Mercoledì 18 Febbraio 2026 | 18:18

Ecco perché l’asse tra Usa e UE può essere utile

Ecco perché l’asse tra Usa e UE può essere utile

Ecco perché l’asse tra Usa e UE può essere utile

 
gaetano quagliariello

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gaetano quagliariello

Ecco perché l’asse tra Usa e UE può essere utile

Chi lavorerà a rafforzare il legame transatlantico, lo farà per l’Europa oltre che per l’Italia

Mercoledì 18 Febbraio 2026, 12:04

Giorgia Meloni, a margine della sua visita in Etiopia, ha reso delle dichiarazioni che mettono ordine in questioni non prive di importanza, relative all’evoluzione della sua linea e alla politica estera del governo. Le sue esternazioni, però, sono state recepite in modo molto diverso dai giornali, non meno che dalla politica. A seconda dei casi (e del posizionamento), ognuno ha sottolineato ciò che più gli è piaciuto (o dispiaciuto). Per questo, rileggerle in modo aggregato e conseguenziale non è mero esercizio di stile. Ma un compito che, se svolto sine ira ac studio, può consentire a ognuno di trarre le conseguenze che più si attagliano al proprio orientamento.

La Presidente del Consiglio, in primo luogo, ha confermato la scelta europeista. Ritiene, anzi, che l’Europa, nel contesto del nuovo mondo segnato dalla competizione tra i grandi blocchi di potenza, debba pensare maggiormente a sé stessa, coltivando la propria autonomia strategica. Oggi, ancor più di ieri, i margini per le singole nazioni si stanno restringendo. E la «scala» europea diventa decisiva, perché solo quella «scala» consente - anche alla nazione - d’incidere sia politicamente sia economicamente. Questa presa d’atto conferma il superamento del sovranismo. E aiuta a comprendere cosa significhi il riavvicinamento a Berlino. Chi ha parlato di sostituzione dell’asse franco-tedesco non sa di cosa parla. Non si tratta di questo ma, più modestamente, di un accordo tra due Paesi con interessi speculari in un quadro comunitario che sta cambiando e che procede ora per cerchi concentrici e funzionali. Questa dinamica consente all’Italia di guadagnare centralità.

Roma torna a essere un crocevia europeo, tra baricentro renano e proiezione mediterranea. Prospettiva questa dalla quale sta traendo vantaggio il Mezzogiorno, già oggi (e speriamo ancor di più in futuro) strategico negli equilibri energetici e geopolitici del Mare Nostrum.

Giorgia Meloni, infine, ha anche parlato delle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico. Ha chiarito come la collocazione europea dell’Italia non implichi, né per lei né per il suo partito, una ridefinizione ideologica nel senso liberal-moderato proprio dei partiti che compongono la famiglia popolare. Ha esplicitamente dichiarato di non condividere il giudizio assai negativo del Cancelliere Merz sull’America di Trump. Aggiungendo, per altro, di ritenerlo legittimo e non pregiudizievole. Questa «eccezione» deve avere due letture, che si integrano piuttosto che elidersi. La prima, più immediata, è che la premier non intende rompere né con Trump né con il popolo MAGA. La seconda è più strategica. Riguarda la convinzione che l’asse tra Europa e Stati Uniti non vada archiviato, almeno finché è possibile. In questo senso sembrano spingere, d’altro canto, i toni scelti dal segretario di Stato americano Marco Rubio al vertice di Monaco. Rispetto al ben più radicale intervento dello scorso anno del vicepresidente Vance, che aveva scavato un fossato tra Europa e Stati Uniti, Rubio è apparso più misurato. «Per noi americani, la nostra casa può trovarsi nell’emisfero occidentale, ma saremo sempre figli dell’Europa». Parole rassicuranti, anche se vi è una sostanza che non cambia: l’alleanza resta in piedi, ma gli europei devono dimostrare di sapersi difendere. Rubio ci rinvia alla politica interna americana. Tra nove mesi, le elezioni di metà mandato rinnoveranno il Congresso. Sarà uno snodo decisivo.

Se Trump manterrà la maggioranza, resterà il punto di riferimento della politica a stelle e strisce fino alla fine del mandato, e probabilmente anche oltre attraverso una già visibile linea di successione. Se invece The Donald dovesse perdere, entrerà nella fase più fragile della sua presidenza. Diventerà, come dicono gli americani, «un’anatra zoppa».

In entrambi i casi, chi lavorerà a rafforzare il legame transatlantico, lo farà per l’Europa oltre che per l’Italia. Perché, è bene ricordarselo, anche se l’America ci appare ogni giorno un po’ più distante, oltre l’asse transatlantico vi sono solo l’aggressione russa e le ambizioni cinesi.

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