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Il Bari va in bianco: lo schiaffo fa male

foto Luca Turi

Il Bari va in bianco: lo schiaffo fa male

Difesa fuori fase, poco gioco e la Viterbese cala il tris

Benvenuti in serie C, atto secondo. E se la trasferta di Lentini aveva lasciato intendere come in campionati così ci sia ben poco da scherzare, il tonfo al «San Nicola» contro la Viterbese ha significati ancora più profondi. È uno schiaffo più che una sconfitta. Un avvertimento. Della serie, i più forti si vedono in campo. E in campo serve la cazzimma degli umili.
Una piccola, grande lezione. Un bagno di umiltà. Il Bari, molto probabilmente, ha la miglior rosa ma non c’è scritto da nessuna parte che debba vincere il campionato. Il calcio, da qualsiasi latitudine lo si osservi, non sarà mai scienza esatta. Piuttosto, un infernale gioco di incastri in cui basta un piccolo ingranaggio mal funzionante per far saltare il banco.
Non può essere questo il momento della dannosa caccia al colpevole. Con buona pace di Valerio Di Cesare, che con quell’attacco all’ambiente e alla stampa si è reso protagonista del più inutile takle della sua carriera. Il problema è che, nella vita, qualcosa bisogna pur dirla. Ad agosto come a maggio. E stavolta non si può certo pensare di far finta di nulla. Senza che questo suoni come qualcosa che assomigli a una sentenza. Sarebbe folle .

Stiamo ai fatti, però. La realtà dice che nelle prime due giornate di campionato il Bari ha ottenuto una vittoria, senza aver suscitato particolari entusiasmi. E deve già mettere in conto un rumoroso stop. Non propriamente quello che l’esigente piazza barese sognava dopo un’estate scivolata via tra entusiasmi crescenti e tanta voglia di sognare. Ma il calcio è anche questo. Spendi tanto ma per vincere non basta. Soprattutto quando decidi, legittimamente, di costruire una squadra profondamente cambiata rispetto a quella della passata stagione. Insomma, esperienza e saggezza impongono una prudenza di fondo. Serve tempo. Anche una buona dose di pazienza. Sperando che, nel frattempo, le qualità dei singoli regalino a Cornacchini la giusta dose di punti per restare a contatto con le altre favorite alla vittoria finale.

La partita è un condensato di difficoltà. Si parte con il 4-3-1-2 (Terrani dietro le punte) ma ben presto si vira sul 4-3-3. Il Bari produce molto gioco in orizzontale e fa una fatica del diavolo a cercare la profondità. Non è nemmeno molto fortunata la squadra biancorossa, visto che subisce gol (30’) nel momento di maggiore spinta. Errore individuale (pallone perso da Schiavone), non di reparto. Vandeputte serve il liberissimo Tounkara, impossibile fallire l’appuntamento con il gol. Qualche minuto di comprensibile sbandamento prima della palla-gol più nitida dell’intero match (41’): la spreca Hamilli che trova la pronta opposizione di Vitali.
Si riparte con Floriano al posto di Terrani (Perrotta per Sabbione è una mossa obbligata). La pressione barese è continua. Proprio Floriano spreca una chance nel cuore dell’area di rigore.

La Viterbese non sta a guardare. Il vantaggio le dà fiducia e a campo aperto crea più di un pericolo.
Da un’incursione di Floriano nasce il rigore che Antenucci sfrutta per riportare il match in parità (1-1 al 23’). Cornacchini sposta in avanti il baricentro inserendo Simeri al posto di Schiavone. L’impressione è che il Bari possa vincerla. Peccato, però, che la difesa dorma ancora. Tutti fermi e il lancio dell’ex De Falco diventa una magia per la testa di Bezziccheri (29’). Parabola malefica e pallone nell’angolo lontano.
Il finale è tutto di «pancia». Qualche strappo, zero idee. Con Costa che trova il modo di regalare il 3-1 a Tounkara. Gelo al «San Nicola».
La tensione si taglia a fette. Benvenuti in C, atto secondo. Ora, testa bassa e pedalare. In silenzio.

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