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NOVELLE CONTRO LA PAURA

E Lily indaga il mondo di sospiri

Uno stralcio del secondo capitolo tratto da «Lily e il Mondo dei Sospiri». Primo incontro della ragazza con il Mondo invisibile e alcune delle sue creature magiche

E Lily indaga il mondo di sospiri

Poco meno di un’ora dopo, Lily raggiunse l’Abbazia di Santa Maria di Calena. Era piuttosto difficile trovarvi qualcuno, poiché era caduta in disuso da diverso tempo. È un vero peccato che tanta meraviglia non venga valorizzata, si ritrovò a pensare la ragazza, mentre scavalcava la piccola recinzione. Sebbene una volta fosse un Convento Benedettino e per lunghi anni un centro molto ricco e indipendente, oggi era proprietà di privati. Ciononostante, Lily si rifugiava spesso al suo interno: per fortuna non l’aveva mai beccata nessuno. In fondo non faceva nulla di male: si sedeva in un angolo a osservare il cielo. Il tetto dell’Abbazia era stato distrutto durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, per questo oggi il sole illuminava ogni cosa.

La prima volta che venne qui, fu dopo aver letto il libro di un suo ex professore delle scuole medie, il professor Russo. Si trattava di un libricino di poche centinaia di pagine, ma ricco di riferimenti storici e di leggende. Lily conservava gelosamente la sua copia e lo sfogliava tutte le volte che poteva. Quel giorno aveva portato con sé il libricino e seduta nello stesso angolo dov’era accomodata adesso, lesse di un’antica leggenda che riguardava questo posto: all’interno dell’Abbazia di Calena si celava un tesoro, sotterrato da qualche parte insieme al corpo di una delle figlie di Barbarossa; sembrava che questo monastero fosse collegato al mare tramite un passaggio segreto, ora infestato da oscure presenze, che avrebbe permesso ai frati, in caso di pericolo, di fuggire alla volta del mare e raggiungere l’Abbazia delle Tremiti, un arcipelago non molto distante dal suo paese, ad oggi raggiungibile con diverse imbarcazioni.

Trascorsero diverse ore, ma oltre alla sua presenza non c’era nient’altro a riempire le vecchie mura del monastero. Antàsia non si era presentata. Lily si alzò da terra piuttosto scoraggiata e si scrollò la breccia dai pantaloni. Le sembrò di udire uno strano rumore, simile al ronzio di una vespa, ma più dettagliato. Si voltò alle sue spalle per cercare di capire chi o cosa fosse, ma oltre alle mura decadute, non scorse la presenza di nessuno. Il rumore indecifrabile era ancora presente. Mai come in questo momento le sarebbe tornata utile una voce. «Cosa ci fa una di noi da queste parti? Aspetta un momento. Non mi sembra affatto una di noi. Ha un odore totalmente diverso» disse Beddy a Duty.

«Se fosse una di loro non potremmo vederla.»

«Hai ragione, però… non lo so. Non riesco a capire» continuò la sorella. Lily continuava a guardarsi intorno. «Sembra che la ragazza ci senta» asserì Beddy. «Sciocchina, è alquanto improbabile. Non mi è ancora chiaro perché riusciamo a vederla, ma stai sicura che non potrà mai accadere il contrario. È soltanto una ragazzina! Non può aver già acquisito tu sai cosa.»

«Se la osservi con attenzione, puoi notare quanto sia circospetta. Credo che senta le nostre voci» insistette Beddy.

Duty scoppiò a ridere. Iniziò a fare lo sbruffone e uscì da dietro il masso. «Ora vedremo chi ha ragione!» esclamò tutto convinto. Beddy era contraria a tanta sfacciataggine. La situazione era più strana del previsto e temeva di finire in guai ben peggiori. Quella ragazza non era una di loro e non sapevano di cosa fosse capace.

«Ehi, tu! Sì, proprio tu! Mi vedi?»

Duty iniziò a saltare senza sosta alle spalle di Lily, cercando di dimostrare quanto Beddy si stesse sbagliando.

Lily tornò a percepire quel rumorio fastidioso e insistente. Non comprendeva alcuna parola, ma ne sentiva la presenza.
Si guardò intorno più volte, ma oltre a non vedere nessuno, iniziò a girarle la testa. Poggiò una mano sulla fronte, mentre provava un senso di vertigine. Aveva girato su se stessa troppe volte. Si inginocchiò a terra e tenne gli occhi chiusi per un po’.
«Sto impazzendo. Non c’è nessuno qui con me», cercò di convincersi.

Quando riaprì gli occhi, il suo sguardo finì dritto verso una stranissima cosa saltellante e minuscola.

«Guarda, Beddy! Mi sta guardando! Devo ammettere che sembra mi veda davvero. Però ti dimostrerò che non è così. Mi avvicino un altro po’.»

Duty si avvicinò il più possibile a quel viso gigante e posò le mani intorno al bacino. Fece una linguaccia e poi si voltò a guardare sua sorella.

«Visto? Non mi vede.»

