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Potenza, emergenza cinghiali
si potranno anche sterilizzare

La Terza Commissione approva la pdl di Robortella

cinghiali

di ANTONELLA INCISO

Un’emergenza, un peso insostenibile per l’economia lucana, un problema con riflessi in più settori. Dopo gli incidenti, dopo le segnalazioni su un aumento esponenziale del loro numero, dopo le difficoltà evidenziate dagli agricoltori, l’emergenza cinghiali sembra essere arrivata ad una svolta. A portarla la ripresa di fine estate dell’attività consiliare con l’approvazione, a maggioranza, in Terza Commissione consiliare regionale della proposta di legge del consigliere Vincenzo Robortella (primo firmatario) e dei consiglieri Castelgrande e Pace, relativa alle nuove norme per affrontare la questione. Una pdl importante quella del consigliere del Pd, una proposta che arriva dopo le proteste degli amministratori dei piccoli comuni, degli abitanti delle aree più interne, degli agricoltori dei comuni di montagna stanchi di dover affrontare una vicenda cresciuta in Basilicata come il peso degli animali che vengono avvistati.

Una situazione al limite che, ora, con la pdl ed il via libera definitivo in Consiglio regionale (previsto per il mese di ottobre) potrebbe, finalmente, avere un freno. Con misure straordinarie. Norme incisive, capaci di affrontare in maniera concreta la questione. Di qui, l’idea di unire non solo l’abbattimento e la sterilizzazione degli animali ma anche l’utilizzo della carne per creare una vera e propria filiera.

In particolare, con la legge da approvare si punta a «realizzare gli obiettivi previsti nelle aree a diversa vocazione», a «monitorare le azioni condotte per valutarne l’efficacia in termini di riduzione dell’impatto di tali specie nei confronti della biodiversità e delle attività antropiche, con particolare riferimento ai danneggiamenti alle colture e alle attività agricole, alle opere destinate all’agricoltura, alle attività selvicolturali e alla viabilità nelle aree non vocate e vocate», ed a «favorire la creazione di percorsi di filiera relativi alla gestione delle carni degli ungulati selvatici e la valorizzazione della risorsa». In poche parole, per tenere sotto controllo la proliferazione degli animali oltre alla possibilità di cacciare non più tre giorni a settimana ma cinque giorni (sempre nei periodi previsti dalla legge) viene anche valutata la possibilità di catturarli con speciali gabbie e quindi di sterilizzarli o di utilizzarli nell’ambito della filiera della carne. Infatti, una volta catturato ed ucciso l’animale la carne - dopo attenti controlli sanitari - potrà essere macellata e consumata. Incrementando anche la produzione di prodotti di nicchia certificati. Insomma, l’intenzione è quella di trasformare quello che oggi appare solo come un problema in una vera e propria risorsa per il territorio lucano. «Con la proposta di legge – commenta il consigliere Robortella che è anche presidente della Terza Commissione – si distingue tra aree vocate e non vocate, dove intervenire o meno utilizzando lo strumento del selecontrollo, e fissando l’obiettivo finale in 2,5 esemplari per 100 ettari al termine della stagione venatoria. Inoltre, si prevede un report annuale con i dati legati ai danni da fauna selvatica, il numero di incidenti causati dalla presenza dei cinghiali e l’andamento della consistenza della popolazione di questo ungulato. Si disciplina una collaborazione più stretta tra la Regione e gli Atc locali, anche con l’obiettivo di far partire il processo della valorizzazione della carne dei capi abbattuti, trasformando l’emergenza in una possibile risorsa». Insomma, si cerca una soluzione definitiva al problema.

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