Venerdì 07 Agosto 2020 | 03:15

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NOVELLE CONTRO LA PAURA

La Legge della ragione e dell’esperienza umana

«Avendo letto qualche riga avrò pensato che un libro complicato necessitava di tempo»

L’attrice barese Antonella Maddalena

Libro delle mie brame quale quesito si insinua tra le tue rime? E così nell’osservare e nell’analizzare con indagine sensoriale, tattile, più che con la logica, che comunque non m’appartiene, decido che il libro che mi accompagnerà nel primo viaggio, nell’estasi-paura della prima anestesia della mia vita, è Legge della ragione e dell’esperienza umana.

Avendo letto qualche riga avrò pensato che un libro complicato necessitava di tempo e sofferenza; il tempo sapevo di averne, la sofferenza non sapevo ancora a che grado mi sarebbe piombata, in genere si sa che la sofferenza la vive chi la può sopportare, e forse è così, forse è più disastroso il russare di un’anziana signora che sospira beata nel sonno, o forse il dolore rende nauseabondo ogni battito di ciglia nella notte più buia.

Milano, grigia e nebulosa d’affar suo e d’affar della cucina, rendeva i miei cerulei occhi d’un grigio topo, penso, nell’oroscopo cinese io sono topo, in effetti io amo i formaggi, ci sarà un’attinenza?
Spero di no! Il libro era poggiato sul comodino a vista, così i dottori avrebbero pensato: «Che ragazza intellettuale, ma è di Bari? Ma legge di…? Ma ha gli occhi grigi?».

Avevo pensato di risultare una ragazza, se ancora così mi si può chiamare, interessante. Invece non lo ero, non mi sentivo più niente e allora potevo studiare, si la filosofia, ho sempre amato filosofeggiare, ho sempre amato l’idea della filosofia, ma ora mi ritrovavo di fronte a qualcosa che non capivo. Mi sono detta forse io vorrei che la filosofia facesse per me, in realtà non è così, forse io non la voglio, lei non mi vuole. C’è stato un momento in cui ci stavamo innamorando, molti anni fa, ma l’incanto si dissolse nelle mie paure, e quel tempo passò. Eccomi ancora qui, di fronte alla filosofia, in un letto d’ospedale, a meditare di pragmatismo e della mia gamba che in qualche modo doveva morire, anche per un momento, e tutto questo senza che io fossi lì, presente ad accudirla.

Si, e quella anestesia, quelle lunghe pagine da firmare e sottoscrivere, gli emboli, il sangue, nella mia testa vivo, il non risveglio, la paralisi, tutto questo mi sembrava così possibile e reale che meditare sulla realtà, sulla scienza e il suo «metodo» così sicuro, così sempre imprevedibile, come la vita, come il sogno più vicino che si fa più lontano, mi parve l’unica cosa da fare, quando la mente offuscata mi lasciava un qualche spiraglio, l’unica cosa da pensare.

Oggi mi sono chiesta se il colore del libro è rimasto lo stesso, ho cercato di tenerlo con cura, ma la cura a volte non basta, piuttosto l’idea di averne cura non basta, e forse è giusto che abbia cambiato colore, anche il mio viso esposto al sole o ad un dolore o alla felicità muta, come tutte le cose vive, incessantemente vibrano e si modificano, non sempre in accordo con l’idea del bello, dell’ordine; l’amore non porta forse all’oblio dei sensi, alle vertigini, ad assecondare e bruciare di puro sentimento per il non bello oggettivo?

Parlerò del colore, tema a cui il «libro» ha partecipato in silenzio con il suo quasi ormai non colore, più in avanti. Prima di questo viaggio cultural shock della sua, in pochi frammenti padrona di ciò che non poteva mai essere suo se non per i 12,50 euro, il «libro» ha affrontato sempre con la sua serva padrona, un lungo viaggio al di là delle nuvole, un lungo viaggio aereo di circa dodici ore, che lo ha portato in America.

È stato spesso tra le mie braccia, mai orfano, ho sperato che in questo luogo avrei avuto una illuminazione; certo mi sono chiesta molti perché, io ero lì in America e studiavo di autori fautori del pragmatismo, autori americani, chissà, forse desideravo di sentir vibrare nell’aria qualche spirito di uno di loro che mi poteva rendere, almeno un po’, quello che volevo dalla filosofia, essere un po’ sua, comprenderla anche con qualche illusione, innamorarmene perdutamente e così penetrarla nei recessi, nei vicoli sino ad allora bui.

