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«Anche a Madrid tutti chiusi in casa»: la testimonianza di una materana in Spagna

L'editrice Donatella Iannuzzi racconta come si vive l'emergenza nella penisola iberica

«Anche a Madrid tutti chiusi in casa»: la testimonianza di una materana in Spagna

Il dramma del Covid-19 visto da una materana che vive e lavora in Spagna, nazione che nelle ultime ore sta attraversando il dramma dell’emergenza sanitaria come l’Italia. Donatella Iannuzzi, 42 anni, da tempo risiede a Madrid dove ha aperto una casa editrice.

Come vivi questa emergenza insieme agli altri italiani della penisola iberica?
Le notizie e le immagini che arrivano dall’Italia sono dolorose. Mia madre mi ha mandato delle foto di Piazza Vittorio Veneto fatte dal balcone, un luogo direi irriconoscibile perché deserto. Soffro a distanza, penso spesso all’Italia ed ho fiducia negli italiani, avremo tanti difetti ma come diceva il titolo del film di De Santis «gli italiani brava gente» e ci riscopriremo generosi, allegri, solidali.

Quanto il Coronavirus ha limitato la tua attività lavorativa?
Per il momento siamo bloccati, le librerie sono chiuse e l’unico cliente che ci rimane è Amazon anche se ha annunciato che darà priorità agli ordini dei beni di prima necessità. Avevamo già due libri stampati che non sono arrivati alle librerie, ora siamo in una situazione di stallo con libri già contrattati e programmati ma che non potremo produrre almeno fino a quando la situazione non torna alla normalità.

Eri intenzionata a rientrare in Italia? Sei stata contattata dalla nostra Ambasciata?
Avendo qui la mia attività mi è stato impossibile rientrare all’inizio della crisi dal momento che i distributori ci avevano garantito il servizio alle librerie fino a fine marzo. Poi le cose sono precipitate e siamo passati tutti in quarantena. Nel mio caso c’è anche un fattore sentimentale: vivo a Madrid da vent’anni e sono ancora innamorata di questa città, non ho avuto l’istinto di abbandonare la nave ora che le cose si sono messe male. Voglio vivere questa città anche in questo momento di grande difficoltà. L’Ambasciata si è limitata a mandare qualche comunicato ma a quanto ne so non è stata molto collaborativa, altri italiani mi hanno detto che non sono riusciti a contattarla e hanno chiamato tre o quattro giorni di seguito. Alitalia ha organizzato dei voli speciali da varie città spagnole e dalle Canarie dove risiede una importante comunità di italiani

Cosa significa questa emergenza per il mondo della cultura e come la cultura può dare un segnale di forza e di speranza in questo particolare momento?
L’industria culturale, purtroppo, è un’industria debole, in gran parte finanziata dal settore pubblico e dal privato, credo che evidentemente soffrirà. Penso ai giornali che erano già in un momento critico e che ora sono rimasti senza sponsor ma penso anche al libro che stava già lottando per conquistare nuove generazioni di lettori e che ora dovrà affrontare una nuova crisi economica. Sarà difficile ma sono fiduciosa, nessuno credo può immaginarsi un mondo senza cultura. Spero che l’industria possa maturare, è il momento giusto per farlo. Sono sicura che ora in molte case, compresa la mia, stanno guardando le loro librerie e scoprendo un’ingente quantità di libri comprati e non letti. Invito tutti a fare quest’esercizio di “igiene bibliografica” e iniziare a leggere tutti quei libri comprati per impulso. Io lo sto facendo, mi sta servendo come terapia e mi rende felice. Quando usciremo da questa quarantena, avendo letto tutti i libri relegati tra gli scaffali, torneremo a visitare le librerie con entusiasmo.

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