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Quella tragica fine del generale Bellomo

Quella tragica fine del generale Bellomo

Difese Bari, ma fu giustiziato dagli inglesi

16 Settembre 2022

«Le ultime ore del generale Bellomo»: il 16 settembre 1945 su «La Gazzetta del Mezzogiorno» si racconta la tragica e paradossale fine dell’artefice della difesa del porto di Bari del 9 settembre 1943.

Meno di due anni dopo la sua eroica impresa – uno dei primi episodi di Resistenza armata contro l’esercito tedesco in ritirata – il generale Bellomo fu giustiziato dai britannici: fu l’unico ufficiale italiano a subire una condanna da parte degli Alleati. Era stato accusato di aver ucciso, nel 1941, nel campo di Torre Tresca, alle porte di Bari, un ufficiale britannico, il capitano Playne, e di averne ferito un altro, il tenente Cooke: entrambi i prigionieri avevano tentato poco prima la fuga.

«La sera del 10 settembre i familiari del gen. Bellomo giungevano all’isola di Nisida per dare l’ultimo saluto al condannato, che vi era stato trasferito il giorno prima. Lo trovarono di animo sereno e fiero e furono essi a ricevere da lui quel conforto con cui sempre li aveva sostenuti nella lunga e dolorosa tragedia , durata ben diciannove mesi», si legge sulla «Gazzetta».

Bellomo – un militare “vecchio stampo” e un antifascista di solida fede monarchica – era stato arrestato a Bari il 28 gennaio 1944: quel giorno si apriva, nel Teatro Piccinni, il primo Congresso dei Comitati di liberazione nazionale, l’assemblea dei rappresentanti dei partiti antifascisti che si erano appena ricostituiti dopo la caduta del regime. Era stato denunciato da un agente segreto britannico, una donna di origini italiane: il Generale, complice il suo estremo rigore morale, durante la sua lunga carriera militare si era circondato di parecchi nemici. Tra questi vi erano sicuramente quegli ufficiali che aveva denunciato per non aver reagito all’attacco tedesco del 9 settembre. Non erano ancora stati messi sotto processo i crimini nazisti a Norimberga, quando Bellomo fu giudicato nel 1945 – a guerra appena conclusa – dal Tribunale militare inglese. Il processo, insediatosi a Bari, si aprì nel caldissimo luglio 1945: le cronache raccontano del dignitoso contegno con cui il Generale accolse la sentenza che lo condannava a morte per fucilazione. Furono alcuni cittadini baresi, invece, a reagire con accorati appelli rivolti ad Alexander, comandante in capo delle forze alleate nel Mediterraneo, e con lettere al Pontefice: il generale, dal canto suo, si rifiutò fino all’ultimo di chiedere la grazia e fu fucilato nel settembre 1945 a Nisida.

«Le sue ultime parole furono per benedire i suoi cari; poi, raccogliendo tutta la vigoria del suo animo come in una estrema offerta di ciò che fu l’aspirazione di tutta la sua vita, gridò “Viva l’Italia!”».

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