Beh! Hanno continuato ad essere bui, come buio era il mio pensiero verso nuovi orizzonti di cui non riuscivo a cogliere l’armonia, il significato.

Gli aironi, i delfini, i coccodrilli, gli uomini in mutande con i dollari che ne uscivano più vigorosi di un pene ringalluzzito alla vista di rotondità femminee, anziani in bermuda, donnine in macchine enormi, formiche velenose, odor di orsi e pantere, squali che costringono anche il più avventuroso dei fanciulli a nuotare vicinissimo alla riva, non è un granché vedere la gente a mollo in una striscia di mare, costretta, di fronte alla sensazione dell’infinito, e anche io mi sentivo così, non di fronte a questo mare, forse per la consapevolezza che il mediterraneo mi avrebbe accolta ben presto in tutta la sua vastità, ma di fronte al «libro», oggetto finito che però come una porta magica, aprendosi, ti catapulta al di la, in spazi non ancora perlustrati, nel magma dei tuoi pensieri.

Ma un giorno ero sulla spiaggia e il tramonto mi sovrastò, mi inondò di sensazioni, pensai che forse qualcosa stava per accadere, quel sole così enorme e vicino, d’un colore così vitale, quel sole che mi stava lasciando per donare il posto alla mia amata luna, quel sole che non mi avrebbe mai lasciata se non per una notte, quel sole che sai di ritrovare ogni mattina.
Tu non sai se ci sarai, per te, per gli altri, gli altri non sai se ascolteranno i tuoi canti, i tuoi lamenti, la bellezza di una mano calda che accarezza, gli altri, quei pochi, forse li vivi ogni momento come un addio e allora sapere, avere la certezza di rivedere, è un privilegio.

Dopo due mesi e neanche un perché compiuto sono rientrata; all’aeroporto di Miami, prima di imbarcarmi per l’Italia, guardavo Gino e Maryann e sentivo di volergli bene, sentivo di lasciare lì una parte di me, sentivo l’appartenenza, sentivo quel sole che mi stava lasciando per una notte.

Il mio posto in aereo era avanti, al confine con la prima classe, ne scrutavo i contenuti, immaginavo di vedere qualche principe arabo, qualche donna audace nell’aspetto, in carriera, guardavo le poltrone, assaporavo lo champagne con le mie pupille gustative immerse nel sapore di gomma americana alla fragola, ma quel confine più lo scrutavo più si assottigliava, si frantumava, tranne che per lo champagne.

Nella fila a tre seggiole io ero seduta alla estrema destra, al centro non c’era nessuno, pardon anzi sorry, c’era il mio mai mio libro, tra pacchi e maglioncino, e alla mia sinistra c’era un uomo sui 45 anni, gentile ma non troppo, che dopo alcune assenze ingiustificate dalla sua postazione, era lì senza parlare, non amo i viaggiatori logorroici, ma in così tante ore di volo speravo in una pacata e per certi versi interessante conversazione.

Dopo un po’ il signore, di cui non ho mai saputo il nome, prende il computer e inizia a guardare delle macchine che percorrono un tragitto, la mia logica che di solito non m’accompagna mi fa pensare che quello, se fosse stato un gioco, sarebbe stato un po’ monotono e non riuscivo ovviamente a capire le dinamiche, però mi incuriosiva e allora, pensando qua e la per dieci secondi ho chiesto, imprudentemente e incurante della privacy, che cosa stesse facendo; non amo essere invadente ma trovo un certo gusto nel non farmi i fatti miei, comunque essendo egli vagamente gentile mi ha risposto, osservava tragitti per una gara di rally, per altrettanti dieci secondi sono rimasta perplessa, il mio ex lavorava in quel settore, era uno stronzo, e allora ho pensato al destino, alle gare, alla vita, ho pensato che avrei voluto vedere un film interessante, ho aperto «il libro».

Libro libro delle mie brame arriverò a destinazione? Tra tumulti, costanti odori umani, voglia di vita, il pensiero che ti sussurra, come un ronzio di fastidiose mosche, che è ancor meglio l’odore del presente, ma lassù tra le ali artificiali di lamiera e le soffici impalpabili nuvole e il cielo cuore della natura autentica, un certo paradiso si percepisce.
Addio terra d’America. L’addio non è come un lampo.

E la filosofia dove se n’è andata?

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