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«Cuori puri» vince
Festival europeo di Lecce
Verdone: serve più coraggio

Oltre al film vincitore gli altri due finalisti erano "Finché c'è prosecco c'è speranza" di Antonio Padovan e "Moglie e marito" di Simone Godano

Verdone a Lecce con i vincitori Festival europeo

LECCE - Bisogna fare dei film «che piacciano al pubblico, ma anche azzardare di più nei soggetti, parlare, anche in una commedia, di problemi che la gente senta propri. Più si trova una struttura narrativa originale meglio è. Abbiamo perso il 49% degli spettatori e questo ci deve far pensare». Lo dice Carlo Verdone al Festival del Cinema europeo di Lecce, dove ha consegnato a nome anche dei fratelli Silvia e Luca, a Roberto de Paolis per «Cuori puri», il premio Mario Verdone, riconoscimento in memoria del padre, destinato a un giovane autore (massimo 40 anni) che con la sua opera prima si sia particolarmente distinto nell’ultima stagione cinematografica.

«E' sempre difficile scegliere, e quando siamo qua, vorrei premiare tutti e tre i finalisti (gli altri due erano "Finché c'è prosecco c'è speranza" di Antonio Padovan e "Moglie e marito" di Simone Godano. Il film di Roberto ci ha convinto perché è molto forte nella sua semplicità, sa raccontare l’amore in sua situazione estrema».

Cuori puri è «un film intenso e insieme carico di realismo che rivela con l’attualità del tema, una capacità narrativa forte fin dalle prime inquadrature» si legge nella motivazione.
Inoltre Proprio per la qualità, l’impegno e l’originalità narrativa - ben espressa fin dalla scrittura - la Giuria, pur escludendolo dal concorso per evidenti ragioni familiari - assegna un Premio speciale a Andrea De Sica per "Figli della notte", un esordio oggettivamente già maturo e molto promettente, che non può essere penalizzato dal rischio del 'conflitto di interesse».

Verdone è ora al lavoro sul suo nuovo film: «insieme a Menotti e Nicola Guaglianone (già autori con lui di Benedetta follia, che quest’anno ha incassato al botteghino circa 8 milioni e mezzo di euro) stiamo lavorando sulla scrittura del soggetto, abbiamo esplorato un paio di strade, una è per un film corale, nei prossimi giorni ne parleremo con il produttore Aurelio de Laurentiis».

Per ogni film «parto sempre da un argomento che riguarda un po' l’attualità, che può essere qualcosa che ho visto, o venire da un articolo di cronaca, un servizio in tv, un tema che ricorre sempre più spesso. Il pubblico deve riconoscere qualcosa che lo riguarda, da raccontare con un po' di poesia e critica sociale «. Ora, «aspetto i film di Garrone e Sorrentino, due autori con la A maiuscola, ho visto entrambi i trailer e sono molto interessanti, ma c'è tanta energia e anima anche nei film di questi tre ragazzi; chi è più aggraziato, chi è più duro ma hanno molto talento. Sono fiducioso sulle nuove generazioni».

Verdone, grande tifoso della Roma, descrive la gioia, espressa in diretta sui social network dopo la vittoria in Champions contro il Barcellona come «un momento de pazzià. Ora la partita con il Liverpool è molto importante, quella è una squadra che ci ha fatto un brutto scherzo tanti anni fa all’Olimpico, andai via piangendo, fu una grande lezione. Sono i più veloci in campo ma dopo aver sovvertito ogni pronostico contro il Barcellona, non si può escludere niente. Stiamo con i piedi per terra, ma le nostre speranze aumentano». E il Derby come lo vede? «Tostarello, perché la Roma ha il pensiero del Liverpool ma se entriamo in campo con lo stesso spirito, ne basta anche il 20% in meno, sarà un superderby».

L’attore e regista torna anche sul quasi invito a lavorare insieme lanciato ieri a Jasmine Trinca, che ha ricevuto al Festival l’Ulivo d’oro alla carriera: «Jasmine è un’attrice bravissima che continua a crescere e una donna molto profonda e intelligente, ha le sue idee, è forte e ha un viso molto interessante... perché no? Vediamo dove mi porta questo prossimo soggetto». Infine un ricordo di Milos Forman: «se ne va via un grandissimo regista, aveva una sensibilità enorme. Il suo film che amo di più è Qualcuno volò sul nido del cuculo, con un grandissimo Jack Nicholson, era l’apoteosi del film corale. Poi tanti anni fa ho avuto l’emozione di poter visitare a Praga il set di Amadeus, pochi mesi dopo che aveva finito le riprese». (di Francesca Pierleoni, ANSA) 

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