Mercoledì 22 Settembre 2021 | 23:59

Il Biancorosso

Serie C
Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

 

i più letti

NOVELLE CONTRO LA PAURA

L’ultimo viaggio nel nome di Salgàri

Giovanni Colonna racconta le avventure tra navi, onde e cabine

L’ultimo viaggio nel nome di Salgàri

Emilio Salgàri lo aveva plagiato fin da ragazzo e, quando gli offrirono, un imbarco su l’«Ambra», un vecchio cargo in linea per le Indie, non ci pensò due volte: la tigre di Mompracem, i pirati della Malesia, la Perla di Labuan l’ aspettavano! Il Taxi lo scaricò sotto la stazione degli uffici del molo containers. Depositò il suo bagaglio, consistente in due piccole valigie nel pulmino dell’Ente Porto, unico mezzo di trasporto passeggeri che poteva circolare nel molo e che le avrebbero consegnate alla nave.
-«Due sole piccole valigie!» - disse fra sé e si ricordò dei primi imbarchi quando s’imbarcava con un grosso baule… Quanto tempo era passato… Preferì procedere a piedi lungo l’immenso molo per sgranchirsi le gambe, e per arrivare il più tardi possibile alla meta. Seguiva il tracciato riservato ai pedoni. L’immenso molo containers era in piena attività. I pacèco, gru-dinosauro a forma di giraffa, pescavano con il loro lungo collo dal ventre di una Porta Container i grossi scatoloni e li adagiavano sulla banchina, subito ripresi dai «cavalieri» che correvano veloci con il loro container sollevato e lo smistavano sul lato sinistro della banchina esattamente nel posto previsto dalla Direzione dell’Ente. Il molo era un’immensa scacchiera numerata e i containers erano spostati come delle pedine a forma di parallelepipedi dal peso di oltre 20 tonnellate o 40 se doppi. I cavalieri ritornavano vuoti alla nave da scaricare.

E la giostra continuava… In fondo al molo, ormeggiata, stava imponente la «Mediterranea» ancora più gigante, a causa delle sue stive vuote. Attorno, come formiche, sulla banchina squadre di uomini indaffarati con pitture e macchinari: manutenzione di routine. Jack guardava sgomento quelle formiche e le confrontava con l’immensa scatola d’acciaio, lui, anche lui era una formichina e avrebbe dovuto domare quel mostro. Scacciò subito questo incubo, era la terza volta che comandava navi del genere; una volta sul ponte di comando le parti si sarebbero invertite, da quella posizione avrebbe dominato il gigante. Era un gigante buono, si sarebbe rivelato docile ai comandi di semplici leve e pulsanti, anche se un po’ lento nelle manovre a causa della sua grande mole. Era giunto finalmente sotto bordo e iniziò la lunga salita dello scalandrone. Arrivò in cima alla scala col fiato grosso, si ricordò della prima volta che era salito su uno scalandrone: quello traballante dell’Ambra da Allievo, pieno di speranze e di timori, ma senza il fiato grosso, tanti anni erano passati… una vita...

Aprì la porta del cassero e una folata d’aria condizionata lo investì, entrò nell’ascensore che lo riportò al piano del suo appartamento. Il suo cameriere (il maestrino) era lì davanti alla porta ad attenderlo con il suo bagaglio. Jack entrò, licenziò subito il cameriere e si stravaccò sull’ampio letto. Voleva riposare tranquillo fino all’indomani mattina. Il sole stava tramontando e presto il buio avrebbe preso il sopravvento. Dai due oblò grandi e rettangolari come finestre poteva ammirare il 2 tramonto e il golfo di Trieste e la luce entrava quel tanto da illuminare la grande camera arredata con semplicità e buon gusto. A questa visione come flashback si sovrapponeva la striminzita cabina della sua prima nave, condivisa con il collega di macchina: due cuccette a castello sul fondo, un divano da due posti a sinistra e un armadio a destra, un piccolo oblò tra l’armadio e le cuccette, lo spazio era così ristretto che in due si poteva stare solo se uno occupava una cuccetta. Caldo da morire. Ora poteva godersi tutta una suite di lusso. Che cosa poteva pretendere di più? Qualcosa però aveva perso: la gioventù! Si guardò nello specchio enorme che copriva l’armadio e vide una testa quasi tutta bianca. Quest’ultimo viaggio voleva goderselo il più possibile, avrebbe demandato ai suoi ufficiali tutte le funzioni della nave, sarebbe intervenuto solo nei casi di necessità. Voleva vivere di rendita:

