intestino, in particolari strutture, le cripte intestinali, che rappresentano i centri germinativi delle cellule di rivestimento, causandone la necrosi.

I sintomi - Gli animali colpiti presentano vomito incoercibile, diarrea profusa (spesso, ma non sempre, emorragica), abbattimento, inappetenza, a volte febbre. Un elemento costante della parvovirosi è rappresentato dalla marcata diminuzione del numero dei globuli bianchi (leucopenia), in particolare dei linfociti, responsabile di un grave quadro di scarsa reattività del sistema immunitario (immunodepressione), per cui i cani infetti possono anche sviluppare infezioni batteriche secondarie. Mentre negli adulti l’infezione ha, in genere, un decorso benigno, nei cuccioli la prognosi è spesso infausta, perché l’esito dell’infezione è la morte dell’animale, nonostante gli interventi terapeutici. Per questo la parvovirosi è molto temuta da allevatori e proprietari di cani.

La cura- La parvovirosi è una malattia acuta, che può portare alla morte dei cuccioli infetti in pochissimi giorni. Perciò è fondamentale che il medico veterinario visiti il cane alla prima comparsa dei sintomi clinici (vomito e diarrea). Infatti, un atteggiamento dilatorio ed attendista da parte del proprietario può compromettere irrimediabilmente le capacità di ripresa dalla malattia, condannando a morte il malcapitato animale. Non esistono farmaci antivirali efficaci nei confronti del parvovirus del cane, per cui la terapia della gastroenterite emorragica è sostanzialmente una terapia di supporto. È necessario somministrare antiemetici per bloccare il vomito e soprattutto provvedere rapidamente ad una terapia reidratante per ripristinare l’equilibrio idrico-salino.

Antibiotici inefficaci - A volte si deve ricorrere ad un’alimentazione parenterale per evitare l’espulsione del cibo attraverso il vomito. Gli antibiotici, non efficaci contro il virus, sono di ausilio per prevenire le infezioni batteriche secondarie. La somministrazione del siero immune (siero di altri animali contenente anticorpi specifici) non ha trovato un adeguato riscontro scientifico, mentre alcune molecole, come i fattori di attivazione granulocitaria, hanno dato risultati incoraggianti.

Prevenzione e vaccini- La migliore arma per combattere la parvovirosi del cane è la prevenzione, che si ottiene attraverso la vaccinazione. I vaccini per la profilassi della gastroenterite emorragica sono vaccini vivi attenuati, cioè allestiti con ceppi in grado di replicare attivamente nel cane, stimolando la risposta immune ma senza causare la malattia. Questi vaccini sono altamente immunogeni ed efficaci, ma, nonostante il loro impiego da oltre 40 anni, non hanno determinato la scomparsa della malattia.

Dalla mamma al cucciolo - Infatti, il più importante ostacolo alla riuscita dell’intervento vaccinale è rappresentato, nel cucciolo, dall’interferenza degli anticorpi colostrali. Si tratta di anticorpi che la madre (vaccinata o con infezione pregressa) trasferisce ai propri cuccioli con il colostro, che è il latte secreto nelle prime ore dopo il parto. Gli anticorpi colostrali servono per proteggere i cuccioli nelle prime fasi della loro vita, quando sono ancora troppo deboli per combattere da soli gli agenti infettivi. Questi stessi anticorpi però interferiscono con le vaccinazioni, andando a bloccare il virus vaccinale ed impedendogli di stimolare il sistema immunitario del cucciolo.
Gli anticorpi colostrali persistono per 8-12 settimane, ma in alcuni cuccioli possono interferire con la vaccinazione fino alle 14-15 settimane di età. Pertanto, i protocolli vaccinali del primo anno di vita prevedono ripetute somministrazioni del vaccino fino ad almeno la sedicesima settimana, quando si è più o meno certi dell’assenza di interferenza da parte dell’immunità colostrale.

*Professore ordinario di Malattie Infettive degli Animali, Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari

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