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DOPO i PLAY-OFF

A Bari è tempo di riflessioni, ora servono scelte coraggiose

A Bari è tempo di riflessioni, ora servono scelte coraggiose

È mancata intensità e i centrocampisti hanno inciso poco. Nei prossimi giorni si attende l’annuncio della società sul tecnico. Vivarini resta in bilico

BARI - Non si ferma, il Bari. Pur reduce dalla fresca delusione della B sfumata nella finale dei playoff, il club biancorosso riflette sulla prossima stagione. Nella consapevolezza che gli errori dovranno essere ridotti al minimo e che si dovrà rinforzare la squadra al fine di centrare il primo posto nel girone (a meno di un eventuale ripescaggio. Scontato che il capitolo allenatore resti la priorità. Nelle prossime ore, è possibile che si tenga un nuovo confronto tra Vincenzo Vivarini e la proprietà. L’allenatore abruzzese è vincolato per un altro anno ed il club è pronto a rinnovargli la fiducia. A patto, però, di appianare qualsiasi potenziale diversità di vedute sul progetto. Perché da un lato, il coach di Ari ha lasciato chiaramente intendere di aver bisogno di uomini con determinate caratteristiche, al fine di sviluppare il suo credo. Dall’altro, la società si trova con un parco giocatori di indubbio valore per la categoria, con contratti di media-lunga durata. In attesa delle scelte definitive sulla guida tecnica, è fondamentale analizzare ciò che ha funzionato e quanto, invece, è venuto a mancare nella gestione Vivarini.

Che cosa ha funzionato - Nel complesso, la continuità. 25 risultati utili di fila, più i quarti e la semifinale dei playoff, rappresentano pur sempre un dato che ha permesso al Bari di rimontare dall’undicesimo al secondo posto e poi di arrampicarsi all’atto conclusivo per la promozione in B. Non perdere ha consentito al gruppo una certa serenità (quantomeno durante la regular season) che si traduceva nella volontà di imporre il gioco o di trovare il colpo di reni per rimediare alle gare che parevano compromesse. I 60 punti conquistati in 30 turni avrebbero prodotto (rispettando la media) almeno 76 punti definitivi. Un bottino ragguardevole, anche se insufficiente a tenere il passo della Reggina, promossa direttamente in B. Prima del lockdown, inoltre, la squadra dava un’idea di affidabilità: magari non sarebbe stata in grado di vincere dieci gare di fila (come, invece, è riuscito ai calabresi), ma sembrava difficile batterla. Su tale presupposto, non disputare i playoff nella formula originaria (con le sfide di andata e ritorno) può essersi rivelato nocivo, sebbene è giusto ricordare che la Figc è riuscita a recuperare in extremis gli spareggi promozione, nel contesto di un torneo intenzionato a fermarsi.

Che cosa non ha funzionato - Opinione unanime: i troppi pareggi. Undici in 25 turni di campionato, quasi due ai playoff (dato che la vittoria sulla Carrarese è arrivata ai tempi supplementari). In serie C, è uno score che non può bastare per vincere. Paradossalmente, sarebbe stato meglio perdere qualche gara ed al contempo vincerne 4-5 in più per tenere il passo della Reggina. Il Bari, inoltre, ha retto in difesa (24 gol subiti, quarta retroguardia del girone C) e prodotto in attacco (54 reti, prima linea migliore del raggruppamento, a braccetto con la Reggina), ma qualcosa nel meccanismo di squadra non ha convinto. Il centrocampo, innanzitutto. Che non ha né garantito un contributo di reti tangibile (appena otto gol: due di Hamlili, una di Maita e Scavone, due per Laribi e Terrani che, però, hanno agito da trequartisti), né una manovra aggressiva. Bianco non è un regista puro, Schiavone non ha convinto da play (meglio da interno), così come sono mancate le mezzali in grado di infondere intensità: il solo Hamlili si è distinto fino all’infortunio alla spalla, mentre Scavone è stato un flop, Maita è andato a corrente alternata, Folorunsho non ha lasciato tracce. E qui si apre un altro capitolo. Ai Galletti è mancata la freschezza dei giovani: oltre l’ex Francavilla, hanno deluso D’Ursi e Ferrari che hanno sguarnito l’attacco di alternative credibili alla coppia Simeri-Antenucci. In C, però, oltre tecnica ed esperienza, servono fame e ferocia. Requisiti che il Bari dovrà innestare assolutamente per il futuro.

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