Venerdì 05 Giugno 2020 | 09:43

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Condominio COVID-19 Abito in quella città che si associa immediatamente al Nord Italia. Città che non dorme mai. La grande mela italiana. Abito nel cuore della nostra regione economicamente più sviluppata, più fashion, più ambita, più potente, e ora più isolata che mai. Isolata e desolata. Avete già capito che abito a Milano, no? Eppure, io Milano non l'ho mai vista. Davvero. Perciò non mi pesa rispettare le nuove regole. Io non esco. Distanza di sicurezza? E chi mi vede mai? Mascherina e guanti? Sciocchezze. Scommettiamo che, se pure dovessi uscire, non me li farebbero mettere? Purtroppo, sono l'unico nel mio condominio a essere così fortunato. A non dover cambiare nulla. A continuare a vivere così come sto facendo da quando esisto.I vicini di casa del pianerottolo sono preoccupati. Lei è una operaia, ora in cassa integrazione. Lui è un barista. Entrambi sono a casa, ma parlano poco. Prima si sentivano delle gran risate di lei quando parlava al telefono, una volta tornata dal lavoro. Ora sta zitta e, anche se entrambi sono dentro, non si sente più nulla tranne i loro passi.

Ah, non vi ho detto che io abito in un piccolo condominio di otto appartamenti. Il mio è al numero cinque. Dunque, i due vicini sono del numero sei. Per fortuna, il numero sette, sopra di me, è più gioioso. Una coppia pugliese che mette spesso la musica ad alto volume, solo che questa volta nessuno si lamenta. La donna sforna qualcosa di buono ogni giorno. Lui le dice di smettere di cucinare, ma poi si mangia tutto. Lei gli risponde: «Meglio così, mangia tu, così non ingrasso». «E allora perché cucini?». «Perché mi piace e ora ho tempo».

Ora ha tempo. Sembra che molti, ancora, non abbiano capito il valore del tempo. Certo, so che non è facile fantasticare sul valore del tempo quando non hai soldi, quando è tutto fermo, quando anni e anni di sacrifici si polverizzano in un attimo. Ma io, adesso, non parlo di voi. Voi sì che il tempo lo capite, perché lo avete investito senza avere soldi indietro. Ecco, allora, che il tempo non è denaro. E la coppia di sopra lo sa. Accanto a loro, invece, nell'appartamento numero otto, c'è un povero cristo. Quando la malattia ha dato i primi colpi al nostro Paese, lui ha ricevuto qualche colpo in faccia, la sera, tornando dal bar che gestisce. Da allora ha paura di uscire, non sa nemmeno che cosa potrebbe succedere se un giorno tornasse al lavoro. Ha paura della sua pelle, dei suoi occhi a mandorla. O forse ha più paura di essere cinese. O forse è terrificato da quelli che pensano che il virus sia un prodotto made in Cina.

Quella signora che sforna i dolci l'ha chiamato un paio di volte, gli ha bussato alla porta, ma lui non apre. Chissà che cosa mangia. Così, lei ha deciso di lasciargli ogni sera un vassoio con qualche piatto o del cibo davanti al portone. Ogni mattina trova il vassoio pulito davanti alla sua porta, con dentro un foglio formato A4, dove c'è scritto «grazie» sia in italiano che in cinese. Per adesso, la donna ha una quarantina di fogli. Le dispiace buttarli, vede quei fogli un po' come i caffè che il cinese poggia sui vassoi del suo bar, dove lei non entra molto spesso perché lui non vuole essere pagato e lei si sente in imbarazzo. «Ma vedi un poco», si diceva, «l'unico che mi offre un caffè gratis a Milano è un cinese. Mai avuto un caffè gratis nemmeno da un meridionale. Hanno dimenticato come si fa laggiù, da noi».

Passiamo ai piani più bassi. Sotto di me c'è il numero tre, accanto a loro il numero quattro. Il numero tre è vuoto. Fino a un mese fa ci facevano dei gran rumori, che fastidio! L'appartamento è in ristrutturazione e i nuovi proprietari avevano pianificato di passare tutta la primavera a ristrutturarlo, per poi venirci a vivere. Ah-ah! Hanno pianificato! Penso che dopo questa sventura mondiale, pochi saranno quelli che si permetteranno il lusso di pianificare. Devo ammettere di essere un po' egoista. I rumori che facevano mi davano davvero molto fastidio, soprattutto quelli inattesi. Da quando non si sente più nulla, sto meglio. (La musica dei pugliesi, però, mi piace.) Ah, il numero quattro. Loro due stanno per separarsi e, per loro, ogni #restiamoacasa, ogni #iorestoacasa è una pugnalata, soprattutto per lui perché, da quanto ho capito, nella casa ci sarebbe rimasta lei mentre lui stava sul punto di andarsene. Adesso sono costretti a odiarsi ancora per un po'. Per chissà quanto tempo ancora. Mentre i pugliesi di sopra mettono su dei chili con panzerotti e focacce, questi due forse non mangiano. Forse ognuno in camera propria. Lo stare insieme può essere una forzatura, a volte. E chissà quanti ce ne saranno, adesso, ad essere «separati in casa» alla lettera.

Ed eccoci ai numeri uno e due. Al numero due c'è una famiglia con due bambini. Loro non capiscono l'importanza delle mascherine, dei guanti, della didattica online. Quasi quasi era meglio quando si andava a scuola, almeno uscivano e giocavano con gli amici. «Cos'è questa, una guerra?», si chiedono. E allora ecco la madre che inizia di nuovo. Lei che aveva già visto la guerra in un’altra nazione lo sa bene che cos'è. Ma sa anche bene che il pericolo è sempre quello aereo,che si tratti di bombe o del virus e, perciò, non si può uscire. «Lamentatevi quanto volete, bambini». Nell'appartamento numero uno vivono due vecchietti. Le uniche persone che abitano in questo condominio sin da quando è stato costruito, nei felici anni Sessanta. Hanno visto tutti coloro che ci sono venuti e che se ne sono andati: coppie giovani, famiglie, studenti, italiani e stranieri. Ma la situazione attuale, dicono di non averla mai vista. Loro due non ce la fanno a non uscire. Sì, a messa non si può più andare, ma a far la spesa sì.

Pregare si può sempre e ovunque, soprattutto per i martiri di oggi che sono quelli che lavorano nelle corsie. Degli ospedali e dei supermercati. Ed eccoli, stanno tornando dalla spesa, salutano perché ci vedono sul balcone. Ah già! Non vi ho ancora detto nulla sull'appartamento numero cinque, cioè il mio. Oltre a me ci sono altre due persone. Nessuno mi vede, no, però loro non vedono l'ora di vedermi. Quando arriverà il momento, forse tutto sarà finito. Forse l'attesa finirà. Chi deve rimanere insieme, rimarrà. Chi si deve separare, si separerà. I miei coinquilini non avevano pianificato nulla.
E perciò la felicità sarà immensa. Tra un mese nasco e usciremo tutti e tre. Ogni giorno.

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