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L’estate rovente degli operai edili

L’estate rovente degli operai edili

C'è la città barocca da visitare, ma ne esiste anche un'altra ed esprime vite disarmanti che uniscono in una sola linea ardente il centro storico e le periferie

03 Luglio 2022

Redazione Lecce

Luglio è un promemoria. Come una sveglia che non si può ignorare. Squilla a ogni svolta, in fondo a un vicolo, non appena appaiono le impalcature che fanno da armatura ad un palazzo da ritoccare. Lampeggia come le gocce di sudore lungo i cantieri che transennano le strade e riformulano strisce pedonali e piste ciclabili. Luglio è il solleone e ti confonde con le pagliette di un bianco abbacinante che i turisti indossano mentre vagano a naso in su tra una basilica e l'altra, da una piazza a un anfiteatro quando l'ombra si ritira dentro le pietre chiare e tutto sembra poter evaporare nella fissità del mezzogiorno appena scocca l'ora in cui gli operai si fermano a mangiare un boccone. Allora i loro elmetti anti-infortunio non puoi più ignorarli. Sono il vero termometro del caldo che fa mentre tutti se ne lamentano, eccetto chi lavora sospeso nel vuoto tra cornicioni e stemmi di tufo, tra bitume e tombini fognari infestati e maleodoranti. C'è la città barocca da visitare, ma ne esiste anche un'altra ed esprime vite disarmanti che uniscono in una sola linea ardente il centro storico e le periferie.

È la città di chi si sveglia all'alba e trivella stucca lucida scala facciate da capogiro finché la voce di Tito Schipa esplode come un fuoco d'artificio da Palazzo Carafa e si espande alla stregua di un segnale che anticipa la controra; quando le persiane si serrano a impedire l'avanzata dell'afa nelle stanze dello scirocco e tedeschi francesi inglesi americani giapponesi e via elencando, si siedono boccheggiando con gli sguardi ubriachi di luce e di incredulità termica. Allora, posano le loro macchinette fotografiche e osservano con la dovuta ammirazione quella resistenza stoica, imperturbata, che gli operai manifestano continuando quel che stavano facendo prima che le strade si animassero e la temperatura provocasse persino i santi nelle nicchie delle cattedrali. Complici i bonus che incentivano il rifacimento del look dei palazzi, moltiplicati per i lavori di manutenzione della rete stradale e tutto il necessario nell'agenda dei mesi asciutti, è un'estate che trabocca di operai sui tetti che scottano.

A loro, soprattutto a questi lavoratori instancabili ed esposti più di chiunque altro maledica questa stagione da temperature record, bisognerebbe rivolgere un fiore e una benedizione. Sono loro gli irriducibili figli di un mestiere che li lavora mentre lavorano. E fa di loro una cartolina diversa e una lezione preziosa: godetevi l'estate, non la sprecate a lamentarvi. Oppure venite a farvi un giro sulle impalcature, così poi ne riparliamo.

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