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L’eterno studente... Franco Giannelli

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L’eterno studente... Franco Giannelli

I giorni mitici del Conservatorio «Niccolò Piccinni» di Bari diretto da Nino Rota erano caratterizzati dalla presenza di personaggi che resteranno sempre presenti nella memoria di chi ebbe la ventura di essere partecipe di quello straordinario momento. Tra i più amati protagonisti della vita della scuola c’era il Maestro Franco Giannelli (Milano, 23 luglio 1933 – Bari, 17 marzo 2020), dalla metà degli anni Sessanta del secolo scorso prima docente di Esercitazioni corali poi docente di Storia della musica e Bibliotecario, musicista e intellettuale raffinatissimo a cui tutti noi allievi facevamo sempre riferimento per qualunque questione storico-musicologica, soprattutto perché lo storico e l’intellettuale mai prevaricavano in lui il Musicista.

Oltre alla formazione accademica che lo vedeva laureato in Lettere nonché diplomato in Pianoforte e in Composizione, l’amore per la musica era una caratteristica dell’uomo, la cui sensibilità e disponibilità alla conoscenza e la costante curiosità per tutto quanto avesse a che fare con il mondo della musica e della cultura in senso lato erano palesemente riscontrabili: se si entrava nella sua aula fuori dall’orario di lezione lo si trovava sempre immerso nella lettura di testi di ogni genere se non al pianoforte intento allo studio di partiture di ogni sorta. Era sempre desideroso di conoscenza e studioso di musica di ogni genere o epoca senza preclusioni e capitava spesso che condividessimo con lui le nostre più recenti scoperte per poi riscontrare che lui già ne era al corrente, fornendoci anzi ulteriori materiali critici e partiture per noi allievi di difficile reperimento. Ricordo come dopo la rappresentazione dell’Antigone di Tommaso Traetta nel corso del Festival della Valle d’Itria del 1977 andai a parlargliene, tutto entusiasta della bellezza di quella musica: Franco, con la generosità sua tipica, andò a prendermi la partitura dell’opera, che era riuscito a procurarsi, e me la prestò per un lungo periodo di tempo – era estate e gliela resi alla ripresa delle lezioni in autunno – con mia gioia, ma non con sorpresa, perché fin dai primi anni Settanta, quando misi per la prima volta piede in conservatorio, avevo già avuto prove innumerevoli della sua totale apertura e della sua cultura musicale. In un periodo in cui stavo scrivendo le musiche di scena per una Medea di Euripide e avevo necessità di materiali musicali relativi alla musica greca antica, fu lui a scrivermi su un quaderno pentagrammato gli schemi modali e i frammenti più significativi pervenutici, affinché io potessi prenderli a modello. E così quando per motivi analoghi ebbi un innamoramento per la cultura bizantina passammo ore insieme in biblioteca e quindi al pianoforte e perfino a cantare a prima vista brani di quel particolarissimo e raro repertorio, spesso con la presenza di visitatori graditissimi come il carissimo Cama Buccarella, docente prestigioso di Armonia, e Anna Maria Vallin, soprano di valore e splendida docente di Arte scenica in quegli anni. Franco Giannelli e Cama Buccarella, insieme con Annamaria Vallin, si dedicarono con passione anche all’insegnamento della musica ai fanciulli, seguendo a volte criteri moderni e sperimentali come il metodo di Edgar Willems, applicato con importanti risultati dal punto di vista pedagogico: in questo erano fortemente sostenuti dal Maestro Rota, che in loro stimolava l’interesse per l’avvicinamento agli studi musicali dei fanciulli nell’età più propizia, quella cioè in cui si impara a leggere, scrivere e far di conto; argomento, ahimè, ancora non affrontato come giusto sarebbe dall’ordinamento della scuola italiana. 

