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Dramma Xylella: senza reimpianti, i frantoi del Salento finiscono in Marocco

I frantoi del Salento smontati pezzo dopo pezzo e venduti all’estero. È il segno evidente del tracollo del settore olivicolo, colpito a morte dalla xyella fastidiosa.
Intere linee di produzione degli opifici un tempo fiore all’occhiello della produzione olearia vengono imbarcati sulle navi. Destinazione: Marocco e Tunisia.

Un colpo durissimo alla filiera olivicola, «stretta tra le beghe dei reimpianti e il calo della produzione che ha azzerato l’attività degli impianti di trasformazione», denuncia Coldiretti Puglia, che invoca un cambio di passo. «Serve determinazione e responsabilità per non distruggere definitivamente la fabbrica green Italiana che produce oltre il 50% dell’olio made in Italy - attacca Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia - È un cane che si morde la coda: se gli agricoltori non reimpiantano, non producono olive e i frantoi muoiono. Se i frantoi muoiono, quando e se ci saranno nuovamente olive non ci saranno più impianti di trasformazione. È inaudito che le istituzioni non riescano a trovare la quadra, con misure precise e definitive, mentre il mondo olivicolo in Salento vive in uno stato di confusione, sconforto, disperazione e abbandono».

Intanto, aumentano nel 2019 di 13 volte le importazioni di olio dal Marocco, con l’addio a 6 bottiglie di extravergine Made in Italy su 10 sugli scaffali dei supermercati per effetto del crollo in Puglia del 65% fino anche all’80% della produzione di olive, sottolinea Coldiretti.
Dall’autunno 2013, data in cui è stata accertata su un appezzamento di olivo a Gallipoli, «la malattia – sottolineano gli agricoltori – si è estesa senza che venisse applicata una strategia efficace per fermare il contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto, con effetti disastrosi sull’ambiente, sull’ambiente, l’economia e sull’occupazione».

Gli operatori del settore chiedono un impegno concreto e immediato per i frantoi salentini, «perché è chiusura annunciata nei prossimi mesi di oltre 200 strutture, visto che negli ultimi anni, per colpa dei ritardi gravi nella gestione della Xylella con errori, incertezze e scaricabarile, hanno già dismesso numerose linee di produzione, con l’azzeramento della forza lavoro», insiste Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Lecce.

«Gli agricoltori chiedono da anni interventi decisi per espiantare, reimpiantare e far rinascere le aree colpite, dopo annunci, promesse, rimpalli di responsabilità e la mancanza di impegni concreti – ribadisce Cantele - per la ricostituzione del patrimonio olivicolo distrutto, mentre non sanno come comportarsi per realizzare nuovi impianti resistenti e tornare a lavorare e produrre. È impensabile che, ottenuto il Decreto Emergenze che consente gli espianti, ora è la volta di cavilli burocratici che impediscono il reimpianto. A distanza di 6 anni dal primo ulivo infetto su cui è stata conclamata la presenza della malattia, gli agricoltori salentini sono ancora ingabbiati e abbandonati al loro destino e ogni giorno al danno si aggiunge un’altra beffa».

«Già l’11 giugno scorso abbiamo posto al presidente Emiliano il problema di preoccupanti interpretazioni del Decreto Emergenze sui reimpianti che imbriglierebbero per l'ennesima volta le aziende agricole che vogliono solo ripartire e riavere un futuro imprenditoriale. Chiediamo che la delibera di Giunta per superare questo ennesimo grave inghippo burocratico sia portata immediatamente in Giunta regionale, così come promesso da Emiliano durante quell’incontro», conclude il presidente Cantele.

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