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SERIE C

Il presidente del Bari Luigi  De Laurentiis

De Laurentiis e la mancata B. Servono altri milioni per il Bari

Più di 12 quelli investiti per la doppia promozione. E non è finita

BARI - Da un lato l’obbligo di investire per uscire dall’inferno della serie C, dall’altro la preoccupazione di calibrare al meglio risorse che non potranno essere infinite. Il presidente De Laurentiis ha garantito alla piazza che «il progetto Bari non si fermerà e ripartirà con convinzione ed ambizioni ancora maggiori». Eppure, ai vertici della famiglia non mancano preoccupazioni di far quadrare i conti in una stagione al di sotto delle aspettative. Un quadro che non riguarda soltanto il Bari, ma anche il Napoli. A meno che agli azzurri non riesca il miracolo di vincere la Coppa dei Campioni.

Ben inteso: le gestioni dei due club della Filmauro sono distinte. Tuttavia, è scontato che una diminuzione di ricavi su un fronte influisca pure sull’altro. Finora Luigi De Laurentiis non ha lesinato sforzi sulla prima squadra: oltre 2,5 milioni per vincere il campionato di serie D, quasi dieci spesi sulla stagione appena terminata. La prossima potrebbe richiedere un impegno economico analogo, se non superiore. Restando in serie C, il club biancorosso dovrà affrontare un altro torneo in cui gli investimenti non saranno coperti dai ricavi. Il danno economico per la mancata promozione c’è ed è una ferita difficile da snare. La più dolorosa riguarda i diritti televisivi. La serie B avrebbe garantito circa 4,3 milioni, mentre in C il compenso è pressochè zero. Non solo. Dazn è stato nel primo biennio lo sponsor del «retro» maglia portando quasi 400mila euro complessivi. Difficile, però, ipotizzare il proseguimento del rapporto poichè il broadcaster è titolare dei diritti tv in cadetteria, ma non in Lega Pro (Eleven Sports è vincolata fino al 2023).

Il Bari in C si ritroverà pure con una competizione in meno: la Coppa Italia di categoria è stata soppressa per mancanza di date in un torneo che si preannuncia compresso, così come è in dubbio la partecipazione alla Coppa Italia «dei grandi»: il secondo posto in campionato ne darebbe diritto, ma la formula potrebbe essere limitata soltanto alle prime 16 della serie A. Va messa in conto una contrazione dei ricavi da botteghino. Se davvero gli stadi riapriranno a settembre, occorrerà considerare sia la probabile capienza ridotta a causa delle norme sanitarie, sia una probabile riduzione di abbonamenti: la piazza è delusa e non avrà la stessa voglia di C di quest’anno. Ripetere le 7.800 tessere stagionali è un traguardo ambizioso. Con una capienza ridotta al 50%, si calcola che i mancati incassi saranno tra i 35 ed i 70 milioni per i club di A: proporzionalmente, anche in stadi come il San Nicola, la perdita sarà altrettanto devastante. Insomma, la ripartenza assicurata da De Laurentiis il giorno dopo il flop induce all’ottimismo. Ma occorre aprire i cordoni della borsa più di quanto non sia avvenuto finora: conviene alla proprietà per non rimetterci. Conviene ai baresi che avrebbero una ragione in più per fidarsi della nuova era societaria.

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