David Bowie intervistato da Vox Pop il 18 marzo 1987 ricorda con emozione John Lennon e la sua capacità di arrivare dritto al punto senza fronzoli come quando all’inizio degli anni settanta gli chiese se apprezzava il suo glam rock e Lennon rispose «Si, è fantastico. Ma è solo rock’n’roll con il rossetto, giusto?». Il che - conferma Bowie - era verissimo. E l’artista parlò alla rockstar con traduzione di Alice Guareschi è una raccolta di interviste famose al camaleontico artista britannico, noto per aver ideato e realizzato sul suo corpo degli alter ego interessanti come Ziggy Stardust, il messaggero spaziale, un androgino centrale nel periodo Glam Rock o The Thin White Duke, il Duca bianco, aristocratico glaciale e disumanizzato.
L’intervista più interessante per interazione con un interlocutore speciale sembra essere quella con William Burroughs, lo scrittore autore di Pasto nudo e Nova Express, il padrino della Beat generation che aveva contribuito a fondare insieme a Kerouac e Ginsberg. Il padrino della Beat incontra il boss del glitter è il titolo di questa intervista raccolta da Craig Copetas sulla rivista Rolling Stone il 28 febbraio del 1974. Bowie racconta a Burroughs le vicissitudini di Ziggy Stardust a cui attribuisce la scrittura della canzone Starman; gli alieni detti Infiniti sono esseri in grado di attraversare i buchi neri e manipolano Ziggy facendogli credere che sarebbero arrivati a salvare la terra. In realtà una volta arrivati fanno a pezzi Ziggy per rendersi reali assorbendo i suoi elementi. Bowie riconosce il suo debito creativo verso Burroughs e il suo Nova express. Burroughs gli ricorda alla fine dell’intervista che il termine “bowie” significa “coltello”, un coltello da quarantacinque centimetri e Bowie ammette di aver scelto quel nome da ragazzo, a sedici anni, perché attratto dall’idea di “recidere la menzogna”, un atto rivoluzionario contro la società che già da giovanissimo percepiva aberrante e coartante. Bowie dedica anche un ricordo a suo fratello, cui era affezionatissimo, che gli aveva regalato una copia di On the road di Kerouac.
Nell’intervista a Patrick Salvo del marzo 1973 Bowie ricorda con commozione il suo fratellastro Terry Burns che soffriva di schizofrenia e che gli aveva ispirato il personaggio di Aladdin Sane e anche il brano omonimo che esplora i temi della follia e del disagio. La tragica fine di Terry che morì suicida nel 1985 causò un fortissimo contraccolpo emotivo in David che lo ricordò in canzoni come The Bewlay Brothers. David ammette che un briciolo di schizofrenia alberga anche nella sua mente e tutto è partito da sua madre, anche lei ricoverata, che oltretutto rifiutò il ragazzo ospedalizzandolo. Si percepisce chiaramente che questa cosa lo ha fatto soffrire molto.
Il ragazzo dagli occhi magnetici - aveva in realtà subito un incidente da ragazzo riportandone la fissità dell’iride all’occhio sinistro e quindi colori diversi degli occhi a causa di un pugno sferratogli da un amico - ribelle, anticonformista, visionario, ottenne la sua fama grazie a un brano del 1969, Space oddity, che lo lanciò nello show business musicale: scritto sotto l’influenza di un film che fece epoca, 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, divenuto l’inno non ufficiale dello sbarco sulla luna, fu pubblicato pochi giorni prima dell’allunaggio della missione Apollo 11 ed ampiamente usato dalla BBC. Il brano parla del viaggio dell’astronauta immaginario Maggiore Tom, ed esplora temi come l’alienazione e la solitudine, il contrasto tra la libertà dello spazio e la tristezza della vita sulla Terra, con il Maggiore Tom che decide alla fine di perdersi nel cosmo anziché tornare a una realtà alienante poiché si è reso conto della bellezza e del mistero dell’universo. La Terra è vista come “il pianeta blu” per via del suo colore ma anche della sua tristezza.
Altra intervista particolarmente interessante è quella di Bust magazine, svoltasi nell’autunno del 2000, con la mediazione di Iman, la supermodella e attrice somala sposata da Bowie il 24 aprile 1992 e rimasta accanto a lui fino alla fine. Alla domanda di Iman «Cosa non ti piaceva di Iman all’inizio, che con il tempo hai imparato ad amare?» David risponde che detestava il fatto che parlasse in somalo al telefono quando conversava con la sua famiglia poiché – era evidente – non riusciva a capirci niente. «Da britannico, mi aspetto che tutti parlino inglese. È stato un brusco risveglio». Ironico e beffardo come sempre. È davvero uno “starman” quello che vediamo affiorare da queste parole e da queste illuminanti interviste: un uomo delle stelle, che aspetta nel cielo che le sue profezie si avverino, che la menzogna sia sconfitta su una Terra che si senta meno “blue” e tristemente spenta.
















