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Potenza: trattatello socio-estetico sulle modalità del saluto in via Pretoria

Potenza: trattatello socio-estetico sulle modalità del saluto in via Pretoria

Via Pretoria, la strada dello «struscio»

Torna l'eterno rituale sulla strada dello «struscio» finalmente piena di gente

10 Luglio 2022

Gaetano Cappelli

POTENZA - Quindi, dove eravamo rimasti? Assì, al rituale del saluto in via Pretoria, finalmente di nuovo piena di gente! E allora, parafrasando indegnamente il Cartesio del cogito ergo sum, «penso dunque sono», mi spingo a dire: saluto e, soprattutto, sono salutato – dunque sono! In molti dei rituali delle culture arcaiche, nel giorno dei morti, i villaggi vengono invasi da individui che si cospargono di cenere o polvere bianca. Essi rappresentano le anime dei trapassati. Gli abitanti dei villaggi devono fingere di non vederli in modo da convincerli ad abbandonare i mondo dei vivi. Ed è qui che si individua il significato profondo del saluto. Chi non ci saluta o addirittura non risponde al nostro saluto nega, di fatto, la nostra esistenza: ecco perché ci sentiamo mortalmente feriti quando questo accade. Possiamo allora procedere all’analisi delle varie forme di saluto. Il saluto sfuggente – c’è e non c’è. Un saluto che non vuole dar soddisfazione. Ma come, sei stato un’intera notte a recitarmi le tue poesie, che tra parentesi fanno vomitare, e adesso questa specie di colpo di tosse tisica - cià - è tutto quello che riesci a produrre?

Alla fine comunque è sempre meglio del saluto afflitto del depresso cronico; ma, peggio ancora, è il saluto sofferto, il saluto cioè di quello che ti saluta solo per obbligo. A gusto suo ti ignorerebbe ma tocca salutare – questioni di forma – ma sul viso ha, piuttosto che un sorriso beneaugurante, un ghigno cattivo. In questi casi non mi sento di condannare chi, ricevutolo, ricorra al rituale apotropaico minimo: per i signori la classica grattata agli zebedei; il tocco al cornetto per le signore; quelle più abbienti sfiorano la cornucopia di Chantecler; per le fedifraghe una carezzina alla testa ornata del consorte che ignaro le accompagna, non guasta. C’è poi il saluto conversazione che si fa sempre continuando a camminare ma rivolgendosi al salutato e andando di conseguenza a sbatter contro quelli che procedono nel senso opposto; ne possono scaturire spiacevoli risse. Non manca il saluto spiritoso: oh, sei sempre il solito!, mannaggia mannaggia, lanciando un’occhiata malandrina verso la donna con cui l’amico, noto tombeur de femmes, s’accompagna intendendo con quell’ occhiata: oh, non te ne fai scappà una! Non tenendo conto che l’amico sta sottobraccio alla donna che ha appena sposato.

Poi c’è il saluto untuoso del politico prima delle elezioni… ma di questo e altri ancora parleremo la prossima puntata. Intanto saluti affettuosi! 

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