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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Giustizia civile: «Serve un intervento a livello organizzativo»

Tra edilizia e organico dei magistrati

Giustizia civile: «Serve un intervento a livello organizzativo»

Nei prossimi giorni il Senato discuterà la riforma della giustizia civile. L’attuale governo ha scelto la strada di conservare il Disegno di legge S/1662, presentato dal precedente governo, e di proporre un maxiemendamento, con numerose e sostanziali modifiche. Un filo rosso collega il Disegno di legge e il maxiemendamento: l’idea che la lunghezza dei processi civili, certamente irragionevole ed in- tollerabile, sia una conseguenza del modo in cui è strutturato il processo. Sicché intervenendo su di esso si abbreviano i tempi di definizione delle cause. È però un’idea del tutto errata, come tutte le riforme che si sono succedute a partire dagli anni novanta hanno dimostrato. La durata del processo civile dipende da tanti fattori, ma non dal rito adottato: l’alto numero dei diritti che chiedono tutela (alto numero che è certamente un fatto positivo); la cronica inefficienza della pubblica amministrazione; l’organizzazione giudiziaria.

Il vero limite che contrassegna il Disegno di legge e il maxiemen- damento è proprio costituito dalla mancanza di un intervento effettivo a livello organizzativo. Pur aspettandosi l’arrivo di cospicui finanzia- menti, non si prevedono interventi in tema di edilizia giudiziaria, e sappiamo soprattutto a Bari quanto sia un tema centrale. Neppure è contemplato un aumento dell’organico dei magistrati, eppure in Italia il numero dei giudici è inferiore rispetto alla media europea come emerge dai rapporti della European Commission for the Efficiency of Justice. Gli interventi sul processo sono del tutto inefficaci se non sono accompagnati da un aumento del numero dei magistrati togati e da una revisione delle circoscrizioni dei tribunali: vi sono uffici giudiziari nei quali ogni magistrato tratta in media 400/500 cause ed uffici giudiziari nei quali quel rapporto è doppio se non addirittura triplo. È fonda- mentale superare la logica del numero chiuso che per anni ha bloccato qualsiasi intervento sul numero dei magistrati. Inoltre, manca un intervento effettivo sul personale di cancelleria. E’ vero che il d.l. 80/2021 prevede concorsi per 5.410 unità di personale amministrativo non dirigenziale, ma si tratta di contratti di lavoro a tempo determinato della durata massima di 36 mesi, mentre è necessario che l’assunzione del personale di cancelleria sia a tempo indeterminato. Relativamente agli interventi specifici, che per ragione di spazio non è possibile esaminare, ne segnalo uno solo che ha visto sia l’Avvocatura sia l’Associazione italiana fra gli studiosi del processo civile decisamente contrari: la modifica della fase introduttiva del processo ordinario.

Nel maxiemendamento si dispone che sia nell’atto di citazione sia nella comparsa di risposta attore e convenuto, a pena di decadenza, devono indicare specificamente i mezzi di prova. Una previsione fortemente limitativa delle garanzie di difesa e dei diritti delle parti, le quali sono obbligate, senza sapere se la controparte contesterà oppure no i fatti allegati, a dovere indicare tutte le prove. Una siffatta struttura, se può funzionare nel processo del lavoro e delle locazioni, dal momento che le controversie sono tipiche e di norma concernono sempre due parti, male si adatta al processo ordinario, nel quale i rapporti giuridici sono tanti e differenti e spesso coinvolgono molti soggetti, sicché imporre all’avvocato di indicare le prove già nei primi atti significa onerarlo di un compito arduo, con il rischio di danneggiare il cliente, oltre che esporlo a responsabilità per colpa professionale nei suoi confronti. Al contrario l’attuale fase introduttiva, che non ha dato vita a discussioni, si lascia preferire perché prevede che le parti chiedano le prove solo dopo che sono stati allegati i fatti e quindi meglio si adatta al principio di non contestazione (i fatti non contestati non richiedono di essere provati). D’altra parte, non si vede quale perdita di tempo possa mai comportare lo scambio delle memorie che avviene nell’arco di 80 giorni dopo la prima udienza.La speranza è che siano apportate modifiche in sede parlamentare e, quindi, che il governo non blindi questa riforma ponendo la fiducia sul maxiemendamenti.

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