Michele Emiliano, cosa c’è in palio nel referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo?
«La destra che governa l’Italia aveva in mente qualcosa che creasse un’identità comune della sua coalizione, consapevole di non aver ottenuto la maggioranza dei voti nel 2022, e di essere in difficoltà per il 2027, quando il vasto fronte del centrosinistra non rifarà l’errore di andare separato alla verifica elettorale».
La riforma…
«Invece della strada in salita dell’introduzione del presidenzialismo, impossibile con al Colle un presidente amato come Sergio Mattarella, le forze di governo hanno scelto, sondaggi alla mano, di fare una prova generale delle modifiche alla Costituzione che il popolo italiano può attualmente tollerare».
Come?
«Attraverso la riduzione dell’autonomia e l’indipendenza della magistratura si replica lo stesso lavoro delle destre di tutto il mondo, come negli Usa, dove al Ministero della Giustizia ci sono gli avvocati che hanno difeso il presidente dalle accuse di insurrezione. Questa è la partita».
C’è un sentimento di fondo antimagistrati?
«Si sono resi conto della resistenza delle nostre leggi e di quelle europee ai loro progetti politici che aumentavano le differenza tra ricchi e poveri, lo sfruttamento della povera gente. Tutto questo diminuendo le garanzie di libertà e di manifestazione del pensiero, i diritti sindacali, la autonomia scuola e della cultura, del cinema in particolare. Hanno individuato nei magistrati i responsabili dei loro fallimenti che invece si spiegano con la scarsa conoscenza giuridica…».
La separazione delle carriere: i promotori del Sì considerano questo voto un ulteriore elemento di rafforzamento della terzietà del giudice, mentre lo stesso tema era nel programma del Pd per le politiche di qualche anno fa. Come stanno le cose?
«La separazione delle carriere tra pm e giudici si è già realizzata con un sistema equilibrato nell’attuale normativa. Non esiste più quella girandola di passaggi dall’uno altro ruolo, anche nella stessa sede giudiziaria, che in passato, è bene dirlo, non aveva mai comunque indotto i collegi giudicanti ad essere accomodanti con gli accusatori. Non esistono prove né statistiche né di diversa natura che ci sia mai stato un assoggettamento dei giudici o anche solo una particolare comprensione verso le Procure. Anzi tutto il contrario».
Il doppio Csm non la convince?
«Possono succedere dei veri corto circuiti. Che succede se l’organo di autogoverno dei pm considera “bravo” e meritevole di una promozione un pm che ha visto assolto un imputato e contemporaneamente l’organo di autogoverno dei giudici considera “bravo” e promuove, per opposti motivi, il giudice che ha scoperto e corretto gli errori del pm? In caso di valutazioni contrastanti dei due organi di autogoverno i danni per il prestigio della magistratura nel suo complesso sarebbero gravissimi».
L’intemerata di Gratteri sul voto dei massoni e degli indagati per il Sì?
«Capita a tutti di esprimersi male dando luogo a facili manipolazioni. Tanta gente perbene sta per votare sì al referendum perché è colpita da processi sbagliati, ingiusti, lenti, umilianti per gli innocenti e troppo accondiscendenti con i potenti. Ma questo disappunto non trova nessun rimedio nella riforma, per stessa ammissione del ministro Nordio. E non si considera che le prime vittime di queste disfunzioni sono i tanti magistrati che lavorano, che si espongono e che muoiono in silenzio dimenticati da tutti, salvo le eccezioni che non sono la regola».
Teme l’effetto pm trasformato in super-poliziotto?
«A chi vorrebbe votare sì dico di pensarci molto bene, perché dei pm separati dal resto della magistratura, sviluppano una mentalità accusatoria a tutti i costi e si espongono alle lusinghe dei politici che con il meccanismo del sorteggio “guidato”, dentro una cerchia ristretta di prenominati, manterranno negli organi di autogoverno una logica spartitoria dei procuratori. E poi i pm sorteggiati a forza potrebbero non avere l’attitudine a valutare i colleghi».
Il sorteggio quindi?
«Una cosa è essere un buon pm o un buon giudice, altra cosa è essere un bravo componente dell’organo di autogoverno. E la valutazione va consegnata alle elezioni democratiche fondate sulla conoscenza nei candidati”.
Nordio vuole fare luce sui finanziatori del comitato per il No…
«Vorrà trovare qualche cooperativa rossa… A parte gli scherzi non credo che ne abbia diritto, soprattutto nel pieno della campagna elettorale. I magistrati come tutti i cittadini hanno le loro posizioni politiche, i loro legami culturali con partiti e associazioni, e questi non verranno mai eliminati, neanche se abolissimo del tutto il Csm. Ci sono magistrati di destra di cui mi onoro di essere amico e collega. Anche un uomo che ha opinioni politiche sa essere un buon magistrato imparziale».
Le opinioni politiche dei magistrati, in alcuni casi, hanno fatto discutere… «Le opinioni politiche personali, per le persone serie, non sono un motivo per non applicare lealmente e correttamente la costituzione e la legge a chiunque, simpatici e antipatici. Dopo il trauma di Mani pulite questo è un pensiero che la destra rifiuta e cerca con le sue riforme giudici senza opinioni politiche».
Tornando al merito: i due Csm perché non la convincono?
«Indeboliscono sia i pm, sia i giudici - che non si possono più scegliere per essere rappresentati, i più bravi e i più adatti con le elezioni - e saranno rappresentati da colleghi estratti a sorte, senza merito e senza passione per questa funzione. La divisione dei Csm favorisce i politici che possono scegliere accuratamente i nomi da inserire nel sacchetto nel quale pescare per il sorteggio».
Il Consiglio di disciplina c’è in molti ordini professionali.
«Ma è eletto dai componenti dell’ordine per i quali non esiste una presunzione di incapacità o di mancanza di volontà di punire gli illeciti professionali. Un’umiliazione per i magistrati che possono giudicare i cittadini, ma vengono dalla legge esclusi dalla elezione dei collegi di disciplina in quanto presuntivamente collusi con i loro colleghi, come fossero delinquenti».
