- «Chiamatemi solo in caso di emergenza e un’ora prima dell’arrivo al prossimo porto» - avrebbe scritto così nella parte dedicata alle consegne del Comandante sul brogliaccio di bordo. A terra nei porti sarebbe sceso prima di tutti per rivedere ancora i paesi tante volte visitati: Singapore, Hong Kong, Tokio, Kobe, Yokohama, Kaoshiung, Penang… E poi finalmente in pensione, prima dei sessant’anni, a godersi la sua villetta in campagna, a dimenticare le navi, a coltivare i fiori e pomodori, a giocare col cane… Si svegliò nel pieno della notte, era con tutti gli abiti addosso, e un languorino allo stomaco lo avvertì che si era addormentato senza aver cenato, entrò nel salotto e trovò la cena sul tavolino che il «maestrino» previdentemente gli aveva portato.

Mangiucchiò qualcosa, si spogliò e si rimise a letto, l’indomani c’era una giornata piena di lavoro cui purtroppo non poteva demandare a nessuno. E venne il giorno della partenza. Salutò con tre fischi prolungati il porto di Trieste: attese che i rimorchiatori che avevano aiutato la nave alla manovra di disormeggio, rispondessero con altri tre fischi prolungati, ancora un altro breve dalla nave, un colpo breve di risposta e rotta per l’Estremo Oriente! Iniziò così l’ultimo viaggio. Le soste nei porti furono molto brevi. Jack doveva accontentarsi di dare l’addio in fretta e furia e, anche in ore notturne, alla sua Singapore che cresceva sempre più in fretta: «Cianciàlli», la viuzza piena di negozietti dove si vendeva di tutto, che resisteva ancora, presto fagocitata dai giganteschi palazzi di Raffle Square Hong Kong la rivide sempre più irriconoscibile, si rifugiò nella vecchia Nathan Road avrebbe voluto gustare per l’ultima volta il pollo al curry al «Chanteclaire», ma non riuscì a trovare quel locale; bisognava fare in fretta niente cena al ristorante galleggiante Aberdeen visitato da Sophia Loren quando interpretò nel ‘67 La Contessa di Hong Kong, e neanche a bere un drink nel famoso night Susy Wong. A Tokio la Mediterranea si fermò finalmente qualche giorno. Finiva il viaggio di andata.

Trascorse una serata alla Ginza, cenò in uno dei caratteristici locali a base d’intingoli vari che cucinò da sé su una piastra elettrica situata sul bancone davanti a ciascun 3 cliente. A Kobe riuscì a mangiare la famosa bistecca! Tutto il viaggio di andata e parte del ritorno trascorse tranquillo e veloce. Solo l’arrivo a Kaoshiung (Formosa) fu un po’ laborioso a causa di un ciclone che correva dietro la Mediterranea. Il tifone aveva sfiorato appena Kaoshiung, per fortuna, e la Mediterranea riprese la sua rotta per Singapore. Si tenne ben lontana dalle infide acque del Borneo e del Sarawak. Jack salutò Sandokan e la Perla di Labuan. Era stato a Sibu anni prima a caricare tronchi e aveva rivissuto quei luoghi descritti da Salgàri. Era una notte splendida. Il mare calmo, la luna … «Quella notte, il mare che si stende lungo le coste del Borneo era d’argento. La luna che saliva in cielo col suo corteo di stelle, attraverso una purissima atmosfera».

Come fece Salgàri che non c’era mai stato a descrivere in modo così reale quella notte orientale? La Mediterranea si preparava per l’arrivo a Singapore e c’era un problema: l’ingresso nello Stretto della Malacca era infestato dai pirati e andare adagio per loro sarebbe stato un gioco con le loro barchette salire sulla nave, benché alta di bordo, e assalirla, perciò Jack decise di entrare nello stretto a tutto vapore, continuare con quest’andatura fino all’arrivo a Singapore e nella rada dare fondo in attesa delle sei del mattino.

Alla velocità di ventiquattro nodi sarebbe stato impossibile per i pirati salire sulla nave! Al traverso del fanale di Horsborough che segnava l’ingresso dello stretto, la nave corresse la rotta per Singapore e scivolava silenziosa nel buio della notte, le luci di posizione delle numerose imbarcazioni che s’incrociavano erano dei puntini rossi e verdi che velocemente apparivano e sparivano al traverso. Jack si ritirò in camera a leggere come suo solito alcune pagine di un giallo prima di addormentarsi. Si stava assopendo quando si accorse che il salotto era illuminato, si alzò e notò che un tizio stava coprendo con la tendina un oblò di prora.

Continua nell’edizione di domani

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzetta Necrologie