«DUTY! ATTENTO!» urlò Beddy a gran voce. Stava osservando la scena ben nascosta dietro al sasso e si era sporta un po’ per vedere meglio.

Lily afferrò quell’esserino minuscolo tra il pollice e l’indice e lo avvicinò al suo viso.

«METTIMI GIÙ!» urlò il piccoletto, scalciando con le sue gambette esili.

«E tu cosa diavolo saresti?» pensò Lily, osservandolo con estremo stupore. Non aveva mai visto niente di simile prima d’ora.

«Di certo non sono la tua cena!» le rispose Duty, mentre cercava invano di liberarsi.

A quella distanza ravvicinata, Lily riuscì finalmente a capire cosa farneticasse quel piccoletto. Rimase ancor più sorpresa quando si accorse che aveva risposto alla sua domanda.

«Puoi sentirmi? Cioè, capirmi?» formulò con la mente.

«Certo che ti sento! Mettimi giù, per favore.»

Lily acconsentì a quella richiesta e posò per terra il piccolo Duty. Una volta libero, l’esserino si rifugiò velocemente dietro al sasso.

«Sei un’idiota! Te l’avevo detto che ci sentiva! E a quanto pare ci vede anche!» lo rimproverò Beddy, dandogli diversi colpi sulla testa azzurra.

«Aspetta! Non avere paura, ti prego. Non voglio farti del male».

Lily sperava con tutto il cuore che quella strana creatura ascoltasse i suoi pensieri.

«Mi sta chiamando…»

«La sento anch’io.»

«Cosa facciamo?»
«Non possiamo fidarci.»

La ragazza si sporse oltre il sasso e vide non una, ma ben due creature minuscole. Era estasiata. Non riusciva a credere di essere sveglia.

«Gli umani sono pericolosi. Lo sai anche tu» continuò Beddy, incrociando le braccia al petto e costringendo il fratello ad ascoltarla.

Duty alzò appena lo sguardo; per poco non gli venne un infarto quando vide due narici giganti soffiare nella sua direzione.

«AAAH!» urlò Beddy a sua volta, stringendosi tra le braccia di Duty.

«Non voglio farvi del male. Ve lo giuro».

Lily cercò di capire cosa fare per non spaventarli. In effetti era almeno cinquanta volte più grande di loro. Incrociò le braccia al petto e attese. Sperava che restando ferma, in silenzio, e lasciando loro tutto il tempo a disposizione, prima o poi si sarebbero fidati.

Beddy si sporse a guardare la giovane umana.

«Ora se ne sta seduta lì.»

Duty la guardò a sua volta.

«Secondo me dovremmo parlarle. Anche se non capisco perché comunica con i pensieri e non con la voce» le fece notare il fratello. Beddy non ci aveva pensato.

«Non è la prima volta che la vedo da queste parti» continuò Duty, osservandola meglio. Aveva già visto quella ragazzina dai lunghi capelli color rame.

«C’è qualcosa che non torna. Se riesce a vederci vuol dire che è già entrata nel Mondo dei Sospiri, nonostante la giovane età.

Altrimenti le sarebbe impossibile. Tuttavia ci guarda e ci studia come se fosse ancora un’umana.»

«Facciamo prima a chiederlo a lei» le rispose Duty convinto.

Beddy dovette dargli ragione. La curiosità era troppo forte. Il piccoletto strinse forte la mano della sorella e a passi lenti si avvicinò alla ragazza. Lily sfoderò un sorriso emozionato.

«Ciao!» pensò tutta contenta.

Beddy tirò una gomitata a Duty e lo invitò a parlare.

«Ehm… ciao! Come ti chiami?»

“Lily. E voi?”

«Io sono Duty, mentre lei è Beddy. Perché ci parli attraverso i pensieri?»

«Ho perso la voce, qualche anno fa».

«Oh… mi dispiace.»

Lily scosse la testa e si avvicinò un altro po’ ai piccoletti, per sentirli meglio.

«Non mi era mai capitato di poter comunicare con la mente. Voi riuscite a leggere i pensieri?».

Duty annuì.

«È uno dei nostri poteri.»

Lily si morse il labbro, nervosa e curiosa allo stesso tempo. Chi erano queste creature? Era forse la prima persona ad averle viste?

«Ma voi, di preciso, chi siete? Gli umani sanno della vostra presenza? E siete solo voi due o ce ne sono altri?»

«Troppe domande!» esclamò Beddy un po’ indispettita.

Duty le diede una gomitata.

«Non essere così scortese. Se voleva farci del male l’avrebbe già fatto.»

«Penso che dovremmo parlarne prima con Antàsia» continuò Beddy.

Non appena sentì pronunciare quel nome, Lily sgranò gli occhi e chiese intensamente di lei.

«Voi la conoscete? Sono venuta qui proprio perché ho ricevuto un suo messaggio».

«Non posso credere che questa ragazzina abbia già sviluppato i tre sensi. Mi sembra assurdo!» continuò Beddy, infastidita.

«Eppure ci vede… E conosce Antàsia.»

«Allora perché la nostra Portavoce non si è presentata?»

Duty alzò le spalle.

«Non ne ho idea.»

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