L’Arco dell’Amore, icona di Puglia, si è spezzato mentre il calendario celebrava il giorno delle promesse eterne. Coincidenza suggestiva, ma anche monito. Perché un simbolo che si sbriciola nel giorno degli innamorati diventa, inevitabilmente, un «memento». Perché quando cade un arco di roccia scolpito dal mare, non si perde soltanto una cartolina. Si incrina un’idea consolidata di eternità. Si sgretola un pezzo di paesaggio che credevamo immutabile.
Un fulmine a ciel sereno? Non proprio, a pensarci bene. Le mareggiate degli ultimi giorni, il vento carico di sale, le piogge violente hanno fatto ciò che il tempo prepara da anni. E così l’erosione, lenta e ostinata, ha trovato in questo capolavoro naturale del Salento il suo punto di rottura. Ma la coincidenza della data ci obbliga a guardare oltre la cronaca. Perché quell’arco che incorniciava baci e sorrisi nelle fotografie delle vacanze ora è un cumulo di roccia in balia delle onde. E la Puglia, ancora una volta, si scopre fragile.
I numeri raccontano una realtà che non possiamo più archiviare come emergenza occasionale. Oltre la metà delle spiagge sabbiose pugliesi è in arretramento. Tratti di costa che per generazioni hanno definito l’identità dei luoghi oggi si assottigliano, si abbassano, cedono. Falesie che sembravano eterne si aprono in crepe improvvise. Le immagini si rincorrono: Torre dell’Orso, Torre Sant’Andrea, il Gargano, l’arco ionico. Non è una ferita isolata, è un processo inesorabile.
L’ultimo dossier di Ispra sostiene che la Puglia ha perso tra il 2006 e il 2020, ben 31 chilometri di costa e oltre il 53% delle spiagge sabbiose pugliesi è già in fase di arretramento rispetto ai decenni scorsi, un dato superiore alla media nazionale. Questa non è soltanto statistica, è il volto della nostra terra che cambia sotto i nostri occhi. Anche nei mesi scorsi si sono moltiplicati i crolli di falesie e massi di roccia lungo il Salento e il Tarantino, segni concreti di un equilibrio geologico sempre più precario, in cui la natura torna a reclamare spazi che noi, spesso, abbiamo creduto di poter dominare. E allora ci chiediamo: che cosa sta succedendo davvero? La risposta non è semplice, perché non c’è un solo colpevole, ma una serie di fattori che si intrecciano in modo drammatico. C’è il cambiamento climatico, con l’innalzamento del livello del mare e l’intensificarsi di eventi estremi, tra bombe d’acqua, uragani mediterranei, ondate di siccità e vento che non hanno precedenti. C’è la fragilità geologica di molte nostre coste, costituite da calcareniti e formazioni facilmente erodibili. C’è la mano dell’uomo, che spesso ha trasformato le spiagge più belle in linee di cemento, ha alterato la dinamica delle dune sabbiose, privilegiando il consumo di suolo e ha condonato con la priorità di far cassa piuttosto che proteggere le fragilità ambientali.
Le amministrazioni, in affanno, inseguono. Programmi di ripascimento, barriere soffolte, piani di mitigazione sono interventi necessari ma spesso frammentati, insufficienti di fronte alla scala del fenomeno. La verità è che la natura non si governa con le ordinanze. E quando decide di presentare il conto, lo fa senza chiedere autorizzazioni agli uffici pubblici.
Il crollo dell’Arco dell’Amore non è soltanto una perdita paesaggistica. È la fotografia di un territorio che vive su un equilibrio sempre più sottile. «La terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra», recita un antico proverbio dei nativi americani. Forse dovremmo rileggerlo guardando quel doloroso vuoto tra i faraglioni di Sant’Andrea, dove ieri c’era un arco e oggi c’è solo mare. Abbiamo costruito molto, consumato molto, occupato ogni spazio possibile sulla linea di costa. Intanto la natura, silenziosa e paziente, ha continuato il suo lavoro. Ora accelera. E si manifesta con una violenza che non possiamo più considerare eccezione. E men che meno controllare.
Se vogliamo davvero amare questa terra (e non solo celebrarla nelle brochure estive o alle fiere del turismo) dobbiamo accettare la sua fragilità e rimettere al centro la cura, la prevenzione, la misura. Perché l’arco caduto nella notte degli innamorati non è soltanto una suggestione poetica. È un avvertimento. E ignorarlo sarebbe l’errore più grave.
















