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Fca punta su Melfi per l’auto «pulita»: in arrivo Jeep Renegade ibrida

A 25 anni dall’inaugurazione della fabbrica integrata lucana, l’ex Lingotto ha deciso di produrre solo lì le Jeep Renegade Compass ibride

Fca punta su Melfi per l’auto «pulita»: in arrivo Jeep Renegade ibrida

POTENZA - melfi (Potenza)Il futuro è qui, in Basilicata. Fca punta allo stabilimento di San Nicola di Melfi (Potenza) per aggredire il mercato delle automobili «ibride».

A venticinque anni dall’inaugurazione della «fabbrica integrata» in Basilicata, l’ex Lingotto ha deciso che le Jeep Renegade Compass ibride saranno prodotte solo ed esclusivamente a Melfi. La scelta dei vertici Fca è il riconoscimento definitivo dell’eccellenza dell’impianto lucano che venne costruito anche grazie a una sovvenzione pubblica. Noto anche come Sata (Società automobilistica tecnologie avanzate) l’azienda si estende su 11,9 milioni di metri quadri e dà lavoro direttamente 7.265 persone, cui vanno aggiunti altri 2.700 addetti dell’indotto e 800 delle società di servizi. Di qui ogni settimana partono 19 treni a settimana e 80 camion al giorno carichi di vetture. Ora tutto è pronto per la svolta elettrica. Una delle due linee di produzione è stata infatti convertita, qui saranno assemblati i primi suv ibridi di Jeep. Oggi la Renegade è prodotta anche in Cina e Messico, così come la nuova Compass che è prodotta anche in India e Brasile. Ma solo da Melfi usciranno le versioni ibride per essere vendute in tutto il mondo. Le prime vetture dovrebbero essere prodotte entro la metà del 2020. Saranno le prime ibride del gruppo in Europa, dove verranno lanciate in tutti i mercati quasi contemporaneamente. È un altro tassello previsto dal piano da 5 miliardi di euro per gli stabilimenti italiani annunciato a novembre dell’anno scorso, che prevede anche la 500 elettrica a Mirafiori, il Ducato alla Sevel, l’Alfa Romeo Tonale a Pomigliano e i nuovi modelli Maserati.

Un innesto di tecnologia che pesa circa 300 chilogrammi in più, ma che consentirà di viaggiare in ogni area delle grandi città, comprese le Ztl più restrittive. Più che la tecnologia, la vera transizione dentro lo stabilimento ha riguardato il personale che è stato formato in un’accademia interna, dove sono state spiegate grazie alla realtà virtuale le nuove tecnologia e la loro industrializzazione. Comprese le norme di sicurezza, che prevede doppi guanti e un tappetino in grado di scaricare a terra l’energia che alimenta il sistema. Non solo auto a basso impatto, ma anche una fabbrica che in tre anni ha ridotto del 40% il consumo di energia, del 25% le emissioni di Co2 e del 60% il consumo di acqua.

L’energia non arriva dalle centinaia di pale eoliche che circondano la fabbrica, ma da una centrale di trigenerazione alimentata a gas, che fornisce l’energia e il calore necessario.
Qui ci sono i primi robot collaborativi, che faciliteranno il lavoro degli operai che sono divisi in «dominì» composti da un team leader e sei addetti. Tutto suddiviso su tre livelli e 119 ruoli. Un modello organizzativo che sarà replicato anche per gli altri impianti italiani dove si realizzano vetture elettriche: Mirafiori da dove uscirà sempre a metà 2020 la 500 Bev, a Pomigliano da dove arriveranno le Panda mild hybrid, e alla Sevel dove verranno prodotti i Ducato elettrici. La svolta green del gruppo comprenderà anche altri modelli, forse anche la 500X su cui le valutazioni sono avanzate, e che viene prodotta a pochi metri dalle due Jeep plug-in. [ma. bra.]

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