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In Puglia e Basilicata

Punti di vista

La sindrome del papavero alto

papaveri in basilicata

Selvaggi, bellissimi, colorati, dipingono le colline lucane durante la primavera, creando un «tappeto rosso» naturale

24 Aprile 2022

Mariateresa Cascino

Selvaggi, bellissimi, colorati, i papaveri che dipingono le colline lucane durante la primavera creano un red carpet naturale da attraversare con gli occhi pieni di incanto e ammirazione. Pianta della buona notte, utilissima per favorire l’addormentamento e dalle grandi virtù terapeutiche, il papavero è una pianta erbacea gracile e delicata, utilissima nell’industria medica perché ricca di principi attivi e costituenti chimici. Vederla affrescare il panorama trasmette un senso di bellezza infinita e stimola anche profonde riflessioni.

Infatti, camminando su tappeti di papavero rosso viene da pensare alla ricchezza della loro varietà. Tra tutte viene in mente il papavero alto, a cui è associata la famosa Tall Poppy Syndrome, secondo la quale al papavero viene ridotta la statura perché deve crescere alla stessa velocità e altezza delle altre piante. Il povero fiore di campo non può essere apprezzato per le sue virtù e viene reciso per non far sfigurare quelli più bassi che sbocciano a quote ridotte. Sembra che i primi riferimenti a questa sindrome risalgano ai libri di Erodoto e alle riflessioni di Aristotele. Ne parla anche un racconto di Livio sul tiranno Tarquinio l’orgoglioso. Secondo Erodoto, l’imperatore inviò un messaggero a Trasibulo per chiedergli consiglio su come mantenere un buon controllo sull’impero. Trasibulo iniziò a camminare nei campi e, ogni volta che trovava una spiga più alta delle altre, la tagliava e l’appoggiava a terra, senza dire mai una parola. Quando il messaggero tornò dall’imperatore, gli riferì lo strano comportamento del consigliere. L’imperatore comprese il messaggio: doveva eliminare tutto ciò che stava al di sopra degli altri, ovvero tutti coloro che per qualche ragione risultavano migliori di altri, per evitare che il suo potere e la sua supremazia venissero messe in discussione.

Nel giardino sfiorito della nostra società, la sindrome del papavero alto si abbatte con il fastidio e la critica verso chi emerge non consentendo di apprezzarne virtù, capacità e risultati. Tuttavia, come diceva Elbert Hubbard «esiste una cosa molto più rara e fine del talento, cioè la capacità di riconoscere il talento altrui» ed è molto più perfido non valorizzarlo. A proposito di ciò, pensando al destino politico e culturale della mia regione, mi vengono in mente le occasioni sprecate in cui - parafrasando Benjamin Franklin - si è cercato di aumentare l’altezza di un nano tagliando le gambe a un gigante. Così, ogni volta che ignoriamo il successo o ridimensioniamo abilità e risultati raggiunti, un papavero muore. Non è mai troppo tardi per farlo rifiorire.

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