Franco era rampollo della famiglia Giannelli, che aveva accolto affettuosamente Nino Rota e sua madre Ernesta quando giunsero a Bari. Prudenzina Giannelli, per noi più vicini a Rota «zia Prudenzina», era stata una seconda affettuosissima madre di Franco, sorella del padre di lui e legatissima a Rota, che quando componeva la voleva sempre vicina perché riteneva preziose le sue impressioni di persona non tecnicamente competente di musica ma di estrema e luminosa sensibilità. Franco fu quindi vicino a Rota e quando entrò nel numero dei docenti del conservatorio barese le sue funzioni furono decisamente superiori e più importanti di quanto generalmente spettasse a chi ricoprisse quegli incarichi. Era effettivamente l’assistente del nostro direttore in ogni cosa che riguardasse gli aspetti più specificamente «musicali» della scuola, in primis l’organizzazione dei saggi di studio, da Rota particolarmente seguiti: Franco Giannelli era colui che rendeva realizzabili, sentite le intenzioni di Rota, produzioni anche molto complesse, che andavano dall’esecuzione di importanti brani musicali per specifiche ricorrenze agli allestimenti di opere liriche di autori classici o moderni, da Piccinni a Pergolesi, da Menotti allo stesso Rota a quelle di allievi delle classi di composizione, come il caro Ottavio De Lillo. Giannelli sapeva bene come sostenere le iniziative rotiane, soprattutto quando le cose si facevano un po’ difficili. Ricordo che una volta per una produzione dell’opera di Rota in un atto  Lo scoiattolo in gamba  insieme ad altri saggi scolastici si presentò il problema di trovare il luogo adatto alla rappresentazione, non possedendo ancora il Conservatorio il grande Auditorium, oggi di nuovo funzionante, che Rota fortemente volle.
Franco mi guardò con il suo sorridente ammiccamento e mi disse che la cosa si sarebbe realizzata all’istante: bastava dire a Rota che la cosa era difficile perché ci sarebbe voluto un teatro. Detto fatto! C’era una cosa che Rota detestava più di tutto: il solo pensare che qualcosa di buono trovasse impicci ed impedimenti. Immediatamente Rota si fece passare dal centralino il Teatro Piccinni e senza por tempo in mezzo incaricò tutti i responsabili di prendere i necessari accordi per passare alla fase organizzativa e operativa. Molte volte l’intervento mediatore e organizzativo di Franco Giannelli risolveva noiose e inevitabili questioni burocratiche a favore dello scorrevole funzionamento della scuola. I saggi di studio erano combinati in modo tale da permettere agli allievi di tutte le classi di esibirsi nelle migliori condizioni e sempre con il concorso di tutta la scuola: non c’erano strumenti o classi privilegiati, tutti dovevamo essere presenti a quelle serate in cui si ascoltavano spesso per la prima volta musiche altrimenti di rarissima esecuzione perché composte per strumenti di rado protagonisti di esibizioni solistiche. In questo lavoro di coordinamento, davvero lungimirante e capillare, emergevano la profonda cultura musicale e l’intento educativo di Franco Giannelli, qualità degne di un discepolo di Nino Rota e saldamente radicate in un docente la cui sete di conoscenza si era spinta fino alla frequenza di svariati corsi di Musicologia e Filologia musicale, come quelli sul canto gregoriano tenuti da luminari quali Nino Albarosa o Bonifacio Baroffio, intatti restando la curiosità e l’interesse per quanto valesse la pena di essere studiato e indagato. Io conservo con particolare affetto lo spartito dell’opera di Benjamin Britten  The Turn of the Screw  che Franco mi donò dopo avermene parlato affinché io ne assimilassi la struttura musicale e drammaturgica in un periodo in cui cominciavo a comporre i miei primi lavori melodrammatici. Un giorno, mentre Nino Rota leggeva, con la sua mirabile prima vista, alcune mie composizioni per voce e pianoforte su poesie greche antiche, le osservazioni di Franco mi colpirono per la capacità di individuare sfumature linguistiche con lucidità e sottigliezza analitiche che raramente ho riscontrato in persone spesso tanto convinte di sé quanto poco competenti.

L’aspetto che oggi ancora mi colpisce della persona e del musicista Giannelli è la sua schiva volontà di non assumere mai pose cattedratiche, preferendo sempre una posizione appartata e modesta, capace però anche di esporsi vivacemente quando fosse il caso di sostenere un principio, un’ipotesi programmatica, un’idea di cui fosse convinto, con lo zelo dell’uomo sempre dedito allo studio e alla riflessione sulle cose che riteneva importanti. Pur essendo molto attivo come musicologo, conferenziere, esecutore come pianista, direttore di coro e di complessi strumentali, volle restare sempre appartato e poco visibile e per questo Rota amabilmente lo definiva «l’eterno studente»: Franco giustamente non intravvedeva in quella definizione una  diminutio , perché, dette da Rota, quelle parole indicavano qualcosa che era sacro e fondamentale per Franco, come per tutti noi che crescemmo sotto l’egida rotiana, e cioè la disposizione e la volontà di essere perennemente dediti allo studio, al perseguimento costante di quella conoscenza, della  gnosis  che secondo Platone divinizza l’Uomo. Fu una grande lezione del nostro Maestro e Franco Giannelli per tutta la sua vita di uomo, musicista e didatta ne fu attivo testimone. La notizia del suo essersi congedato da noi che lo amavamo il 17 marzo di questo singolare 2020 ha molto addolorato tutti quanti lo conobbero, ma insieme in tutti rimane il sorriso mite, intelligente e affettuoso del nostro fratello Eterno Studente.

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