Domenica 15 Febbraio 2026 | 23:21

Borghese, il tubettino e un futuro da scrivere

Borghese, il tubettino e un futuro da scrivere

Borghese, il tubettino e un futuro da scrivere

 
GIUSE ALEMANNO

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GIUSE ALEMANNO

Borghese, il tubettino e un futuro da scrivere

Il futuro riguarderà più il tubettino con le cozze che la produzione irrazionale di acciaio

Domenica 15 Febbraio 2026, 09:16

Alessandro Borghese è piacevole. Sarà quell’aria da amico che mai tradirebbe, sarà quel sorriso adatto a chi è pronto per ogni avventura, sarà l’eloquio brillante e misurato, sarà che gli è piaciuta Taranto, i tarantini e la gastronomia dei Due Mari. Sarà per il ricordo indelebile di sua madre, Barbara Bouchet, in una scena di danza ferma cuore di ‘Milano calibro 9’, il film del 1972 considerato, ancora oggi, il miglior noir mai girato in Italia. Aver chiesto a quattro ristoratori della Città Vecchia di gareggiare sul terreno del tubettino con le cozze e di altri piatti identificativi della gastronomia tarantina, rivela quanto Alessandro Borghese sia attento affinché la sua attività di divulgatore di prelibatezze sia armonica ai luoghi che sceglie.

Il tubettino (liscio? rigato? Rimando a Checco Zalone per approfondimenti particolareggiati) con le cozze è un piatto semplice, almeno in teoria. Le difficoltà, invece, non mancano. L’aglio necessario ad insaporire l’olio extra vergine di oliva, è meglio sia in camicia o nudo? Per il sughetto è meglio usare i pomodori maturi o quelli pelati? Il liquido ottenuto dalle cozze è meglio usarlo all’ultimo momento e dare al piatto l’effetto brodoso, oppure aggiungerlo al sughetto di pomodoro in precedenza, in modo da risottare il tubettino, per raggiungere un effetto più tenuto?

Quanto conviene tritare il prezzemolo? Assai, fino a farlo diventare delicato, permettendo che si perda la nota più decisa; o poco, in modo che il suo aroma intenso si possa sentire bene? Quanto bisogna salare l’acqua in cui cuocerà il tubettino? E il sughetto? Appena-Appena? Poco? Il giusto? Cari lettori, come avrete recepito, tutto si gioca su dettagli, sfumature, piccoli accorgimenti. Come la vita, in fondo, che raramente è conseguenza di grandi eventi. Più spesso è la somma di tanti episodi apparentemente poco significativi. Invece c’è un distinguo ed è importate: se sono concordi ed equilibrati, saranno il lievito di una esistenza piacevole; se sono contrastanti e opposti, saranno sorgente di malesangue.

Alessandro Borghese, con queste feste del palato che ci arrivano dagli schermi Tv, offre una metafora culinaria del buon vivere. Piacevole, proprio come è lui. Il fatto che abbia scelto Taranto è indicativo e benaugurante. Quelle classifiche che collocavano Taranto agli ultimi posti del vivere civile italiano dovranno presto far parte del passato. Perché il futuro riguarderà più il tubettino con le cozze che la produzione irrazionale di acciaio.

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